Il 25% delle morti per parto si può evitare grazie a una nuova tecnica

Una nuova tecnica potrebbe prevenire la morte in sala parto di tante mamme.

emorragia in sala partoIl sanguinamento durante il parto è un problema da non trascurare. Secondo i dati raccolto dall’OMS 1 donna su 10 sperimenta un copioso sanguinamento durante il parto e proprio questo è il colpevole della morte del 25% delle partorienti.

Per combattere le emorragie, presso la Clinica Mangiagalli della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, è stato realizzato un nuovo modello organizzativo che mira ad eliminare questo problema.

Emorragia in sala parto: un team medico cerca di trovare una soluzione

Per realizzare il progetto il team di medici ha fatto riferimento a un fondamentale indicatore: il Maternal Near Miss che consiste nel numero di donne che hanno rischiato di morire ma si sono salvate grazie all’elevata assistenza sanitaria.

In circa la metà dei casi le mamme hanno avuto una grave emorragia post parto causata dalla placenta. Si tratta di casi sempre più frequenti dovuti all’età più avanzata delle partorienti, al maggior numero di cesarei e alla fecondazione assistita.

Quindi si è formata una squadra guidata dal dottor Luigi Fedele che ha messo in pratica particolari tecniche di embolizzazione e blocco di flusso dell’arteria uterina.

Così i medici riescono a controllare la possibile emorragia nel momento più critico, cioè quando la placenta di distacca, dopo il parto.

Naturalmente questa procedura necessita l’allestimento della sala parto con apparecchi angiografici per portare ai massimi livelli la sicurezza e la tempistica dell’intervento.

In questo modo si diminuisce, per un certo periodo, l’afflusso di sangue all’utero, subito dopo il cesareo.

Poi quando il pericolo di emorragia è più ridotto si irrora l’utero ricorrendo a una sostanza embolizzante.

I risultati sono palesi:

  • si sono ridotte le perdite ematiche delle partorienti di oltre il 50% (746 cc di sangue contro i 1660 cc dei casi di controllo)
  • sono state utilizzate meno trasfusioni (nell’8% dei casi contro il 36% di quelli di controllo)

“In nessun caso si è dovuto ricorrere all’asportazione dell’utero per arginare l’emorragia e per nessuna partoriente è stato necessario il ricovero in rianimazione” ha dichiarato il professor Nicolini, responsabile della Radiologia Interventistica e aggiunge “come per tutti i tipi di emorragia il tempo gioca un ruolo vitale. La nostra soluzione di operare in equipe in un’unica sala si sta dimostrando vincente. Purtroppo in Italia non sono noti casi di altri ospedali che abbiano optato per tale scelta, che sicuramente è più complessa dal punto di vista logistico ed economico, ma fornisce un controllo ed una sicurezza per la donna indubbiamente superiore”.

Unimamme, questa tecnica sta dando i suoi frutti, voi la provereste?

Noi vi lasciamo con un’analisi dei rischi del parto cesareo per le mamme.

Firma: Maria Sole Bosaia

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