A scuola di meraviglia

Sono tante le questioni che si aprono nella testa quando si pensa a cosa insegnare ai bambini. Ma se invece ci fermassimo a pensare su cosa imparare da loro?

Ma quando iniziano i capricci? Dovrei farla piangere, davvero?  E quanto esattemente? Ma la televisione fa sempre male?e
Anche l’Ipad quindi…Anche se lo usa già meglio di me? Non che sia una conquista con me come paragone…Però!

neonato con occho spalancati  e meravigliati
Ero più o meno presa da queste “domande epocali” che tutte le mamme, prima o poi, si fanno quando mi sono messa a guardare la mia bionda(calva)  bimba….
Seduta sul suo seggiolone rosso guardava con tutta l’attenzione possibile una mollica di pane caduta sul vassoio di legno.
La mollica si attacca al suo dito e lei continua a guardarla, dividerla, interrogarla come se fosse l’elemento capace di schiudere le verità di tutto il mondo.
Dopo che la mollica finalmente le ha ceduto la parte di verità e bellezza che stava cercando…la mia bionda bimba_occhicerulei alza la testa verso l’unica lampadina funzionante del nostro vecchio lampadario, spalanca la bocca, sorride e dice: OH!
Con tutta la gioia insita nella meraviglia.
Quante cose io riesco a guardare così? Quante volte riesco ancora ad osservare volti e oggetti, più o meno familiari, come se non fossero scontati?
Quante volte riesco io a fermarmi e a meravigliarmi?
Non quando vorrei. Non quanto dovrei.
Non è una riflessione legata alla tenerezza dei bambini, non solo almeno.
La meraviglia e lo stupore sono nella nostra cultura

le condizioni necessarie per accedere alla conoscenza.
Le basi della filosofia e di quel “sapere di non sapere” che apre la porta a tante domande e a qualche risposta.
“Lo stupore di fronte alle cose, la capacità di lasciarsi sorprendere, di rimanere in ascolto della loro voce…”
Quando è che si smette di ascoltare quella voce? E come si fa a ricominciare?
Per quanto io mi sia ripetuta negli anni che rimanere intatti in quello stato di capacità di stupore dovesse essere necessario per crescere, quanto poi ci sono riuscita?
Guardando la mia bambina sul seggiolone le domande non sono di meno, sono solo cambiate. So di non sapere.
So di non sapere tutto quello che mi chiederà di giorno in giorno
.
So però da dove iniziare per riconquistare stupore e meraviglia: una mollica di pane e una vecchia lampadina possono bastare.
È Il mio sguardo che deve cambiare (o ri-cambiare) per vedere davvero le cose.
Affacciarsi sul mondo con meraviglia per scoprirne le meraviglie altrimenti invisibili e mute.
Questo non lo posso insegnare. Questo lo posso imparare.

 

Firma: Claudia Lauricella

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