Come cambiano gli acquisti per i più piccoli?

Secondo Marketing Management e il suo primo Rapporto Annuale sui Comportamenti d’acquisto nella Maternità, le mamme italiane hanno cambiato il modo di fare la spesa, e per la prima volta anche per i bambini da 0 a 36 mesi.

Papà e figlia al supermercato

Marketing Management è un Istituto di ricerche statistiche e sondaggi di opinione, ovviamente, interessato anche al “come” e al “perché “degli acquisti delle mamme. Secondo uno studio effettuato su 2000 mamme di tutta Italia, con figli da 0 a 36 mesi, e presentato all’Università IULM di Milano, possiamo affermare almeno una chiara tendenza: dove si può si risparmia!

Questa è l’immediata considerazione che suscita il Primo Rapporto annuale sulla maternità Matercom, come possiamo leggere, ad esempio,  anche sul sito dell’ANSA. E così l’atteggiamento al risparmio, tipico di un periodo di congiuntura economico non  favorevole, come quello attuale, ha coinvolto, per la prima volta dal Dopoguerra,  anche gli acquisti destinati ai bambini da 0 a 36 mesi. Secondo i numeri riportati: “il florido business dei prodotti per neonati che ha archiviato il 2012 con un mercato in Italia di circa 2 miliardi di euro, il 4,3% in meno rispetto all’anno precedente, ovvero un calo di 89,3 mln di euro nel volume degli acquisti”.

Vediamo allora quali i settori che hanno subito maggiori cambiamenti:
1. Per prime si annoverano le spese legate al comparto alimentare, sicuramente quelle che più hanno inciso  sulla contrazione (pari al 62% del totale). Si parla quindi di prodotti come:

  • latte artificiale,
  • omogeneizzati,
  • biscotti,
  • formaggini.

Benché necessari, tra i prodotti che le mamme percepiscono come facilmente sostituibili c’è il latte artificiale grazie all’ausilio di:

  • latte materno;
  • latte a lunga conservazione.

2. Subito dopo vengono prodotti per la pulizia del bambino (pari al 13 % del totale), e quindi articoli come:

  • salviette detergenti,
  • olio,
  • prodotti per il bagnetto,
  • shampoo,
  • latte detergente.

3. Il risparmio sui prodotti per la nutrizione è invece pari al 25% del totale e ha riguardato articoli come:

  • succhietti,
  • biberon,
  • tettarelle,
  • sterilizzatori,
  • frullatori,
  • bavaglini.

Quali sono quindi le strategiedi risparmio adottate dalle famiglie italiane? Ecco un breve elenco:

  • riduzione dei consumi;
  • incremento del ricorso agli acquisti promozionali;
  • maggior utilizzo delle piccole marche;
  • ricorso all’utilizzo dei prodotti per adulti anche per i più piccoli;
  • acquisto di private label (ossia prodotti o servizi realizzati o forniti da società terze e venduti con il marchio della società che li vende, es. prodotti Coop o Conad per citarne alcuni).

Per quanto riguarda la riduzione dei livelli di consumo, cosi viene descritto il cambiamento avvenuto: “L’atteggiamento prevalente si è orientato su due fronti: da un lato rinviare il più possibile acquisti superflui (come ad esempio la sostituzione del biberon, del ciuccio, etc.), e dall’altro ridurre lo spreco, utilizzando la minor quantità di prodotto possibile (ad es. utilizzo di un minor numero di salviette detergenti, di prodotti per il bagnetto, di creme e oli, riduzione del numero di cambi del pannolino, etc.).

E voi, mamme e papà che fate la spesa (veri eroi contemporanei!), quali tra queste strategie mettete in atto per far quadrare il bilancio e crescere i vostri bambini? 🙂

Firma: Claudia Lauricella

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