Adozione a distanza: scaglia una freccia nel mondo.

L’adozione a distanza per essere di supporto a chi ha bisogno, ma anche e soprattutto per imparare a prendersi cura, un banco di prova per la genitorialità.

Bambina di un paese povero adottata a distanza

Ci sono tanti modi per esercitare la genitorialità, anche se:

  • non si ha un partner,
  • non si ha tempo,
  • non si hanno abbastanza soldi per mantenere veramente un figlio.

Paradosso? No, piuttosto una provocazione, perché molto spesso prendersi cura di qualcuno, assicurandogli del cibo, un’istruzione e dandogli cioè delle possibilità, non comporta una cifra da capogiro, anzi è un gesto alla portata di molti, e si chiama “adozione a distanza”.

Fino a qui niente di nuovo, ma ci si pensa davvero all’adozione a distanza? Oppure è una di quelle riflessioni che  vengono perché guardiamo gli spot alla televisione, coi bambini “sfortunati, poverini, guardali, non hanno niente e noi qui, col cenone di Natale che digeriremo a Febbraio per quanta roba c’è”, ma che poi, come sono venute, vanno via?

Mi chiedo, ci si confronta davvero con questa possibilità? E allora, la domanda da farsi forse diventa: ho davvero voglia di prendermi cura di lui/lei? E ancora: mi so prendere cura, so cos’è la cura, prima di tutto, per me?

Perché, molto probabilmente, sono queste le domande da farsi quando si ha dentro un desiderio di genitorialità, queste forse prima ancora delle altre.

In questo senso, l’adozione a distanza pone, almeno nell’impatto, una sfida molto più seria di quella della genitorialità naturale o dell’adozione classica, perché il figlio, fisicamente, non c’è, non è con noi. E’ in Africa, in India, in Libia e, con il bollettino postale mensile, invio un contributo a qualcuno di cui sento e accolgo la presenza nella mia vita, ma senza ricevere nulla in cambio, senza che lui neanche ci sia…

E’ un bel gesto di fiducia, di accoglienza, di cura per la cura, senza rientri sul piano affettivo per sé, solo con l’idea di esserci per qualcun’altro. 

E qui, forse e ancora forse (perché di certezze e di libri esaustivi su quest’argomento sono piene le librerie), sta l’essere genitori di qualcuno:

  • nel dare senza attendere riscontri,
  • nel provare amore per una creatura che non ti appartiene davvero, che non c’è in quanto appendice di te, ma che c’è in quanto essere nel mondo.

Ci si pensa ancora all’adozione a distanza? Ci si pensa davvero?

Se volete, potete pensarci andando sui siti di associazioni quali Actionaid,  oppure SOS Villaggi dei bambini, solo per citare due tra le tante organizzazioni private o onlus serie che se ne occupano.

Firma: Gioia Salvatori

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