L’allattamento indotto: una mamma adottiva può nutrire il figlio

L’allattamento indotto permette alle mamme che adottano un bimbo di poterlo allattare instaurando con il bimbo un legame intimo e profondo.

Abbiamo già parlato in un articolo su questo stesso sito di quanto l’esperienza dell’allattamento di un figlio sia il primo importante contatto che si stabilisce tra la mamma e il bambino una volta nato e di quanto sia fondamentale per entrambi.

mamma che allatta

mamma che allatta

Gli studi sull’attaccamento mamma-figlio, infatti,  hanno dimostrato quanto questo tipo di contatto sia fondamentale per lo sviluppo della relazione futura tra madre e figlio, ma anche per il bimbo stesso che attraverso questa pratica si sente protetto, nutrito, accudito e sicuro.

L’allattamento indotto è realtà

Cosa accade per i neonati adottati? Sono privati dell’esperienza dell’allattamento, o c’è anche per loro e per le mamme adottive la possibilità di vivere l’allattamento e il contatto- legame che esso genera?

Proviamo a rispondere.

Nel caso in cui una famiglia adotti un bambino appena nato o ancora in fase di allattamento, si è portati  a pensare che al bimbo in questione sia impedita la possibilità  di essere allattato, perché la mamma adottiva non è passata attraverso la gestazione, nè attraverso il parto, eppure non è così.

La pratica dell’ allattamento indotto (o induzione all’allattamento) permette anche alla mamma non naturale di produrre latte e di allattare il proprio bimbo in tutta serenità.

Questa pratica è presente in molte culture, e permette di assicurare al bambino il latte materno e i suoi benefici, laddove la mamma naturale sia venuta a mancare.

La produzione del latte materno infatti dipende, in parte, da fattori meccanici legati ad una particolare stimolazione del seno che conduce ad una conseguente produzione di latte.

Volendo entrare maggiormente nel dettaglio, possiamo dire che è possibile produrre latte laddove si presentino determinate condizioni che uniscano fattori fisici e meccanici, a fattori psicologici in grado di rendere la produzione di latte più agevole.

Vediamo nello specifico:

  • deve esserci di base, da parte della mamma, una predisposizione d’animo e psicologica all’allattamento del bimbo, che permetta al rapporto/contatto tra i due di instaurarsi in modo naturale e sereno;
  • si devono effettuare  prima dell’inizio dell’ allattamento con il bebè, delle stimolazioni del seno tramite un tiralatte che deve essere utilizzato più volte al giorno. Il cervello recepirà il messaggio di richiesta di latte dall’esterno, e attiverà la produzione di ossitocina permettendo la produzione di latte dal seno della mamma;
  • alcune donne utilizzano per la produzione di latte alcuni farmaci come il domperidone, un farmaco utilizzato per curare problemi gastro-intestinali, che però come effetto collaterale ha quello di  aumentare la secrezione di prolattina. Negli anni questo farmaco è stato utilizzato nei casi in cui, per differenti fattori, diminuisse nella donna la capacità di produrre latte, oppure proprio nei casi di allattamento indotto per aiutare la mamma adottiva a sviluppare una produzione di latte completa.

E’ importante che l‘ambiente intorno alla mamma sia assolutamente disponibile e accogliente rispetto alla scelta di allattare, perché questo possa agevolare il processo di produzione del latte che poi, come ricordiamo, è fondamentale sia per instaurare un rapporto di contatto profondo con il bambino, sia è sostanziale per la salute del bimbo, che dal latte della mamma riceve le fondamentali difese immunitarie.

Per le famiglie che scelgono e ottengono di poter adottare un figlio che viene dato loro ancora neonato, l’allattamento indotto è un’occasione importante per far crescere un legame di grande intimità tra il piccolo e la sua mamma, che permetterà ad entrambi di “conoscersi” e di “riconoscersi” in una relazione profonda e di intenso contatto.

E voi unimamme, immaginavate fosse possibile?

Firma: Gioia Salvatori

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