Appendicite acuta…io l’ho conosciuta!

È uno degli interventi chirurgici più effettuati in età pediatrica e spesso viene sottovalutata confondendola con un semplice mal di pancia. Conosciamo meglio questa patologia molto frequente tra i più giovani.

Febbre da qualche giorno senza alcun altro sintomo, al terzo giorno scatta l’antibiotico e dopo due giorni vedo mio figlio che si sveglia e cammina un pò claudicante. È sabato e non so a che Santo votarmi, la situazione non mi convince e allora guardo mio marito e gli dico di portarlo in ospedale. Lui mi dà dell’esagerata ma mi asseconda, meglio una “passeggiata” in ospedale che una moglie musona e preoccupata, questo sarà stato il suo primo pensiero.

In ospedale il “verdetto” non tarda ad arrivare: è appendicite! Mi crolla il mondo addosso, il mio piccolo ha soltanto 6 anni. L’intervento è fissato per il giorno dopo. Quanto ho pianto! Ad un certo punto credo di aver terminato le lacrime, vederlo così piccolo e indifeso e non poterlo aiutare in alcun modo. Domenica mattina, all’ora di pranzo, accompagno il mio piccolo in sala operatoria per parlare con l’anestesista e lo affido alle mani sapienti di due dottoresse giovani e in gamba. L’intervento è durato circa un’ora, l’ora più lunga della mia vita. Mi fanno entrare in sala operatoria per essere con lui al suo risveglio. Il mio campione si sveglia, mi sorride e mi consola. Già, lui consola me!!! La ripresa è abbastanza veloce e lui si è comportato come un adulto, mai un lamento mai un pianto. È un grande!

Ma cosa è l’appendicite acuta? Come la si può riconoscere? È possibile prevenirla? Ecco tutto ciò che c’è da sapere attraverso le informazioni chiare dell’Ospedale pediatrico del Bambin Gesù

Intanto bisogna dire che è uno degli interventi più frequenti nella fascia d’età che va dai 6 ai 20 anni e, addirittura, risulta essere la causa più comune di interventi chirurgici d’emergenza in età pediatrica. Sembra che

  • 4 bambini su 1000 vengano sottoposti a intervento per appendicite.

L’appendicite è un’irritazione, un’infiammazione e un’infezione dell’appendice che è una formazione vermiforme che fa parte dell’intestino crasso, una specie di sottile tubulo che si trova nella parte dell’intestino chiamato cieco, posizionato nel quadrante inferiore destro dell’addome.

Perché l’appendice si infiamma?

In linea di massima ciò avviene perché il suo interno si riempie di qualcosa che ne causa il rigonfiamento, come ad esempio

  • muco,
  • feci,
  • parassiti, o
  • coproliti (concrezioni di feci)

che ristagnando provocano la virulentazione dei germi presenti. Spesso può succedere che l’appendice si rompa o si perfori facendo fuoriuscire il suo contenuto infetto estendendo l’infiammazione all’intero addome alla quale infezione l’organismo risponde producendo pus, questa è quello che si definisce peritonite.

Quali sono i sintomi più comuni?

È vero che la sintomatologia può differenziarsi da paziente a paziente, e può dipendere

  • dall’età,
  • dalla posizione dell’appendice e
  • dal rapporto che si instaura con il clinico

ma i sintomi più frequenti possono essere:

  • dolore addominale, solitamente localizzato nell’area circostante l’ombelico che tende a spostarsi a nel quadrante inferiore destro dell’addome, ma può anche nascere e perdurare direttamente in tale zona. Questo dolore peggiora

    • con il movimento,
    • con i respiri profondi,
    • con la palpazione,
    • con la tosse o
    • con lo starnutire.

    Il dolore può interessare tutto l’ addome nel caso di rottura dell’appendice, ovvero in presenza di peritonite.

  • nausea e vomito;
  • perdita dell’appetito;
  • febbre anche non molto alta (37,2 – 38°C) nelle forme non complicate da peritonite e malessere generale;
  • modificazioni nel comportamento;
  • stipsi o diarrea.

Quando è utile consigliare un medico?

Ogni volta che un dolore addominale sembri diverso dal solito mal di pancia. Se si ha qualche sospetto che si tratti di appendicite meglio evitare di somministrare liquidi e cibi in modo da prepararsi per un eventuale intervento chirurgico.

Come si diagnostica?

L’esame clinico e tutte le informazioni riguardo gli ultimi avvenimenti sono alla base di una diagnosi corretta e tempestiva. Attraverso le analisi del sangue, poi, ci sono alcuni valori elevati che depongono a favore dell’appendicite, ovvero

  • valore dei globuli bianchi,
  • valore della proteina C reattiva.

Negli ultimi anni, successivamente alla visita chirurgica, si sottopongono i sospetti pazienti con appendicite a un’accurata ecografia, dalla quale si vedrà lo stato dell’infiammazione.

Qual è il trattamento per l’appendicite acuta?

Il trattamento da seguire sarà deciso, di volta in volta, dal chirurgo che terrà in considerazione alcuni fattori:

  • l’estensione della malattia;
  • l’età del bambino;
  • la situazione clinica generale;
  • la storia medica;
  • la tolleranza del bambino a determinate procedure o terapie.

Quasi sempre, però, il trattamento più indicato è proprio l’appendicectomia, ovvero l’asportazione dell’appendice, poiché il solo trattamento medico, cioè il solo “raffreddare” l’appendicite con antibiotici e/o borsa di ghiaccio espone al rischio di recidiva, ovvero rimanda solo l’intervento.
Nulla quaestio se ci si trova davanti a peritonite per la quale si interviene immediatamente.

Come si interviene chirurgicamente?

In anestesia generale si esegue un’incisione a livello del quadrante inferiore destro dell’addome, una volta aperto il chirurgo localizza l’appendice e la rimuove. Nel caso di peritonite, con fuoriuscita di materiale infetto, dopo un’accurata pulizia viene lasciato un piccolo drenaggio nella cavità addominale per consentire al pus e agli altri liquidi di essere eliminati all’esterno. Tale tubo si rimuove solo nel momento in cui non esca più nulla dall’addome.

Immediatamente dopo il trattamento chirurgico il bambino non può né bere né mangiare per un periodo di tempo che varia da caso a caso, ma di norma dalle 24 alle 72 ore, ). Il paziente viene sottoposto a terapia reidratante per via endovenosa associata o meno ad una terapia antibiotica di protezione. Solo quando riappare la canalizzazione intestinale, ovvero subito dopo le prime feci, al paziente viene autorizzata la somministrazione di liquidi prima e poi di cibi solidi.

Un paziente operato di appendicite torna a casa dopo due o tre giorni dall’intervento, uno invece sottoposto a intervento per una peritonite rimane in ospedale anche fino a 12 giorni, ovvero fino a quando i chirurghi non saranno sicuri sulla pulizia avvenuta all’interno dell’addome. Alcuni pazienti possono anche essere sottoposti a interventi in laparosopia, ma questi casi sono rari proprio perché i chirurghi vogliono essere sicuri che non ci siano microfori all’appendice dai quali possa essere uscito del materiale infetto.

Come è il decorso post-operatorio?

Anche se la ripresa è abbastanza veloce i chirurghi consigliano che le attività abituali ricomincino in maniera prudente e graduale, rimandando la ripresa di attività sportive anche a 4 o 5 settimane dopo l’intervento. Bisogna, poi, evitare di fare il bagno o la doccia finchè la ferita non si chiuda definitivamente. In alcuni casi sarà necessario continuare la terapia antibiotica, ovvero eseguire delle medicazioni che normalmente non sono dolorose.

Nel caso in cui nel post operatorio si abbia difficoltà ad evacuare potrà essere utile, temporaneamente, aumentare la quantità di cereali e vegetali introdotti quotidianamente nella dieta.

Ormai il mio piccolo sta bene e io sono super informata circa l’appendicite. Un brutto spavento ormai passato. E voi, care unimamme, avete qualcosa da condividere con noi?

Firma: Francesca Nicoletti

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