Ecco come aumentare la soglia del dolore durante il parto, secondo la scienza

Il dolore durante il parto può essere insopportabile. Una ricerca spiega un modo semplice per alzare la soglia del dolore.

soglia del doloreIl dolore è sempre stato parte integrante del parto. Quando si pensa alla nascita del proprio bambino, in qualsiasi modo si sia conclusa la nascita, con un parto naturale o un cesareo, si è provato dolore, per un lasso di tempo variabile ma con un’intensità sicuramente alta. E anche se quasi tutte le mamme, passato del tempo dalla nascita del pargolo, affermano di non ricordare più quel dolore. Rimane la certezza che c’è stato.

Negli ospedali, inoltre, è sempre più comune non effettuare più l’epidurale. Che sia per motivi economici che per proteggere il piccolo e la mamma, questa unica protezione dalla sensazione di dolore non è poi così diffusa. Una donna in gravidanza “deve sopportare” il dolore del parto fino a quando il piccolo non decide di venire alla luce. Una prospettiva che può spaventare, soprattutto le mamme al primo parto. Si cercano quindi più o meno innovativi metodi per abbassare l’intensità del dolore. Un classico è quello di stritolare la mano del povero e impotente marito che assiste alla scena e, silenzioso, sopporta quel dolore per sostenere la neo mamma. Si cercano anche soluzioni alternative e innovative, come lo spray nasale di cui vi abbiamo parlato.

Una ricerca spagnola, però, suggerisce una pratica che inconsciamente molti hanno praticato ma che ora potranno utilizzare scientificamente per rendere il dolore un po’ più sopportabile: trattenere il respiro.

Il presupposto da cui si è partiti per portare avanti questa ricerca, è molto semplice: a livello fisico, quando si è sottoposti a una situazione di forte stress, la pressione sanguigna all’interno del corpo aumenta. Alcuni sensori presenti sui vasi sanguigni all’interno dei polmoni, però, nel momento in cui si presenta questa condizione, inviano un segnale al nostro cervello per abbassare il livello di pressione. Questi segnali, inoltre, tendono a far “spegnere” leggermente il sistema nervoso, rendendolo così meno sensibile al dolore.

Gustavo Reyes del Paso presso l’Università di Jaén in Spagna, partendo da questo presupposto fisiologico, si è quindi chiesto se trattenere il respiro potesse innescare ugualmente questa reazione a catena fisiologica, facendo aumentare la pressione sanguigna e riuscendo a innescare i sensori di pressione, senza la necessità di essere sottoposti a una reale situazione di stress, riuscendo così ad aumentare la soglia di dolore di una persona. C’era bisogno di una ricerca specifica.

Reyes ha quindi radunato un piccolo gruppo di persone, 38 per l’esattezza. A ognuno di loro :

  • ha schiacciato le unghie per 5 secondi mentre erano impegnate a trattenere il respiro.
  • ha ripetuto il test mentre respiravano lentamente.
  • e alla fine del test fisico, ha chiesto in quale delle due situazioni avevano provato maggior dolore.

Anche se la pratica aveva comunque fatto soffrire i soggetti in entrambe le situazioni, ognuno di loro aveva provato meno dolore mentre tratteneva il respiro rispetto a quando respiravano lentamente.

Insomma, Reyes è riuscito a dimostrare l’efficacia di questo piccolo espediente per sopportare meglio il dolore. Nonostante questo, sottolinea come questa pratica abbia effetto solamente su un dolore preannunciato, come un’iniezione o, appunto, una doglia. Con il dolore imprevisto e improvviso, purtroppo, l’efficacia non è la stessa.

Anche se non si tratta di una cura universale al dolore, le applicazioni mediche di questa ricerca sono diverse. Commentando questa ricerca, infatti, Richard Chapman, professore presso la  University of Utah a Salt Lake City, afferma: “Potrebbe essere possibile allenare le persone al dolore acuto, controllandolo mentre si trattiene il respiro.

Nel frattempo, tutte le donne in gravidanza, possono provare se questa ricerca ha effettivamente una rilevanza durante il parto. Non farà sparire del tutto il dolore, ma se riesce a diminuirlo anche solo di poco, in modo così naturale, vale la pena provare.

E voi unigenitori, siete d’accordo con la ricerca?

Firma: Andrea Mondati

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