Il mio non Baby Blues, il mio Baby Effect!

La nascita di un bambino scatena tempeste di reazioni nella mente e nel cuore. Può anche succedere di combattere meglio contro i demoni della depressione.

Questa non è una storia inventata. È la mia. Non ha ricerche sociologiche o statistiche a corredo. Le ho cercate ma senza successo. È una storia vera che racconto nel tentativo di dare una speranza, o comunque mettere al corrente di una possibilità.

La gravidanza inattesa
Sono diventata mamma a 40 anni, o meglio ho saputo di essere in attesa sulla soglia dei quaranta. Era di maggio e io facevo i fatidici 40 a luglio. Tempo di bilanci e crisi, si sa. Non era una gravidanza cercata da tempo.

É stata una gravidanza inattesa e accolta da me con tutta la gioia possibile.

Gioia e paura. Paura di essere inadeguata, certo. Paura di essere imbranata, come lo sono sempre stata, ma in più con la responsabilità un bambino. “La” responsabilità.

Il demone della depressione
E paura della depressione. Non del baby blues, ma della depressione. Proprio quella che molte donne conoscono e che mi ha portato ad essere in cura da più specialisti e a tre ricoveri nel corso di una battaglia di oltre 15 anni.

Per cura intendo sia cura terapeutica che farmacologica.

Ho saputo di aspettare un mercoledì. Un  mercoledì durante la pausa pranzo, dopo aver comprato il test in farmacia. Due linee rosse. Indubbiamente due, indubbiamente rosse. Sono uscita da quel bagno di legno e ceramica anni ’80, felice della possibilità che portavo nel cuore. Felice e consapevole dei rischi. Felice e spaventata.

Ho chiamato il mio medico e, da quel giorno di maggio e in una settimana ho scalato la mia terapia. Ho avuto paura. Ho avuto fortuna. Ho avuto sostegno.

Baby effect

Oggi, dopo 14 mesi dalla nascita della mia bambina, non ho mai preso nulla, oltre le dosi permesse di tachipirina in casi di emicrania. Non ho avuto il baby blues e ho avuto tutti i timori che sono considerati “leciti”.

Parlo di “baby effect” per scherzare sulla nostra mania esterofila di dare un nome straniero per incasellare meglio le cose e le fobie forse.
Parlo di “baby effect” per sorriderci sopra.
Parlo di “baby effect” perché vorrei che le attuali, e future mamme in attesa, fossero informate degli effetti incredibilmente positivi che un bambino può portare, anche in menti considerate “fragili”.
Parlo di baby effect perché la mia vita è cambiata e in meglio grazie alla mia bambina, alle persone intorno e a me stessa.

Vorrei che questa storia cancellasse almeno un po’ di paura e aiutasse ad evocare una speranza in più.
Nelle mamme in attesa e future. In tutte le mamme, me compresa.
Perché la paura resta sempre, ma ora so che posso vincerla. Giorno per giorno. Accettando anche i pareggi a volte.
Accettando i miei limiti ma consapevole delle mie capacità di resistenza e delle reali possibilità di vittoria.

Firma: Claudia Lauricella

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