Bambini poveri, bambini condannati?

L’economia non si occupa solo di spread e di PIL. Un economista americano ci porta a riflettere sul futuro delle prossime generazioni.

Il concetto di povertà, se ci si riflette in astratto, ha in sé qualcosa di affascinante.
Evoca valori quali la purezza e la sottrazione, in una società che ci suggerisce di aggiungere cose, i cosidetti beni di consumo,  in un modo spesso compulsivo.

Bambina povera appoggiata su un muro

Un’analisi del futuro
La povertà facilmente si trasforma in una condanna.
E purtroppo è un’imposizione se si è dei bambini, non solo nei Paesi più arretrati, ma in tutti quei Paesi che non attuano politiche sociali adeguate.
Politiche sociali che permettano realmente una mobilità sociale. Ossia dare la possibilità ad ogni persona di migliorare il proprio stato economico e culturale. Di migliorare.
Jeffrey D. Sachs è un professore di economia alla Columbia.
Di quei professori che non si chiudono solo nelle aule. Quel tipo di professore che si “sporca” con la realtà. E quale realtà è più urgente se non il futuro delle prossime generazioni.
In un articolo che si intitola: “Le generazioni perdute

“, pubblicato sul sito del Sole24ore, ci porta, già dal titolo, a riflettere sulla necessità del cambiamento nelle politiche sociali.

Le sfide: salute ed educazione
Le sue parole non necessitano di interpretazione: “ll successo economico di un paese dipende dall’istruzione della popolazione, dalle sue competenze e dalla sua salute. (…) Eppure in tutto il mondo sono molte le società che non affrontano la sfida di garantire la salute di base ed una buona educazione a ciascuna generazione di bambini.”
La sfida. Perché di sfida si tratta. Se nasci in una famiglia meno fortunata, a cui magari si aggiunge la tragedia della carcerazione, la salute e la buona educazione diventano una chimera quando dovrebbero essere un diritto.
L’analisi di Jeffrey D. Sachs approfondisce la realtà americana messa in confronto soprattutto con i Paesi Scandinavi su fattori quali: la popolazione carceraria e le politiche di assistenza sociale.
Ma le conclusioni cui arriva riguardano tutti noi: “In generale il punto è questo: I governi detengono un ruolo unico da svolgere per garantire che tutti i giovani membri di una generazione –i bambini poveri come quelli ricchi- abbiano una possibilità. È improbabile che un ragazzo/a povero/a si liberi della povertà dei suoi genitori senza programmi pubblici forti ed efficaci, che ne sostengano un’educazione di alta qualità, l’assistenza sanitaria, ed un’alimentazione decente.”
Un’esortazione che riguarda tutti i governi e tutti i Paesi.
L’economia è una scienza che indaga a fondo nell’animo umano e può trovare parole per esprimere idee semplici, semplici e potenti, semplici e categoriche: L’idea è semplice e potente: tutti meritano una possibilità, ed è necessario che la società aiuti a garantire che tutti abbiano quella possibilità.
Ci auguriamo tutti che i governi ascoltino anche gli economisti che non parlano solo di spread e differenziale.

Firma: Claudia Lauricella

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