Ma questo bambino è buono?

Spesso avete sentito o sentirete questa domanda. Ma qual è la risposta giusta?

Spesso avete sentito o sentirete questa domanda.
Ma qual è la risposta giusta?

Bambino in primo piano che piange


Nei primi giorni a casa, malgrado il freddo dello scorso febbraio, siamo uscite quasi tutti i giorni. Io e la mia microbimba_occhicerulei andavamo a guardare il cielo e a fare la spesa. Proprio in quest’ordine di priorità.
Domande ed occhiaie
Nella normale attesa al banco alimentari, dopo le canoniche domande (età, sesso, somiglianza) ecco arrivare la domanda sulla bontà.
Devo dire che mi ha colto di sorpresa. Avevo occhiaie, per serata in compagnia delle coliche, ma le occhiaie io le avevo già a 3 mesi (i miei tre mesi non i suoi!).
Non avevo dormito molto, certamente ma…da qui a dire che la mia micro bimba_occhicerulei non è buona?? Non direi. Non basta questo.
Capisco che sia una domanda generica e rivela anche un’attenzione per la mamma, per carità. Ma mi lascia perplessa lo stesso.
Quando possiamo definire, un bambino di pochi mesi, buono o cattivo?
Certo ci sono bambini più complicati di altri. Ma li possiamo poi dividere automaticamente tra angeli o demoni? Questa riflessione nasce forse dalla mia personale difficoltà nel vedere le cose in bianco e nero.
Sono convinta però che applicare queste categorie a i bambini così piccoli, e anche più grandi, non sia un bene.
Non è un bene per noi mamme che non dobbiamo mettere voti ai nostri figli, né a quelli degli altri. Prima lo impariamo è meglio è. Anche perché poi questi bambini già “buoni” possono diventare “cattivi” improvvisamente per un mal di pancia, mal i denti, un temporale o un brutto sogno.

Le parole e le cose
Se il proprio figlio è stato già definito “buono” poi si può avere difficoltà a traghettarlo dall’altra parte della barricata. Penso sia più salutare pensare che non esista quella  barricata e basta.
Le parole creano le cose.
Se una mamma ha un figlio complicato è utile definirlo “cattivo”? Credo proprio di no.
Penso sia più utile ascoltarla, se possibile aiutarla.
Non sminuire le sue difficoltà, se evidenti. Non serve.
Magari invece di chiederle se è buono o cattivo suo figlio potremmo chiederle: “Ti vedo un po’ stanca, hai voglia di parlarne”.  Allora sì che saremmo noi delle persone “buone”, o almeno ci abbiamo provato ad esserlo. 🙂

 

Firma: Claudia Lauricella

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