Beneficienza e bambini: quali i criteri con cui scegliere le associazioni da sostenere?

Tutelare i buoni di cuore, privarsi di qualcosa per donarla a chi è più bisognoso di lui…tutto molto bello! Ma come si sa se gli aiuti dati arrivano davvero? Obama in America sta cercando di farlo, e da noi?

donazione

Quando si parla di bambini, non si può non parlare di quelli meno fortunati, condannati perchè nati in quel paese, in quella città, in quel continente… Fortuna esistono e ci sono le ONLUS, associazioni no profit, molte delle quali si dedicano esclusivamente alla vita di questi bambini!

Detto ciò, però, quante volte durante il giorno ci bersagliano con le richieste di denaro verso un ente piuttosto che verso un altro? Tante sicuramente. E quante volte ci chiediamo se i soldi da noi donati vengono poi realmente utilizzati per lo scopo “pubblicizzato”? A questa domanda, purtroppo, non possiamo rispondere poiché nulla si conosce circa il loro reale impiego.

Negli Stati Uniti al Ted Talk, Michael Smith, direttore del Social Innovation Fund, ente voluto dal presidente americano Obama e che come scopo la raccolta e la diffusione di idee innovative per poter cambiare o migliorare il mondo, ha invitato tutti a non donare più neanche un centesimo a quelle associazioni che non dimostrano i loro risultati.

Secondo Smith si sceglie di finanziare un’associazione piuttosto che un’altra grazie a tre elementi:

  • in base alla notorietà e alla reputazione dell’associazione,
  • grazie al passaparola di qualcuno,
  • in relazione a quante persone un’organizzazione riesce ad aiutare.

Ma è sempre lo stesso direttore a dire che questo è sbagliato poiché bisognerebbe prendere in considerazione altri elementi, ovvero bisognerebbe finanziare quegli enti

  • che dimostrino che il loro lavoro salva veramente vite,
  • aiutano le persone a uscire e a rimanere fuori dalla povertà,
  • sostengono nel tempo l’educazione e il benessere dei bambini fragili,
  • costruiscono un mondo migliore per davvero.

Michael Smith, ottimo oratore, emoziona i suoi uditori quando racconta del suo passato di bambino di colore, figlio di una giovane madre single cresciuto in un quartiere povero in una cittadina del New England, classificata 12esima tra le città più pericolose, dove la disoccupazione e la gravidanza tra le minorenni toccavano percentuali elevate e dove una gang uccise il fratellastro di soli 27 anni lasciando orfani i suoi tre figli.

Egli dice “Sarei stato solo un numero, un’altra statistica tra i morti ammazzati, o i disoccupati, o i drogati e invece sono qui. E sapete perché? Perché ho incontrato nella mia vita persone che hanno creduto in me, mi hanno accompagnato negli studi, mi hanno insegnato a fare il mio dovere e a tirare fuori le mie qualità. Facevano parte di un’associazione del quartiere in cui vivevo. Ce n’erano molte altre, ma quella che ho incontrato io mi ha cambiato la vita, ha ottenuto il risultato per cui è stata fondata. Ecco, io vi chiedo di sostenere associazioni così”. E continua mentre la platea è ammaliata dal suo racconto sostenendo “Molte pensano che investire in un seria misurazione dell’impatto costi troppo ma non è così. E io non riesco proprio a capire come si possa fare a ripetere per anni e anni la stessa attività, sicuramente meritoria, ma senza preoccuparsi minimamente di andare a vedere se serve o no a coloro che aiutiamo”.

E allora a noi non ci resta che sperare che anche noi cittadini italiani possiamo conoscere l’utilizzo dei soldi da noi donati per sostenere qualche associazione nonchè l’effettiva utilità per migliorare le condizioni di vita di qualcuno. E voi, unimamme, cosa ne pensate a proposito?

Ecco intanto il video del discorso fatto da Michael Smith.

Firma: Francesca Nicoletti

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