Urlare ai figli: come evitarlo e come comportarsi subito dopo

Come ci si comporta con i figli dopo che si è urlato? Ma prima ancora cosa si può fare per evitare di arrivare all’urlo? Gli esperti lo dicono.

 

urlare ai figli

Capita a tutti ogni tanto di perdere la pazienza e di urlare contro i propri figli. Certo, non è il metodo di comunicazione migliore, però delle volte i bambini ti portano ad essere al limite della sopportazione. Non sempre è colpa loro: magari si è avuta una settimana pesante al lavoro o ci sono delle preoccupazioni che ci fanno sentire frustati o sotto pressione. A volte urliamo perché non vogliamo dare una sculacciata.

Ma come ci dobbiamo comportare dopo che abbiamo urlato contro i nostri figli?

Urlare contro i figli può avere delle conseguenze importanti 

Sebben una ricerca abbia dimostrato che urlare contro i bambini possa causare in loro la depressione, non sempre è sbagliato farlo: per esempio può richiamare l’attenzione su un problema che causa difficoltà a qualcuno.

Il problema è quando i genitori considerano il capriccio o il gesto compiuto dal figlio (per esempio rovesciare la colla sul divano) come un’affronto personale, sminuendo il bambino con frasi come “Perché non ti ricordi mai?” oppure “Perché sbagli sempre?”.

I genitori che vedono le emozioni negative di un bambino come inaspettate, travolgenti e sconvolgenti, si legge sul Wall Stree Journal tendono a sentirsi più minacciati e frustrati con ogni nuovo sfogo, dice uno studio pubblicato sul Journal of Psychology. Questo modello, chiamato “inondazioni emozionali” innesca una spirale verso il basso nel rapporto, interrompendo l’abilità genitoriale del problem solving e altre reazioni come le urla.

Uno studio effettuato su 976 adolescenti ha recentemente dimostrato che i genitori che hanno una “disciplina verbale dura”, come grida o insulti fanno sviluppare ai figli la depressione, senza contare che potranno ripeterlo da adulti.

Un’altra ricerca ha invece scoperto che i bambini i cui genitori urlano contro da grandi cercheranno nei partner lo stesso tipo di rapporto.

I genitori dovrebbero imparare a riconoscere i segni della rabbia che monta, come per esempio:

  • senso di oppressione alla gola o al torace
  • respirazione superficiale o rapida
  • stringere i denti o la mascella,
  • pensieri negativi su se stessi o sensazione di essere sopraffatti

Come si può cercare di non scoppiare? Ecco alcuni metodi:

  • facendo una respirazione profonda
  • contando fino a 10
  • lasciare la stanza
  • fare dei pensieri calmanti come “ho avuto una giornata infelice, arrabbiarmi la renderà ancora più infelice”

Un altro efficare suggerimento è quello di  imparare a iniziare le frasi con “Io” rispetto al “tu”: in questo modo si può aiutare i genitori a passare da un attacco di rabbia ad un insegnamento. Es. se è stato chiesto a un figlio di fare una cosa, come ad esempio “dare da mangiare al cane” e il bimbo non l’ha fatto per più volte, anziché dire “tu ti sei dimenticato”, dire “mi dispiace sapere che il pesce non ha mangiato”.

I genitori devono imparare a dire quello che non piace loro e aggiungere quello che desiderano o si aspettano.

E’ bene sottolienare, inoltre, che non bisogna avere troppe aspettative: se per esempio un bambino è molto piccolo è normale che faccia qualche marachella, non possiamo aspettarci che stia seduto tutto il giorno.

Infine, scusarsi è anche importante: i nostri figli se lo ricorderanno!

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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