Concepimento: “Juno” la proteina della fertilità porta a trattamenti più mirati e meno stressanti per le donne

Enrica Bianchi, una giovane scienziata italiana, che a Londra lavora su Juno, la “proteina della fertilità” ci aggiorna sui recenti sviluppi degli studi compiuti su di essa.

juno proteina

Vi abbiamo parlato di “Juno”, la rivoluzionaria e recente sostanza ribattezzata subito : “proteina della fertilità”.

Dai ricercatori del Regno Unito infatti, è stato svelato che questa proteina ha la proprietà di fare attaccare gli spermatozoi all’ ovulo. Per questo, in onore della dea romana della fertilità è stata chiamata proprio “Juno”, cioè Giunone.

A renderla così speciale è la sua capacità di attrarre in modo complementare “Izumo“, una proteina presente nello sperma maschile, permettendo così allo sperma di intercettare l’ovulo.

E si attendevano già da subito nuovi risvolti riguardo ai temi della fertilità.

Nuovi scenari della scienza grazie alla rivoluzionaria scoperta di “Juno”

Ad elencare questi sviluppi è Enrica Bianchi, scienziata italiana emigrata 3 anni fa in Gran Bretagna al Wellcome Trust Sanger Institute e che, intervistata da all’Adnkronos Salute, spiega le prospettive nuove nate in ambito di concepimento:

1. nel campo della fecondazione assistita: una volta raggiunta la conferma che difetti della proteina Giunone possono causare infertilità nelle donne (è stato avviato uno screening genetico sulle aspiranti madri che non riescono a concepire figli), l’idea degli scienziati è quella di curare eventuali donne colpite da difetti di Juno con trattamenti di procreazione assistita più mirati grazie a tecniche di fecondazione assistita personalizzate e meno stressanti per la donna

Alcune tecniche di inseminazione artificiale, come ad esempio la tecnica Icsi, di cui vi abbiamo mostrato un video, che consiste nell’iniettare una sola cellula di spermatozoo nell’ovocita aspirato dalla donna con successivo inserimento l’embrione all’interno dell’utero, permetterebbe di  risparmiare costi e lo stress di procedure di fecondazione che in questi casi risulterebbero inutili.

2. L’altra applicazione si avrebbe nel settore della contraccezione: “Si potrebbe sviluppare un nuovo contraccettivo in grado di bloccare l’interazione Izumo-Juno – spiega la Dott.ssa Bianchi –  Non si tratterebbe dunque di un contraccettivo ormonale, ma ‘molecolare’. Sarebbe una svolta“, assicura la scienziata.

Noi continueremo ad aggiornarvi su questa importantissima scoperta ed i suoi studi correlati.

Certo, gli scenari che si aprono sono importanti e davvero rivoluzionari e ribalterebbero profondamente il punto di vista sui temi fondamentali del concepimento.

Voi unimamme cosa ne pensate di questa scoperta e dei suoi finora impensabili risvolti?

 

 

Firma: Manuela Leone

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