Le mamme di bambini in terapia intensiva sono più a rischio di ammalarsi

Le mamme che hanno i bambini ricoverati in terapia intensiva neonatale hanno più possibilità di sviluppare la depressione post partum.

Una mamma e un papà che hanno un bambino in terapia intensiva neonatale non possono rilassarsi: dalla felicità passano rapidamente alla preoccupazione e all’ansia, perché il loro piccolino non sta bene. Per questo le madri – ma anche i padri – con i bimbi in ospedale hanno il 40% in più di possibilità di sviluppare la depressione post partum., secondo uno studio.

Si tratta di una malattia che colpisce tra l’8 e il 12% delle neo mamme (ma le percentuali sono sotto stimate).

I genitori che hanno i figli in terapia intensiva neonatale sono maggiormente preoccupati perché:

  • il bambino è nato prematuro o ha complicazioni
  • l’incertezza di quello che li aspetta può causare enormi quantità di stress ai nuovi genitori 

Il cervello di un genitore con un bimbo in terapia intensiva neonatale – la parte che si attiva nei momenti di stress – rimane in uno stato costante di elevata vigilanza, dice  Jaime Malone, una couselor. “Il cervello ha bisogno di periodi di riposo e di riparazione, ma questi genitori non hanno questa opportunità, contribuendo al disturbo d’ansia generalizzato”.

Molte delle nascite prenatali sono il risultato di qualcosa che non va secondo i piani durante il parto: ci sente così delusi, perché le modalità della nascita non sono comuni. E avere un parto traumatico può essere un fattore di rischio

Depressione post partum: qualche accorgimento per le mamme con i figli in terapia intensiva neonatale 

Purtroppo non c’è modo di sapere se si svilupperà la DPP, ma ci sono delle strategie che si possono adottare, suggerisce Malone su Scarymommy : 

1- Parlare con il proprio compagno: i genitori a volte evitano di condividere i propri pensieri con il coniuge o il partner perché si preoccupano che sarà ulteriormente una fonte di stress, e invece bisogna fare l’opposto. – “Se siamo sole nelle nostre preoccupazioni, ci sentiamo ancora più isolate e più a rischio di DPP“.

2 – Chiedere spiegazioni ai medici: i sanitari informano i genitori su ciò che sta accadendo, ma magari a volte capita di non comprendere appieno quel che viene detto. Chiedere chiarimenti non fa di te un cattivo genitore. “Sentitevi a vostro agio nel chiedere tutte le domande di cui avete bisogno. E per chiedere loro di nuovo se vi siete dimenticati o non avete capito – dice Malone – Ponete domande ai medici, non a Internet!

3 – Prendersi cura di sé: Ogni nuova mamma deve imparare come prendersi cura di se stessa in modo che possa occuparsi del bambino, anche se sente la necessità di trascorrere tutto il tempo libero con il figlio. Eppure bisogna pensare anche sé per essere ancora più d’aiuto: “La cura di sé può essere qualsiasi cosa, dall’andare in palestra, vedere alcuni amici, o semplicemente godersi un libro nuovo. E se proprio non può sopportare di essere lontano dall’ospedale, ci sono cose che si possono fare per te mentre sei con il bambino per portare un po’ di equilibrio durante la giornata, come per esempio  l’ascolto di un podcast o un libro audio mentre si sta con il bimbo”

Questo ovviamente non scongiurerà il rischio, ma la cosa più importante è non sentirsi sole: parlate con altre famiglie che ci sono passate e anche con un terapista, vedrete che starete meglio.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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