Depressione post partum: al via un progetto per la prevenzione

Depressione post partum: finalmente al via un progetto di ricerca che ha lo scopo di aiutare, ma soprattutto prevenire, la patologia che colpisce il 16% delle neo mamme.

Depressione post partum

Depressione post partum: se ne parla ancora troppo poco (e colpisce anche le mamme adottive) ma l’importante è che si cominci a farlo.

Solo in Lombardia 1 mamma su 3 soffre di dpp. Lo ha scoperto una ricerca dell’Osservatorio O.N.D.A, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna: molti degli intervistati per lo studio hanno dichiarato di non essere minimamente preparati alle non gioie della maternità, esattamente come è successo a me.

Io sono una mamma che ha sofferto di depressione post partum. Faccio parte di quel 16% secondo le statistiche che dopo la nascita del suo bambino – non è detto che ciò capiti solo con la prima gravidanza – non è felice. In realtà questo dato corrisponde solo ad un valore ufficiale, chissà quante stanno male ma scelgono di non dirlo. I sintomi:

  • ansia
  • disturbi dell’umore
  • disturbi del sonno: si dorme troppo o troppo poco
  • pensieri negativi sul bambino 
  • solitudine infinita
  • scarsa volontà di prendersi cura del bambino.

Le cause possono dipendere da fattori

  • ormonali,
  • psichici
  • e anche economici.

Per questo in Lombardia sta partendo un progetto che mira a tracciare delle linee guida comuni per la cura della depressione post partum. Soprattutto mira ad un discorso preventivo, mediante la formazione di operatori socio sanitari che possano guidare le donne nel percorso pre genitorialità, individuando anche le +per poter avere un supporto psicologico.

Il progetto, come ha dichiarato la dottoressa Roberta Anninverno  – responsabile del Centro Psiche Donna dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli, che si occupa esclusivamente di disturbi psichiatrici comparsi durante la gravidanza, il post-partum e il periodo della menopausa – al sito Linkiesta mira ad avere 2 linee guida:

  • la prima di carattere clinico assistenziale
  • e la seconda, appunto, di carattere preventivo.

Nel primo caso le donne che si rivolgono al centro vengono aiutate nella loro quotidianità: ” Il progetto prevede delle visite a domicilio, sia per verificare l’ambiente domestico nel quale vivono queste donne, sia per vedere come lo gestiscono e come gestiscono il bambino. Insomma è un modo per vedere come vivono la routine quotidiana che è già complicata per tutte le mamme, e per queste donne ancora di più, perché hanno anche il carico della patolologia” ha dichiarato la dottoressa. Ogni settimana la mamma riceverà a domicilio la visita di uno psichiatra, di uno psicologo e di alcuni volontari che l’aiuteranno nel percorso di guarigione tramite un supporto terapeutico e con un aiuto pratico in casa.

Nel secondo caso è stata elaborata una bozza di proposta con linee guida che dovrebbero diventare internazionali per la prevenzione della depressione post partum; una volta approvata da un tavolo tecnico, sarà sottoposta al Ministero della Salute. Le linee guida non parlano soltanto di cure, ma  si rivolgono anche a figure come il ginecologo o il pediatra o il medico di base, che vanno informati  sui fattori di rischio che possono aiutare a individuare le pazienti in difficoltà, oppure strumenti di screening, come dei questionari  – uno di questi è la Scala di Edimburgo che potete trovare spiegato sul sito Post-Partum.it per aiutare a identificare chi soffre di depressione.

Insomma, mamme finalmente qualcosa si inizia a fare anche in Italia. Speriamo sia solo l’inizio e che altre regioni si muovano in tal senso.

E voi, avete sofferto o soffrito di depressione post partum? Pensate che se si fosse intervenuto prima, in gravidanza, avreste potuto viverlo diversamente? Noi siamo qui, se vi va vi ascoltiamo!

Foto credits: Gisella Congia

Firma: Valentina Colmi

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