Diventare madre oggi: 830 milioni di donne non sono tutelate!

Un rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro mostra come nel mondo la tutela della maternità non sia ancora un diritto per tutte e mostra però i passi avanti compiuti sul congedo di paternità.

immagine astratta della famiglia tenuta da una mano maschile

Nel momento in cui una donna lavoratrice deve entrare in maternità è davvero tutelata?

Rapporto sulla tutela della maternità 2013

Secondo il rapporto dell’ ILO ( Organizzazione internazionale del lavoro), ancora oggi 830 milioni di donne non ricevono la giusta tutela in caso di maternità, la maggior parte di queste donne lavoratrici ( circa l’80%) vive in Africa o in Asia.

Questo è quanto emerge dal rapporto “Maternity and paternity at work: Law and practice across the world” un documento che effettua una panoramica articolata e che compara le leggi nazionali di 185 Paesi che aderiscono alle Convenzioni sulla protezione della maternità dell’ILO.

Le convenzioni dell’ Ilo sulla maternità riguardano:

  • prevenzione dei rischi per la mamma e per il bimbo durante la gravidanza e nel periodo di allattamento
  • il diritto al periodo di maternità con retribuzione;
  • il diritto alla tutela della salute della madre e del bambino e ai permessi per allattamento;
  • il diritto al reintegro sul posto di lavoro dopo il periodo di congedo.

Tuttavia se da una parte i Paesi aderiscono dal punto di vista legislativo, sul piano pratico, invece, l’applicazione di queste leggi è ancora una sfida tutta da giocare e da vincere, sia per quanto riguarda il congedo per maternità che per quanto riguarda il suo corrispettivo al maschile: il congedo per paternità.

Avere diritto a delle tutele per il periodo di maternità è fondamentale per non rendere l’esperienza dell’avere un figlio in qualche modo discriminante proprio perché la lavoratrice essendo assorbita dal suo ruolo di madre possa comunque continuare a contare sul proprio posto di lavoro, sulle proprie risorse economiche e anche sul proprio progetto di carriera che ha contribuito a costruire prima di diventare mamma.

Congedo per maternità nel mondo

Proviamo a fare con l’aiuto del reportage dell’ ILO una piccola panoramica circa l’atteggiamento dei vari Paesi del mondo sulla maternità/paternità:
  • su 185 Paesi oggetto di analisi, 66 hanno aderito ad almeno una delle  tre Convenzioni elaborate dalla ILO
  • 98 Paesi prevedono che il congedo di maternità duri un tempo di  almeno 14 settimane , 42 di questi vanno oltre le 14 settimane fino a superare le 18 ( Europa del’Est,  Asia centrale e Paesi economicamente sviluppati);
  • 60 Paesi prevedono invece un congedo tra le 12 e le 13 settimane ( Ecuador, Perù, India)
  • Il 15% cioè 27 Paesi prevedono un periodo di congedo inferiore alle 12 settimane   ( Tunisia)
  • Il 58% dei Paesi (107 Paesi) durante il periodo del congedo di maternità prevede il pagamento di un contributo economico come indennità  (circa i due terzi del reddito per permettere alle donne di condurre una vita dignitosa per poter provvedere al bambino e a se stesse) e che viene erogato dalla previdenza sociale. Anche in questo caso i comportamenti si differenziano:  alcuni Paesi coprono per il periodo delle 14 settimane previste il 100% del reddito, altri il 70% mentre solo in 3 Paesi  non c’è l’ obbligo di versamento dell’ indennità. Il versamento dell’indennità da parte dello Stato, ovviamente, sgrava di molto i datori di lavoro.
  • Nei Paesi come l’Africa o l’Asia in cui il pagamento del congedo pertiene esclusivamente al datore di lavoro e il lavoro in sè è molto meno tutelato, la maternità è molto meno protetta.

Congedo per paternità nel mondo

Accanto al congedo per maternità, da alcuni anni è stata elaborata la possibilità anche per i padri di richiedere il congedo per paternità.

E’ evidente come riconoscere ai padri il diritto al congedo per assistere i propri figli contribuisce a un sostanziale cambiamento culturale e apre anche ai padri la possibilità di assumersi la responsabilità di crescere in maniera più partecipe i propri bimbi.

Il congedo di paternità è diffuso nei Paesi economicamente sviluppati, su 167 paesi valutati risulta dal rapporto dell’ ILO che sono 78 quelli che dispongono di questa misura di tutela, di questi 78, solo 70 Paesi pagano il periodo di congedo.

Vediamo  come varia  il congedo di paternità a seconda dei Paesi prendendo in considerazione diverse aree (Paesi economicamente sviluppati, Paesi in via di sviluppo)

  • Il Regno Unito  concede due settimane di congedo di paternità pagato
  • la Slovenia 90 giorni di congedo di cui 15 giorni da prendere prima che il bimbo abbia sei mesi e il resto prima che compia 3 anni
  • in Kazakistan sono concessi 5 giorni ma non retribuiti
  • in Marocco e in Algeria i giorni pagati di congedo di paternità sono 3.

Le mappe mondiali sui congedi

Sempre dal Rapporto è possibile conoscere con precisione i giorni di congedo retribuiti riconosciuti nei vari paesi, che arrivano fino ai 410 giorni concessi in Croazia.

mappa congedi maternità

In Italia sono previsti 154 di congedo, contro ad esempio:

  • gli 84 degli USA
  • i 98 della Germania
  • i 112 della Francia e della Spagna
  • i 126 della Finlandia e Australia
  • i 156 della Danimarca
  • i 194 dell’Irlanda
  • i 240 della Svezia
  • i 315 della Norvegia
  • i 365 della Gran Bretagna

In relazione invece al congedo riconosciuto ai padri, ecco la mappa, e per il quale l’Italia prevede obbligatoriamente solo 1 giorno di congedo.

mappa congedi paternità

Negli altri paesi la situazione è la seguente:

  • 0 giorni in Germania e Irlanda
  • 7 in Croazia
  • 11 in Francia
  • 14 in Gran Bretagna, Danimarca e Australia
  • 15 in Spagna
  • 70 in Svezia
  • 84 negli USA
  • 112 in Norvegia.

Il rapporto dell’ ILO quindi oltre a fotografare la situazione delle famiglie del mondo rispetto alla possibilità dei genitori di ottenere il congedo per assistere i figli in serenità e con la garanzia di una retribuzione, sottolinea e raccomanda come le politiche delle varie nazioni debbano lavorare sempre di più per garantire alle persone queste tutele e per essere di supporto ai datori di lavoro nell’erogazione delle indennità, perchè l’esperienza di diventare genitori non sia discriminatoria, non tolga delle possibilità ma semmai ne aggiunga, sia a chi la vive sia alla nazione che investe sui suoi futuri cittadini.

E voi unimamme, dopo aver letto tale rapporto, come vi sentite?

 

Fonti: www.ilo.org

 

Firma: Gioia Salvatori

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