Il locale dove lo staff è composto solo da persone disabili (FOTO)

Due genitori hanno aperto un caffè gestito da persone disabili.

Unimamme, oggi vi parliamo di una bellissima iniziativa messa in campo da due genitori che hanno deciso di cambiare il mondo a piccoli, ma significativi passi.

Bitty and Beau: un locale favoloso

Il locale Bitty and Beau è una caffetteria come tante altre dove però lo staff è formato da persone disabili.

Alla cassa troviamo infatti Jesse, che ha una paralisi cerebrale e indossa tutti i giorni una corona di fiori, Matt Dean, autistico, invece è ansioso di vendere le borse a chiunque entri dalla porta, ma aiuta anche dietro il bancone e prepara frappè e cappuccini.

 

Trevor Jefferson, un altro impiegato, ha 22 anni, la Sindrome di Down e la tendenza ad organizzare balletti nel mezzo del locale dal momento che il suo sogno è quello di diventare un attore di Hollywood.

“Praticamente è come vedere una lampadina esplodere negli occhi delle persone” dichiara Ben Wright, co fondatore del negozio insieme a sua moglie Amy. Tutti i 40 impiegati hanno qualche forma di disabilità, eccetto i due proprietari.

“Il punto è quello di mostrare alle persone che entrano che chi ha una disabilità intellettuale o di sviluppo può fare molto più di ciò che pensate”.

La coppia ha aperto Betty and Beau nel gennaio del 2016 in Nord Carolina. Dal momento che, inizialmente, il locale era troppo piccolo e la clientela è cresciuta in fretta, i proprietari si sono trasferiti in uno spazio più ampio.

Quest’anno hanno aperto un altro avamposto in Sud Carolina.

“Questo sogno si è realizzato così in fretta e con tanto supporto alle spalle, non l’avremmo mai immaginato” ha dichiarato Amy Wright.

Questa coppia ha 4 figli, i più giovani, Bitty e Beau, di 7 e 12 anni da cui prende il nome il locale, hanno la Sindrome di Down. Amy e Ben hanno aperto il locale anche per dare ai figli un posto di lavoro.

Dodici anni fa, quando è nato nostro figlio siamo stati subito spinti in questo mondo di persone con bisogni speciali. Lo chiamo una sottocultura, perché è qualcosa di simile”.

“Abbiamo visto persone che si sono diplomate alle superiori e che non hanno molto da fare, pochi avevano lavori, anche se ne avevano uno era per poche ore due volte la settimana. Alcuni possono lavorare solo un paio di giorni la settimana e va bene così. Ma noi non volevamo che le cose passassero in silenzio radio per loro, una volta diplomati. Quindi abbiamo pensato di fare qualcosa.”

Prima di aprire il caffè i Wright non sapevano niente di come si gestisse un locale o di industria della ristorazione.

Prima di aprire questo locale Ben lavorava in un’azienda di investimenti, Amy invece dirigeva uno studio di performing arts.

E ancora, prima della nascita dei loro bimbi Amy e Ben non sapevano nulla della Sindrome di Down.

“Abbiamo scoperto che quando ti appassioni di qualcosa puoi imparare qualsiasi cosa su cui concentri la tua mente. Per noi è stato il caffè”.

Ben ed Amy sono ben consapevoli del forte bisogno di lavoro delle persone con disabilità.

Di recente altre aziende hanno compreso i benefici di assumere persone con autismo, come un car wash in Florida dove la natura ripetitiva del lavoro ben si adatta alle persone autistiche.

Amy ha rivelato che da quando hanno aperto sono stati sommersi di cv.

Secondo loro il primo passo da compiere è cambiare il modo in cui i disabili vengono visti dalle persone.

Osservi i clienti e vedi la progressione che stanno affrontando. Quando se ne vanno, penso che se ne vadano cambiate”.

Questo è un posto felice, quando ci vado la mia giornata migliora” garantisce un cliente.

“Loro mi conoscono e io conosco loro” dichiara Baker, un cliente abituale, “è stato fantastico vede alcuni di loro aprirsi, passare dall’abbracciare le pareti a fare il mattacchione con te, tenere su le mani per battere il 5  quando cerchi di farlo loro si spostano e gridano: “preso”!”

“Non bisogna reinventare la ruota, è necessaria solo un po’ di compassione, un po’ di buon senso, un pizzico di creatività” dichiara Ben a Today.

Unimamme, voi vorreste un’iniziativa simile in Italia?

Noi vi lasciamo con un approfondimento su come l’autismo, nel lavoro, possa diventare una risorsa preziosa.

Firma: Maria Sole Bosaia

Notizie Correlate

Commenta