Esogestazione: quei 9 mesi che completano la nascita

Il rapporto mamma-figlio nei 9 mesi dopo il parto continua ad evolversi in modo tale che si compia la crescita del bambino. Una vera gestazione fuori dall’utero .

Bambino e mamma sorridono insieme

Tutte le mamme sanno quanto siano importanti e unici tutti i momenti, i giorni e le notti che compongono (pian, piano!) i primi mesi di vita con nostro figlio. Un tempo in cui si forma il legame e ogni donna si  scopre mamma, ed impara ad esserlo. Il nostro bambino ha bisogno di noi, della presenza e del contatto corporeo.
Secondo alcuni medici e antropologi questo periodo di “educazione sentimentale” per il bambino e la mamma corrisponde ad una vera e propria “gestazione” di 9 mesi, un’altra.

Sul sito Voci di bimbi potete trovare un utile estratto del libro di Lorenzo Braibanti:Parto e nascita senza violenza” che ci aiuta a fare chiarezza. Come possiamo leggere nella scheda del suo libro: Lorenzo Braibanti (1921-1989) è stato dal 1970 il primario di Medicina Generale presso l’Ospedale di Monticeli! d’Ongina (PC), grazie anche ai suoi incontri con Frederick Leboyer, del quale abbiamo parlato in un altro post, ha elaborato un approccio originale e unitario alla gravidanza, alla nascita e allo sviluppo del bambino, in una concezione della medicina in cui si integrano gli aspetti biologici, psicologici e sociali.”

Ecco come Braibanti descrive questi importanti 9 mesi post parto: “Esaurita la gestazione endouterina, il neonato umano si trova in una condizione alquanto diversa rispetto a quella della maggior parte degli animali, in parte assimilabile alle specie nidicole con prole inetta. Nei gradini della scala zoologica più prossima alla specie umana i piccoli presentano alla nascita un grado maggiore di autonomia e, conseguentemente, minore necessità di cure parentali. Il neonato umano invece si trova in uno stato di relativa impotenza. e, come sostiene Hartmann, la ridotta gamma degli istinti lo costringe ad una dipendenza pressoché totale nei confronti dei genitori e, in generale, dell’ambiente circostante.”

Perché succede? “Questo stato evolutivo è messo in relazione, da parte degli antropologi, al peculiare sviluppo del sistema nervoso centrale e al conseguente ingrossamento della capacità cranica. La selezione naturale avrebbe via via favorito la nascita di piccoli ‘prematuri’, con una dimensione della testa e uno sviluppo cerebrale incompleto, rispetto a piccoli più maturi ma che avrebbero potuto essere partoriti solo con gravi difficoltà, a causa dell’abnorme grandezza cranica rispetto a quella del canale del parto. Da ciò deriverebbe il fatto che una parte significativa di ciò che poteva considerarsi l’accrescimento endouterino si trova invece ad avvenire dopo la nascita, restando il bambino nelle prime settimane in gran parte disadattato alla sopravvivenza sia sotto il profilo dell’adattamento motorio, sia dal punto di vista dell’adattamento cognitivo e sociale.”

Da qui la definizione di esogestazione: “Questa ipotesi giustifica la considerazione dei primi mesi di vita come periodo di ‘esogestazione’, di completamento esterno della gestazione endouterina. Tale interpretazione è sostenuta anche dalla comparazione del rapporto gestazione/accrescimento nelle varie specie, che nell’uomo tocca un livello estremamente basso. Ciò nonostante non si deve enfatizzare eccessivamente il carattere passivo e impotente della presenza del neonato nella scena delle prime relazioni sociali.”

Ciò evidenza inoltre l’importanza e l’unicità del rapporto madre-figlio: “i primi mesi di vita rappresentano, come già gravidanza e parto, un momento di sviluppo della personalità materna, sviluppo che va posto in continuità con le fasi precedenti.

Concludiamo, sottolineando come siano esattamente 18 i mesi di “gestazione totale” necessari perchè il bambino sia davvero, perchè ci si sente, un essere a sè rispetto alla madre… <3

Firma: Claudia Lauricella

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