“Le donne sono colpevoli del loro stupro”: dichiarazioni shock nel film denuncia contro gli abusi sessuali

“India’s Daughter”è il film documentario censurato perchè contiene parole agghiaccianti che raccontano la realtà dell’India, dove avviene uno stupro ogni 20 minuti.

Tra qualche giorno ricorre la Festa della donna, e proprio per questa data è stata prevista l’uscita nelle sale di molti Paesi, tra cui Gran Bretagna e Danimarca, del film documentario “Figlia dell’India, proiezione che trae spunto dall’orrenda storia di stupro di gruppo del 2012 su un bus privato a New Delhi.

Ma proprio l’India,  per timore che le frasi offensive dei violentatori intervistati creino un clima di tensione, ha bloccato “fino a nuovo ordine” l’uscita nelle sale cinematografiche.

India’s Daughter“, questo il titolo originale del film, racconta la mentalità degli stupratori indiani ed  analizza i casi di molestie che in questo paese sono di un numero impressionante. Sotto la direzione della britannica Leslee Udwin , la pellicola racconta la violenza di cui fu vittima Jyoti Singh, una studentessa di fisioterapia di 23 anni, massacrata da sei uomini e morta due settimane dopo per le terribili ferite riportate. Il caso sconvolse l’India e obbligò il governo a varare leggi più severe per punire le violenze sessuali.

All’interno del film l‘intervista-choc di Mukes Singh, condannato a morte per la brutale aggressione. Le sue sono frasi offensive e degradanti, proprio per questo il tribunale ha deciso di bloccarne la diffusione.

Ma la Bbc nonostante il divieto ha deciso di trasmettere ieri il documentario, che per questo rischia un’azione giudiziaria.

Le interviste e confessioni choc degli stupratori e assassini: “Era una ragazza mendicante. La sua vita non era di alcun valore”

Gaurav è un uomo indiano di 34 anni e sta scontando una pena di dieci anni per lo stupro di una bambina di cinque anni. Quando la documentarista britannica Leslee Udwin, ella stessa vittima di stupro, gli chiede come era riuscito a oltrepassare il confine tra l’immaginare cosa voleva farle e farlo realmente, lui la guarda come  fosse pazza.

“Era una ragazza mendicante. La sua vita non era di alcun valore” – ha risposto Gaurav.

Leslee ha passato oltre 30 ore intervistando Gaurav e altri stupratori nei carceri indiani, cercando di capire cosa li ha portati a compiere questi gesti. E registra anche le parole di uno degli stupratori di Jyoti, Mukesh Singh.

“Una ragazza è molto più responsabile di un ragazzo per uno stupro. Solo il 20% delle vittime sono brave ragazze,” – ha detto l’assassino con tranquillità.
Jyoti avrebbe dovuto rimanere in silenzio e lasciarsi violentare. Allora l’avremmo lasciata andare dopo essercela fatta e avremmo solo picchiato il ragazzo”.

 Parole agghiaccianti. A causa della brutalità dell’accaduto, lo stupro di Jyoti divenne il simbolo di una India marcia, dove la parità dei sessi seppur garantita dalla costituzione non viene tutelata a dovere. A quel brutale episodio seguirono settimane di proteste, e la straordinaria reazione di migliaia di persone che hanno invaso le strade, sono la vera ispirazione di questo documentario.

Le proteste di allora portarono il governo a rafforzare le leggi anti-stupro, ma il problema non è stato risolto. Solo gli stupri registrati in India sono 1 ogni 21 minuti e la violenza domestica, le aggressioni con l’acido e le molestie sono comuni.

Ho scoperto che questa malattia deriva dalla mancanza di rispetto per il genere femminile”, continua Udwin.Come donna, so che siamo sottovalutate, che gli uomini non ci attribuiscono abbastanza rispetto o valore”.

E’ questo il  motivo per cui Udwin si e’ detta “rattristata” dal divieto ma ha ribadito che non accetterà mai di tagliare i nove minuti di intervista a Singh e che il film uscirà comunque negli altri Paesi.

Così mentre la regista si batte per la diffusione del suo lavoro, il condannato Singh minaccia sulla sua esecuzione dicendo che:

“aumenterà i pericoli per le ragazze indiane. Ora, quando le violentano, non le lasceranno come facemmo noi. Le uccideranno. Prima le avrebbero violentate e poi avrebbero detto: lasciala, tanto non parlerà con nessuno.Ora le ammazzeranno e basta‘.

Care Unimamme, la lotta strenua contro la violenza sulle donne, la lettura di quanto accade in India ogni 21 minuti, le parole riportate, sono davvero agghiaccianti, difficili da commentare.  Secondo voi la scelta dell’India di vietare il documentario è corretta oppure il film è un mezzo ulteriore per combattere questo orrendo fenomeno?

(Fonte: thepostinternazionale)

Firma: Manuela Leone

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