Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili

Nel mondo sono 125 milioni le donne ad aver subito la barbara pratica della mutilazione genitale.

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Oggi 6 febbraio ricorre la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili promossa dall’Unicef.

Nel mondo sono 125 milioni di donne ad aver subito questa pratica vergognosa che riguarda la modificazione parziale o totale degli organi genitali femminili senza giustificazioni di natura medico sanitaria.

Si tratta di un intervento non solo violento, ma anche molto pericoloso che costituisce una grave violazione dei diritti umani.

Ogni anno circa 3 milioni di donne e bambine vengono sottoposte a un simile trattamento e, a rischio, ve ne sono altre 30 milioni nei prossimi dieci anni.

Ci sono alcuni paesi in cui questa pratica è più diffusa:

  • In Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto oltre il 90% delle donne e bambine sono state mutilate dei loro organi genitali

In altri Stati come:

  • Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan e Yemen le donne continuano a subire questa violenza senza accenni di una diminuzione

Le mutilazioni, che comportano danni estremamente gravi alla salute fisica e mentale delle donne, possono essere di 4 tipi:

  • rimozione parziale o totale della clitoride e/o del prepuzio clitorideo (clitoridectomia)
  • rimozione parziale o totale della clitoride e delle piccole labbra (escissione)
  • restringimento dell’orifizio vaginale con la creazione di un tessuto connettivo mediante l’apposizione delle piccoli e grandi labbra (infibulazione). Questa è la forma più grave
  • incisioni bruciature tagli…

Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all’autodeterminazione di ogni bambinadichiara Giacomo Guerrera, Presidente di Unicef Italia.

Diverse e sfaccettate sono le motivazioni che conducono al perpetrarsi di questa barbara usanza applicata dalle comunità:

  • preservare la verginità della donna
  • controllare la sessualità femminile
  • aumentare il piacere maschile

Qualcosa però sta lentamente cambiando. Oggi, in Kenya e Tanzania le ragazzine tra i 15 e i 19 anni hanno meno probabilità di subire questa violenza rispetto alle  loro madri e il tasso di prevalenza del fenomeno si è dimezzato tra le adolescenti in Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria.

A giocare un ruolo fondamentale è l’istruzione, più elevato è il grado di istruzione materno e più c’è la probabilità che le figlie subiscano infibulazioni ed escissioni.

Non bastano le norme, occorre che tutti gli attori – governi, organizzazioni non governative e comunità – promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate all’eliminazione delle mutilazioni così come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, direttamente o indirettamente legate a norme sociali” rincara la dose il Presidente dell’Unicef Italia.

In Italia dal 9 gennaio 2006 le pratiche di mutilazione genitale femminile sono entrate a far parte del codice penale.

Per debellare definitivamente le mutilazioni genitali femminili serve però, come sempre, il contributo e l’attenzione di ciascuno di noi.

 

 

 

 

Firma: Maria Sole Bosaia

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