Giovane si, #coglioneNo: i creativi si difendono!

La campagna del collettivo Zero contro lo sfruttamento economico dei giovani creativi.

Te lo dico onestamente, per questo progetto non c’è budget“, è questa la frase clou della campagna che collettivo Zero ha realizzato in difesa dei lavori creativi: Giovane sì, #coglioneNo. Si tratta di 3 video in cui, con tanta arguzia e intelligenza, vengono messe in scena delle situazioni che purtroppo a noi che facciamo questo mestiere capitano ogni giorno. Eh già, perché non puoi mica pretendere di essere pagato se sei giovane: “devi avere voglia di sacrificarti e poi ti fai un’esperienza da mettere nel curriculum o nel portfolio”. Sì, perché la maggior parte delle volte per un progetto che ti ha portato via ore, tempo, week end ti senti rispondere: “Aaaaaaah, ma avevi capito male! Non te l’avevo detto che era gratis?“.

I video del collettivo, fondato da Stefano De Marco, Niccolò Falsetti e Alessandro Grespan, mettono giustamente a fuoco un problema: provate voi a dire ad un professionista, uno qualsiasi, che siete molto soddisfatti del suo operato e che quella è la porta. Inimmaginabile, vero? Ma vediamo un video, per capire meglio…

 

Si, la risposta alla domanda “Ti sembra una frase da stronzo?”.

Io non è che mi definisco “creativa“: idiota sì, a volte senza ritegno, con qualche sprazzo di lucidità. E non sono più neanche tanto giovane. Però con le parole ci guadagno da vivere e sono una freelance.

Ho scelto questo lavoro perché volevo essere libera: ho sempre considerato il mio tempo come una risorsa preziosa e ora che sono mamma penso che sia addirittura un bene inestimabile. Proprio per stare più vicino a mia figlia e a mio marito (freelance come me) ho deciso che questa sarebbe stata la mia vita: è faticoso, a volte sono sull’orlo di una crisi di nervi, ma so di poter regalare a Paola tanti momenti insieme. Forse quando sarà adolescente mi odierà per esserle stata troppo addosso,  però io sono cresciuta con una mamma che non c’era mai perché lavorava e, credetemi, a distanza di anni la cosa si è sentita.

Purtroppo, accanto a discorsi molti belli e commoventi come quello che ho appena fatto, c’è tutto un altro lato che accomuna la mia generazione: la perenne mancanza di fondi da parte di chi ci deve pagare. Eh sì, perché noi freelance di indeterminato abbiamo solo le incavolature del sapere quando e se verremo remunerati per un progetto portato a termine. I soldi ci spettano: altrimenti per lavorare gratis saremmo andati a coltivare margherite al centro anziani. Insomma dobbiamo, giustamente, concludere un incarico, ma poi il compenso lo vediamo dopo mesi (se va bene).

Il problema è che noi “creativi” non facciamo un lavoro quantificabile. E per questo non possiamo stabilire una tariffa oraria. Una mia amica fa la montatrice a partita Iva. Inutile dire che la pagano una miseria rispetto ai video che deve fare; non ha firmato un contratto e a volte deve fare anche le riprese. L’attrezzatura è la sua e quando chiede un compenso extra, visto che non è nei suoi compiti quello di riprendere e per arrivare nei luoghi degli eventi va con la sua macchina e con la sua benzina, le viene risposto: “Eh, ma non possiamo darti soldi extra, perché lavori durante la settimana“. Ha lavorato anche nei week end, ma pensate che l’abbiano pagata?

Io stessa ho una storia da raccontare: quando ero una studentessa universitaria, scrivevo per un giornale locale. Lo facevo gratis, perché mi avevano promesso che mi avrebbero pagato successivamente per diventare pubblicista. Quando è arrivato il momento, il direttore mi ha detto: “Eh, ma cosa pretendi? Hai un ‘enorme visibilità; l’avessi avuta io ai tempi tuoi! L’unica cosa che possiamo fare è mettere una tua foto accanto agli articoli, così almeno le persone sanno chi li scrive“.  Sapete dove poteva mettersela,vero?

Perciò sono davvero contenta di questa campagna!

Noi lavoriamo come tutti gli altri. Siamo professionisti come tutti gli altri e come tale abbiamo pari dignità, doveri e diritti. Ci facciamo, scusate il francesismo, un culo così ogni giorno. Non abbiamo ferie, malattie, maternità pagati. Lavoriamo sempre.

Eh, ma vuoi mettere con i modelli matematici degli ingegneri? O lo stress dei medici? Loro sì che compiono dei mestieri veri, noi ci divertiamo, a detta di molti…

Mi viene pertanto una domanda: Hitchcock, Picasso, Lucio Battisti, David Foster Wallace quando hanno cominciato le loro carriere erano tutti dei coglioni?  Se fossero vissuti oggi, magari, invece che l’Oscar o il Pulitzer avrebbero potuto aspirare ad una foto su Instagram, come il video che vi abbiamo fatto vedere.

E voi unimamme? Cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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