Il “nuovo inglese” che garantirà il lavoro al 65% dei bambini delle elementari

Il rapporto The Future of Jobs 2016 evidenzia l’importanza delle nuove tecnologie per le professioni future e sottolinea l’importanza del Coding

nuove professioni

Unimamme, internet e la tecnologia, in continua evoluzione offrono nuove opportunità di lavoro, ma bisogna saperle cogliere.

Le professioni del futuro: il coding è il “nuovo inglese” secondo un esperto

Gianmario Verona, diventato da poco rettore dell’Università Luigi Bocconi di Milano, sostiene che, dal punto di vista del marketing, ultimamente, si è verificano una vera rivoluzione.

Una volta si sviluppava un prodotto a tavolino, lo sperimentavi, si organizzava la strategia, designavi il segmento e poi partiva il lancio sul mercato.

Oggi è diverso e finanza e marketing, in particolare, cambiano a causa dei big data.

Dal rapporto The Future of Jobs 2016 emerge che il 65% dei bambini che frequenta la scuola primaria, avrà un lavoro che oggi non esiste.

Secondo Verona il digitale è la nuova elettricità capace però di travalicare ogni settore.

Innanzitutto è fondamentale insegnare ai ragazzi il linguaggio del digitale in modo che loro lo padroneggino bene quando arriverà il momento di lavorare. In quest’ottica

  • il coding è il nuovo inglese 
  • è necessario aprire la mente per sapere come muoversi nel mondo

L’esperto sottolinea che il futuro è votato all’imprenditorialità e alla mobilità. Bisogna fare nuovo business dal momento che ci troviamo in un’era di fermento.

Per quanto riguarda l’industria musicale, per esempio, dopo l’arrivo del downloading e delle libreria come Spotify, ci sono più indie che accedono a classifiche.

Dai risultati del rapporto si evince che l’intelligenza artificiale sta penetrando in settori come cantabilità e finanza, stesso discorso per gli studi legali.

Verona spiega che la tecnologia ha sempre “rubato” lavoro nel breve termine, questo relativamente al breve termine e per un certo tipo di lavoro.

Nel medio e nel lungo termine, invece, amplia lo spettro dei lavoro fattibili e li migliora. Nel 2030 ci saranno 7 trilioni di sensori al mondo, saremo costantemente monitorati, ma bisogna imparare a utilizzare le informazioni.

L’esperto è positivo sul ruolo innovativo di Milano, soprattutto per il bel progetto dello Human Technopole (il polo della ricerca biologica nell’area Expo), ma anche per lo sviluppo delle App che però richiede investimenti.

Infine, dal momento che ci troviamo in un momento di disruption, che dà più accesso, ma fortemente influenzato dalla geopolitica per gli economisti è difficile compiere previsioni previsioni.

Unimamme, cosa ne pensate di questi risultati emersi dal World Economic Forum e commentati dall’esperto Verona su Wired?

Unimamme, noi vi lasciamo con un progetto per insegnare ai bambini la programmazione.

 

 

Firma: Maria Sole Bosaia

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