Ecco perchè in passato i trentenni erano più felici rispetto ai nostri giorni

A che età si è più felici? Una ricerca ha individuato a che età ci si sente più felici, e perché gli adulti di oggi, uomini e donne, siano sempre più insoddisfatti.

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Da uno studio pubblicato sulla rivista di settore Social Psychological and Personality Science è risultato che i trentenni degli anni 2000 sono meno felici rispetto ai trentenni degli anni settanta. Questo studio ha evidenziato come, a partire dal 2010, la correlazione positiva tra l’avanzare dell’età e aumento della felicità sia svanita.

Dati sconfortanti quelli che emergono dalle analisi effettuate da un team di ricercatori statunitensi. La ricerca si è avvalsa dei dati raccolti nel corso di quattro indagini diverse, le quali hanno visto coinvolgere la bellezza di 1,27 milioni di cittadini dello Zio Sam, compresi in una forbice di età che andava dai 14 ai 96 anni.

“Uno studio precedente del 2008” ha dichiarato Jean M. Twenge, coordinatrice dei ricercatori americani della ricerca in questione ” Aveva rilevato che la felicità delle donne era diminuita rispetto a quella degli uomini. Noi ora abbiamo scoperto che è calata in entrambi i sessi, soprattutto dopo il 2010″

All’inizio degli anni settanta del secolo scorso il 38% delle persone di età superiore ai 30 anni non faticava a dichiarare di sentirsi “molto felice”. E da dopo il 2010 la percentuale dei felici è crollata al 32%. Il dato quasi si capovolge quando, invece,  parliamo degli adolescenti e dei giovani, i quali si sentono molto più felici rispetto ai loro coetanei di quarant’anni fa: era il 28% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni a sentirsi felici, mentre dal 2010 il dato è salito al 30%.

Le percentuali diventavano sconfortanti quando si parlava degli adolescenti; solo il 19% degli intervistati si sentiva felice, mentre oggi raggiunge il 23%.

Sempre Jean M. Twenge dichiara: Il nostro tempo, caratterizzato da una cultura pervasa dalla tecnologia, dalla ricerca di attenzioni e da relazioni fugaci, può essere eccitante e stimolante per gli adolescenti e i giovani adulti, ma potrebbe non fornire la stabilità e il senso di comunità di cui necessitano gli adulti. La cultura americana ha sempre incoraggiato le persone a nutrire grandi aspettative e a seguire i propri sogni, due elementi che aiutano a sentirsi bene quando si è giovani. Tuttavia l’adulto medio si è reso conto che i suoi sogni potrebbero non realizzarsi. Di conseguenza un minor livello di felicità appare un risultato scontato. Nelle epoche precedenti le persone mature non si aspettavano troppo dalla vita, invece oggi le aspettative sono così alte che non possono essere soddisfatte.”

Molte ricerche sugli stati emotivi ci descrivono sempre più ansiosi, stressati, tristi. Quest’ultima ci evidenzia come la tecnologia sia sempre più causa di effetti collaterali e non solo l’Eldorado del migliore dei mondi possibili. Bisognerebbe specificare, inoltre, che non si deve parlare felicità, uno stato emotivo di breve durata legato a momenti indimenticabili, ma si deve trattare di serenità da raggiungere e mantenere nel maggior numero dei giorni che compongono la vita di ognuno di noi.

E voi, cari Unigenitori, come vi sentite?

Firma: Davide Testa

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