Parlare ai bambini piccoli riduce le diseguaglianze sociali (VIDEO)

Un progetto, Providence Talk, aiuta le famiglie più povere a sviluppare il linguaggio dei bambini, per consentire ai figli, una volta grandi, di non essere diversi dai coetanei di diversa estrazione sociale.

mamma parla con figlio piccino

Unimamme, si parla spesso di cosa possono fare le mamme per migliorare lo sviluppo del linguaggio dei bambini dimenticando che a volte non è per trascuratezza che i genitori non si dedicano abbastanza a questo aspetto della crescita dei figli, ma per mancanza di strumenti.

Però là dove il singolo non arriva da solo, la società può e deve allungare una mano in suo aiuto come sta accadendo nel New England, dove il sindaco di Providence ha lanciato una curiosa iniziativa: Providence Talk con lo scopo di:

  • favorire lo sviluppo del linguaggio
  • diminuire il divario sociale della popolazione

utilizzando l'”arma” della parola.

Il lessico dei bambini si sviluppa in famiglia

Il Providence Talk trae ispirazione da uno studio compiuto in America negli anni Ottanta. Due psicologi infantili dell’Università del Kansas provarono a osservare come i genitori appartenenti a classi sociali diverse parlavano ai figli:

  • vennero prese in considerazione 42 famiglie
  • i bambini avevano un’età tra i 7 e i 13 mesi
  • 13 erano famiglie di professionisti
  • 10 di classe media
  • 13 famiglie operaie
  • 6 avevano bisogno dell’aiuto degli assistenti sociali

L’esperimento si è svolto in questo modo:

  • gli psicologi visitavano le case 1 volta al mese
  • registravano per 1 ora quello che si diceva in casa

Dai dati, comprensivi di 1300 ore di conversazione è emerso che:

  • tutti curavano bene i figli
  • le famiglie più abbienti parlavano di più coi bambini
  • tra l’86% e il 98% del vocabolario acquisito dai bimbi all’età di 3 anni dipende dal lessico familiare

Purtroppo è stato riscontrato un bel divario sociale tra persone più abbienti e meno, dal momento che a 4 anni i bambini più poveri avevano sentito 30 milioni di parole in meno rispetto ai coetanei di diversa estrazione.

Il lessico delle famiglie più abbienti infatti è:

  • più ricco di aggettivi
  • più ricco di verbi al passato
  • comprende più conversazioni su argomenti proposti dai piccoli
  • presenta parole di incoraggiamento

Purtroppo, come molto problemi sociali, questo dettaglio, con l’andare del tempo, assume distanze praticamente incolmabili una volta arrivati alle scuole superiori.

Migliorare il linguaggio dei bambini poveri combatte le diseguaglienze sociali

Cogliendo l’opportunità di un concorso finanziato dall’allora sindaco di New York Bloomberg, nel 2012 il sindaco Taveras prova a proporre la sua idea per incoraggiare i genitori delle classi disagiate a parlare di più coi loro figli, nel maternese, tipico delle mamme con bimbi piccoli.

Due anni dopo, nel 2014, il progetto finalmente parte ed ecco come funziona:

  • i piccoli vengono dotati di uno strumento, il Lena: Language Environment Analysis
  • questo strumento registra le parole, le riconosce, così come conteggia i turni di conversazione
  • gli assistenti sociali poi misurano i risultati e ne discutono coi genitori
  • i genitori vengono quindi esortati a parlare coi figli, a spegnere tv e pc e leggere libri ai loro bimbi

Il progetto, nel frattempo sta andando avanti con successo e nel 2016 dovrebbero essere addirittura 2 mila le famiglie coinvolte. E se c’è qualcuno che lo critica ritenendolo troppo paternalistico o incline a omologare tutti alla parlata della classe media, le persone che ne usufruiscono ne traggono giovamento.

Poter guardare e commentare insieme dati oggettivi aiuta le famiglie ad essere rassicurate e ad avere una miglior percezione dei progressi, senza però venir giudicati.

Unimamme, voi cosa ne pensate di questa iniziativa?

Dopotutto non deve essere sempre solo la scuola a favorire lo sviluppo del lessico dei piccoli, le famiglie possono fare tanto e il progetto statunitense lo dimostra. E voi parlate tanto coi vostri piccini di pochi mesi?

Dite la vostra se vi va.

 

 

Firma: Maria Sole Bosaia

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