La scuola non ha risorse e allora richiama in cattedra i prof in pensione

Un progetto per aiutare i giovani durante il periodo scolastico.

Insegnante e bambina

Vi ricordate Robin Williams ne L’attimo fuggente? Non so voi, ma io avrei voluto tanto avere un professore di quel tipo a scuola:

  • uno che ti fa imparare ad amare ciò che studi,
  • che ti guidi,
  • ma soprattutto che ti faccia scoprire chi sei quando neanche tu l’hai capito tanto bene.

Purtroppo la scuola italiana non ha molta fiducia nei suoi insegnanti e si sa che, sebbene siano importantissimi, spesso vengano sottopagati e molti rimangono precari a vita. Però, bisogna ricordare che l’aspetto principale della scuola è appunto quello di aiutare i ragazzi, soprattutto quelli che hanno necessità di essere aiutati.

Ecco che allora arriva una buona notizia: la scuola scopre il volontariato per i giovani maggiormente in difficoltà.

Avviene a Brescia: qui, come scrive Repubblica, le scuole reclutano insegnati in pensione per portare avanti progetti bloccati per la mancanza di fondi.

L’idea è di creare un albo ad hoc in cui i professori, ma anche professionisti, come ingegneri e musicisti, potranno inserire il proprio curriculum e poi verranno chiamati a seconda delle esigenze della scuola.

Un’idea sicuramente meritevole, contro la quale, dobbiamo dirlo, qualcuno si scaglia perché sembra la solita soluzione per non pagare chi nel mondo della scuola ancora ci lavora. Anief, l’associazione sindacale che raggruppa docenti e ricercatori, dice: “Dopo la carta igienica pagata dalle famiglie, le minacce di ridurre i riscaldamenti, i ritardi nel pagamento dei supplenti e il tentativo di assicurare gli aumenti di stipendio con il taglio delle attività extra-didattiche, arriva il professore in quiescenza che torna a lavorare senza compenso: la carenza di soldi nelle scuole sta producendo delle soluzioni sempre più ingegnose. Ma che a volte sembrano oltrepassare il buon senso“.

La situazione per la scuola italiana non è rosea, ma se si possono aiutare i ragazzi a non perdersi per strada, magari vale la pena provarci.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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