Una mamma racconta la verità sulle prime settimane con un neonato

Una mamma blogger ha deciso di condividere tutta la verità circa la dura vita delle mamme subito dopo la nascita del figlio tanto atteso.

dura vita delle mamme

Unimamme, oggi vi presentiamo la confessione di una mamma che vuole svelare tutta la verità sulla dura vita delle mamme.

La maternità: tutta la verità sulle prime settimane

Spesso infatti media e coetanee tendono a a presentare una visione un po’ troppo edulcorata di quel che vuol dire davvero la maternità.

Una mamma blogger, Abi Oborne, su Like Real Life ha deciso di condividere il suo pensiero.

Vita con un neonato: aspettative contro realtà

Mentre aspettavo la mia primogenita ho immaginato che le prime settimane dopo la gravidanza sarebbero state come una sorta di vacanza.

Mio marito sarebbe stato a casa e così anche io e, anche se pensavo che saremmo stati stanchi, avremmo visto questo bagliore felice. Ci saremmo guardati amorevolmente negli occhi mentre saremmo andati a zonzo in città con il nostro neonato nel passeggino cantando filastrocche mentre cullavamo il nostro fagottino di gioia per farlo dormire.

In questa fantasia sarei sembrata e mi sarei sentita al massimo. Non sarei sembrata più incinta e avrei trascorso ore a guardare la mia bimba felice. I parenti sarebbero venuti a farci visita e avrebbero tenuto in braccio la piccola. Avremmo riso sui divertenti aneddoti del mio parto.

Sempre su questa falsariga storie in cui facevo cadere le posate nel bel mezzo della cena annunciando improvvisamente: “il bambino sta arrivando”, dopodiché la musica comica di Benny Hill aveva preso il via mentre preparavamo l’occorrente da caricare sulla macchina per andare all’ospedale, saltavamo, correvamo lungo la strada giusto in tempo affinché il piccolo spuntasse fuori in pochi minuti che erano valsi l’aria e il gas.

I parenti sarebbero andati e venuti meravigliandosi della mia naturale attitudine materna, e poi avremmo fatto una passeggiata fuori (io nei miei jeans pre gravidanza) per poi andare a cena in qualche posto dove avrei allattato al seno in pubblico per la prima volta in modo discreto nascondendo la testolina della neonata sotto il mio (non materno) top e usando la mia mano libera per introdurre casualmente un po’ di insalata in bocca. (Ah ah in questa fantasia sto mangiando l’insalata?). Un tale sforzo da multitasking.

Credevo che avere un bambino sarebbe stato duro nello stesso senso per cui il lavoro era duro e che saremmo caduti di peso a fine giornata sul sofà e avremmo coccolato la nostra neonata fino a farla dormire mentre guardavamo la tv e bevevamo un bicchiere di vino.

Immaginavo che anche l’allattamento al seno sarebbe stato semplice e indolore come nelle pubblicità per proseguire con il latte. (Pensiero ironico, perché se allattare è tanto meraviglioso, proseguire con il latte?). Pensavo che il mio bambino sarebbe stato buono buono ad aspettare pazientemente il latte, si sarebbe attaccato come in un sogno e avrebbe fatto le coccole con me mentre io guardavo cadere le foglie da una finestra.

Sapevo che le mie emozioni sarebbero state intensificate per gli ormoni della gravidanza e si sarebbero poi adattati per diventare genitore. Ho immaginato di spazzolar via qualche lacrima di gioia dalla mia guancia mentre guardavo amorevolmente la mia bimba che dormiva.

Bene.

Cosa diavolo stavo pensando? Da dove sulla terra, ho preso queste stupide idee? Lo choc di una vita con un neonato è stato mitigato da un’ amica che mi ha detto la verità sulla sua esperienza, ovvero che è stato il periodo peggiore della sua vita.

Ora, ci sono molte persone che sostengono che non si dovrebbero raccontare storie dell’orrore alle mamme, ma certamente adesso abbiamo creato una cultura riguardo al non dire la verità che è l’equivalente di bendare una coppia e dir loro che li state conducendo in una stanza piena di cuccioli quando, di fatto, li state gettando in una fossa piena di serpenti velenosi.

Sono grata alla mia amica che mi ha detto quanto sarebbero state terribili le prime settimane con il bambino. Mi ha fatta sentire meno in colpa quando, invece di fluttuare su una nuvola ricolma di amore mi sono sentita nel momento peggiore, più orribile, più stressante, doloroso, sanguinante, senza sonno, bagnata di lacrime, con il seno dolorante, di tutta la mia vita.

Sì, sì, ne valeva la pena e avevo un bellissimo neonato ed ero grata e fortunata e tutto, ma oh mio Dio, da dove cominciare?

Cominciamo coi seni.

Al terzo giorno i tuoi seni si sentiranno come se qualcuno avesse scavato tutta la carne all’esterno e, al loro posto, li avesse riempiti con sacchetti di ciottoli pesanti da scoppiare.

A questo punto comincerai a piangere isterica su ogni cosa. Io l’ho fatto. Erano solo gli ormoni ma c’erano tante cose su cui piangere.

Avevo problemi ad attaccare la bimba al seno cosa che ha portato a un intenso dolore mentre allattavo e, alla fine, a una profonda crepa sanguinante sul capezzolo. Allattare al seno non dovrebbe far male ma a me l’ha fatto.

Ha fatto male a dispetto delle informazioni che ho avuto sul corretto attaccamento e il corso speciale prenatale a cui ho partecipato. L’intenso succhiare all’inizio di ogni poppata faceva così male che volevo gettare la bimba attraverso la stanza. Lei era così affamata che spingeva costantemente i suoi piccoli pugni in bocca.

Lei piangeva, piangeva e piangeva, non sapevo cosa fare con lei. Piangeva tra le 5 e le 6 della sera fino a mezzanotte. Se la attaccavo a un seno smetteva di piangere ma il dolore era insopportabile e non potevo tenerla attaccata tutta la notte. Semplicemente non potevo andare avanti con l’allattamento al seno. Ho cominciato ad avere il terrore di ogni poppata e siccome questo avveniva ogni 2 o 3 ore in pratica vivevo nel terrore 24 ore su 24.

Voglio solo dire, a questo punto che una crema Lansinoh e dei video di tutoring su Youtube su come allattare (più accessibili di un gruppo di sostegno all’allattamento al seno alle 3 del pomeriggio), dei paracapezzoli quando le crepe facevano davvero male e pura fortuna mi hanno fatta arrivare alla fine.

E poi c’è anche un sito bellissimo chiamato kellymom per consigli e informazioni. La mia bambina ha imparato ad attaccarsi nel modo corretto in 3 settimane, altrimenti sarei passata alla formula.

Non potevo sopportare oltre. A volte fai tutto quello che puoi ma il bimbo non si abitua. Una volta che l’ha fatto sono stata bene.

Alcune mamme non hanno problemi ad allattare. Alcune certo possono mentire, altre prendere ottimi antidolorifici dopo un cesareo o essere davvero fortunate. Io devo ammettere che nelle prime settimane di allattamento mia figlia è stata la cosa più dura mai fatta in vita mia.

Non ho parlato del travaglio in questo post. Avevo programmato un parto in casa con tanta musica rilassante e una piscina gonfiabile. Alla fine mi sono trovata attaccata a una dubbia macchina di monitoraggio e un travaglio indotto che includeva complicazioni piuttosto traumatiche e un viaggio a teatro per un’operazione dopo la nascita.

Dopo il parto mi sentivo un relitto. Ero enorme come quando ero incinta tranne che più gonfia e sembravo matta. Avevo fatto scoppiare un vaso sanguigno nel mio occhio (che mio marito ha chiamato il mio occhio da Terminator) dopo aver spinto tanto durante la nascita.

Tutto il mio corpo era ricoperto da un prurito come un alveare chiamato rash forse un ennesimo vai al diavolo dal mio sistema immunitario. Sotto era diventato il luogo di qualche misterioso incidente e del dottor Frankenstein come lavoro di applicazione punti. Mi sentivo come se, invece di aver dato alla luce una bambina, avessi dato alla luce a una granata viva, a Edward mani di forbice, a una bobina di filo spinato, a una motosega avviata, a un bastone frullatore, a una grattugia

Ero anemica, spompata, dolorante, traumatizzata, stressata, scoppiavo in singhiozzi per tutto e nulla.

Non importa tutto ciò, però…indovinate un po’…

Hai appena avuto un bambino e sai cosa significa?

Tutti vogliono venire da te per incontrare il bambino (gli avete fatto una tazza di thé mentre svegliavano il bambino, lo facevano piangere te lo riconsegnavano così che le prossime persone potessero arrivare).

Possiamo venire a trovare il bambino? Verso le 3 va bene? Oh Cosa? Dormirai? Bene, sai chi non lo sarà?
Io e il mio bambino.

Dopo tutto quello che hai affrontato, non importa quanto tu ti senta terribile, una notte di buon riposo non è nelle carte.  Nemmeno una media di notti di riposo o di cattivo riposo. Dimenticati del giorno e della notte. La notte non finisce mai e nemmeno i giorni.

Le prime ore del giorno sono di maggior solitudine.

Ho scoperto che le imbottiture per il reggiseno erano ottime per lavar via le lacrime. Merda, ho pianto così tanto. Non è stata davvero l’allegra vacanza che mi aspettavo.

Dopo un po’ ho pensato di aver avuto una rivelazione. Mi ricordo di aver detto al mio povero povero marito che pensava stessi impazzendo, che tutto quello che potevo fare per il resto del suo congedo paterno era dormire e nutrire la bimba. Gli ho chiesto se per il resto del suo congedo paterno  potesse fare tutto il resto, cambiare, coccolare, cullare, vestire, lavare il bambino, il bucato, la spesa, riordinare, cucinare, fare il thé, pulire e lavare la casa.

Invece di andare in giro per giardini di birra divertendomi con mio marito ho avuto qualcos’altro. Quando ho davvero avuto bisogno di lui, come non ne ho mai avuto bisogno, lui c’era e cambiava i pannolini e portava la bimba intorno all’isolato alle 11 di sera in modo che io potessi dormire.

Ricordo di aver detto a mia cognata (piangendo, naturalmente) che doveva essere davvero orgogliosa di suo figlio, perché si stava davvero occupando di noi e non potevo credere di quanto fossi fortunata e a quel punto anche lei è scoppiata a piangere con me.

Poche persone hanno pianto con me. La mia ostetrica ha speso qualche lacrima con me quando ho singhiozzato con lei su quanto trovassi difficile fare tutto e quando ho confessato come avessi gridato: “la vuoi smettere di metterti il pugno in bocca così posso darti da mangiare?” proprio in faccia alla mia bimba.

Un’amica è venuta da Londra per piangere con me (e mangiare cioccolato) una sera quando le ho mandato un messaggio nel pomeriggio dicendole “trovo tutto difficile. Non riesco a smettere di piangere, non riesco ad allattare al seno, aiuto”.

Mia mamma ha pianto con me al telefono ed è venuta  stare con noi per un po’ ed è stato un sollievo. Lei ha fatto cose straordinarie come pulire e riordinare tutta la casa, si è seduta con me durante le notti in cui allattavo e di giorno dicendomi che stavo facendo un ottimo lavoro.

Poi, un giorno, quando sono andata a tirar fuori la bimba dal cesto di Mosè ho visto un sorriso. Lei mi stava sorridendo.

Stava sorridendo al debole, piangente, farfugliante rottame. Quell’idiota che allattava gridando ai bambini  solo qualche settimana prima pensando già di essere una madre orribile.

Posso farlo.

Ora lo so, posso farlo“.

Dopo aver condiviso con voi il post di una mamma che dice basta alle ipocrisie sul corpo delle donne dopo il parto ecco un altro messaggio che tenta di prepararvi a quello a cui andate incontro.

Anche per voi unimamme è stato così? Parlatene con noi se vi va.

Firma: Maria Sole Bosaia

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