“Se ti abbraccio non aver paura”: un viaggio al di là dell’autismo

Un libro che racconta un viaggio speciale di un padre e di suo figlio affetto da autismo. Una storia che è soprattutto un esempio!

Abbiamo parlato recentemente di autismo, perchè il 2 aprile si celebrava la Giornata Mondiale sull’ Autismo, una giornata importante nata per informare e promuovere la coscienza dell’autismo.

La testimonianza che oggi riportiamo riguarda la storia di una famiglia con un figlio affetto da autismo, una famiglia che ha trovato una strada diversa, forte e potente che ha dato grandi speranze e insegnato qualcosa in più sulla vita.

E’ l’esperienza di Franco Antonello e di suo figlio Andrea, affetto da autismo, la cui storia è raccontata nel libro di  Fulvio Ervas  ” Se ti abbraccio non aver paura”.

Già il titolo colpisce  e Franco Antonello racconta in un’ intervista, che questa frase era quella che lui stesso scriveva sulle magliette di Andrea, il quale aveva l’abitudine di abbracciare le persone ” per capire chi veramente fossero“,  e per non spaventare chi veniva abbracciato. I suoi genitori hanno trovato questo espediente di scrivere questa frase sulle sue maglie, che è poi diventata il titolo del libro.

La prima intervista di Franco Antonello a “ Le Invasioni Barbariche” è a dir poco commovente, non solo perchè trapela la forza d’animo di questo padre, così presente e così forte, pieno di speranza nell’affrontare la condizione del figlio, ma perchè riesce a comunicare una prospettiva da cui osservare l’autismo, una prospettiva di contatto profondo con suo figlio Andrea, e con le sue difficoltà espressive quotidiane, come un contatto con un individuo “altro”, con un mondo “altro” da accettare.

Proprio di accettazione parla la madre di Andrea, l’accettazione delle modalità espressive di un figlio che ha modi comunicativi personali e seppur difficili da comprendere, speciali, suoi.

La storia raccontata nel libro è frutto del viaggio che Franco Antonello ha deciso di intraprendere con Andrea, un viaggio da Miami, attraversando il Messico, fino in Brasile. Un’occasione per Andrea di entrare in contatto con luoghi e con popoli diversi, immergendosi in situazioni a lui sconosciute, un viaggio di scoperta di sé per entrambi, anche per il padre che in questo contatto stretto e continuo con il figlio racconta di aver trovato una nuova forza, un nuovo coraggio che sbaraglia la paura e dà il desiderio di continuare ad andare avanti.

Siamo così abituati a percepire gli accadimenti più difficili della vita, quelli che ci mettono a dura prova, come qualcosa di nefasto, che osservare e sentir raccontare a qualcuno della propria esperienza di contatto col dolore e con la paura come qualcosa che ha invece illuminato una strada nuova fatta di amore e di scoperte, che davvero si finisce coll’interrogarsi sul senso della cose, della vita.

Non è questo un tentativo di fare della filosofia d’accatto, è più un’emozione che riporto dopo aver ascoltato l’ intervista di Franco Antonello, aver osservato il suo sguardo, aver sentito quanto superamento di sé c’è nell’amare davvero qualcuno, e quanta energia tutto ciò sprigioni, pur nella difficoltà che c’è nella vita quotidiana per chi ha un figlio autistico.

Ma è un figlio e ha un suo mondo, sorprendente e pulsante, emotivo ed emozionato, difficile da comunicare magari  ma c’è,  e questo sforzo dei suoi familiari di accogliere quanto arrivi da Andrea è sicuramente un gesto d’amore profondissimo e un atto di curiosità (la curiosità profonda, quella di chi scopre e si meraviglia), che conduce appunto oltre se stessi, alla scoperta dell’altro, che in questo caso è anche un figlio.

Franco Antonello negli anni ha anche creato una Fondazione, che si chiama “I bambini delle fate”, che si occupa di finanziare progetti dedicati ai bambini con disabilità.

Per chi di voi si fosse appassionato a questa storia, guardate anche la più recente intervista, sempre a “Le Invasioni Barbariche”, fatta questa volta al padre e al figlio, in cui si tirano un po’ le somme del successo del libro, che ha travalicato i confini nazionali…ma ne eravamo certe!

Firma: Gioia Salvatori

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