“I luoghi comuni della maternità che non sopporto”: lo sfogo di una mamma

Lo sfogo di una mamma vuole sfatare alcuni luoghi comuni sulla maternità: bisogna avere il coraggio di dire la verità, essere mamma soprattutto all’inizio è tosto.

“All’inizio della Quaresima di quest’anno, ero mamma privata dal sonno di un bambino di 3 mesi. Ho pubblicato uno status su Facebook in cui ho detto “Per la Quaresima, sto rinunciando al sonno. #neomamma”.

Divertente, no?

Ha ottenuto 45 likes e diversi commenti da mamme e papà dispiaciuti e empatici che dicevano: “Amen!” o “Pezzo di torta!”. Hanno capito la mia battuta. Hanno capito che come genitore, si deve cercare di trovare l’umorismo praticamente in tutto o non si sopravviverà.

Ma poi ho visto questo commento:

“So che suona come una grande cavolata, ma davvero mancheranno la coccole a tarda notte una volta che ci si invecchia. Quindi, anche se fa schifo ora, cercare di sopportarlo.

Ho messo “mi piace” al commento, ma in realtà, ho odiato il commento. Davvero mi ha fatto incazzare.”

Inizia così la sfogo di Rachel Farrell, una mamma blogger americana. Ed è comprensibile.

Da quando sono diventata madre ho imparato molto. Molto di più di quello che ho letto sui libri e di ciò che mi veniva detto da chi ci è passato prima di me. Una mia cara amica è incinta e la vedo così felice che non riesco a dirle: “Non hai idea di quello che ti aspetta“. Vorrei metterla in guardia su ciò che succederà, ma penso anche che non ne abbia bisogno: se ne renderà conto da sola.

Il problema è sempre quello: se una donna ha un figlio non ha alcun motivo di lamentarsi, perché la maggior parte delle volte è stata una scelta ed è una mancanza di rispetto nei confronti di chi non ha mai provato una gravidanza.

La maternità è a volte ipocrita. Le madri spesso lo sono. Ragionano spesso per frasi fatte (per fortuna non tutte), già sentite, già pre-confezionate. Da quando poi i social ci hanno messo del loro si leggono delle cose aberranti proprio nel web.

Per chi non lo sapesse la parola ipocrita deriva dal greco upocrités, che significa “attore”. Un attore, per definizione, finge di essere qualcun altro. Io credo che ci siano davvero delle madri che accolgono tutti i compiti della maternità con gioia, ma ce ne sono delle altre – tra cui io – che a volte ne sentono il peso e non hanno il bisogno di raccontarsi frottole.

Tornando a Rachel, lei spiega molto bene il perché quella frase le ha dato fastidio. Lei non ha detto che non stava accettando il fatto di non dormire, semplicemente ha detto la verità. E poi aggiunge che “non dormire” non significa “coccole a tarda notte”, perché spesso significa urla, pianto disperato di un bambino che si contorce e che non vuole coccole, ecc. Non si può dire che tutti i momenti della maternità siano divertenti, ma usando le sue parle “alcuni fanno davvero “cagare””, e cita i capezzoli sanguinanti, i cambi di pannolino a distanza di pochi minuti, svegliarsi dopo mezz’ora che ci si era addormentate perché il bambino ha ad esempio perso il ciuccio. Ammettere queste cose non significa non apprezzare la maternità o i figli. 

Rachel, ma come lei molte mamme, ha avuto giorni e notti in cui ha pensato “voglio dormire” oppure “voglio solo stare da sola“, ma il pensiero successivo è poi stato “dovrei godere di questi momenti – lo dicono tutti di godere di questi momenti!” e così aumentava il suo senso di colpa.

“Sì, lo so, e sono d’accordo: La maternità è preziosa. I bambini sono i miracoli. Il tempo passa troppo in fretta. Le giornate sono lunghe, ma gli anni sono brevi. E so che ci sono innumerevoli donne nel mondo che morirebbero per avere un bambino che le tiene sveglie tutta la notte.” scrive, ma aggiunge che ciò che spesso la gente non capisce è che si può godere del proprio bambino e al tempo stesso desiderare che dorma, si può essere grate di essere mamme ma avere ancora voglia di sentirsi come un essere umano. 

La maternità non deve essere tutto o niente.” ed è vero perché la maternità è fatta anche di momenti difficili, e sentirsi dire “passerà” non li fa passare.

Ecco, a me il “passerà” sa tanto di risposta pronta per l’uso. Non è consolatoria, non tira su proprio per niente.

Probabilmente sarebbe meglio un come ti senti?“, “posso fare qualcosa?“, oppure “ti capisco, non sei sola“. Questo dovrebbe sentirsi dire una mamma: che è compresa ed accettata. Non giudicata o che non apprezzi quello che ha (che non è assolutamente dato per scontato, lo so).  Cominciamo a raccontarci la verità. Essere madri è dura, molto, a volte. Non è la passeggiata di fiori e violini che dipingono. Ora che lo sappiamo possiamo anche fare un bel respiro e non sentirci dei mostri.

So che non avrà sempre bisogno di me. So che non sarà per sempre piccolo. So che le fasi più difficili della genitorialità non dureranno per sempre. So che non sarò in grado di coccolarlo per sempre. Lo so.

Coccolo il mio bambino tutte le volte che posso, e lo assaporo, perché anche se è solo 35 settimane di vita, è già troppo occupato a scoprire il mondo invece di sedersi ancora con me molto spesso.

Mi commuovo quando lo cullo, travolta dall’amore viscerale che ho per lui.

Inspiro il suo odore di bambino e gli bacio le guance paffute, le cosce e la pancia un centinaio di volte al giorno.

Mi dispiace quando diventa troppo grande per i vestiti o aumenta di una taglia il suo pannolino.

Mi sciolgo quando lo vedo accendersi quando suo padre entra nella stanza.

Quando lui mi sorride, penso, “Il mio cuore non può essere più colmo.”

Quando lui “parla” con me, fornendo tutte le espressioni facciali e le pause drammatiche di un adulto, rido così forte che le mie guance mi fanno male per il sorridere.

Quando si rilassa tra le mie braccia, faccio un sospiro di sollievo – ha bisogno di me e io posso fare qualcosa, qualunque cosa sia in quel particolare momento, meglio.

Piango mentre scrivo tutte queste cose, perché il mio cuore si gonfia pensando a tutto il divertimento che abbiamo avuto, e che abbiamo ancora da provare.

Così, me lo sto godendo. Per la maggior parte.

Ma solo perché, per una notte, potrei voler porre il mio bambino a dormire, invece di tenerlo in braccio, ciò non significa che io  non sopporto. Significa solo che sono stanca.”

Conclude così il suo sfogo questa mamma, e voi unimamme cosa ne pensate? Vi è mai capitato di lamentarvi perché stanche e di non essere capite, o peggio criticate?

Firma: Valentina Colmi

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