Asl condannata a risarcire 2 mln di euro a una bimba nata cerebrolesa

Malasanità, la Asl di Viterbo è stata condannata a risarcire 2 milionidi euro alla famiglia di una bimba nata cerebrolesa a causa del ritardo dei sanitari a sottoporla a parto cesareo

bambina cerebrolesa risarcita da asl

Spesso i casi di malasanita’ rimangono impuniti, ma a volte si ottiene giustizia, anche se non sara’ mai sufficiente. L’importante e’ che sia un deterrente e un monito per chi opera nell’ambito della salute.

La Asl di Viterbo è stata condannata a risarcire ben 2 milioni di euro alla famiglia di una bambina cerebrolesa per un errore commesso dai sanitari. La bimba, infatti, sarebbe rimasta senza ossigeno al cervello per diverso tempo.

Bambina cerebrolesa perche’ rimasta senza ossigeno al cervello alla nascita: Asl condannata

È il 2010 e una donna si reca nell’ospedale dove ha deciso di dare alla luce la sua piccola ma qualcosa va storto, medici e paramedici – nonostante i vari monitoraggi ai quali è stata sottoposta nei giorni precedenti dai quali, tra l’altro, non si evidenziava alcuna sofferenza fetale – sottovalutano le sue condizioni e la lasciano in attesa prima di ricoverarla in terapia intensiva e sottoporla, poi, a parto cesareo. La bimba, ahinoi, rimane senza ossigeno al cervello e nasce con danni cerebrali.

Sono passati 5 anni ma il giudice della I Sezione civile, Federico Bonanno, condanna la Asl di Viterbo a risarcire la famiglia della piccola con 2 milioni di euro, niente a confronto del danno permanente causato agli stessi e alla gioia loro negata ma, almeno, è stata riconosciuta la colpa del personale sanitario incapace, in quell’occasione, di valutare la situazione della donna giunta in ospedale.

Nella sentenza si legge «Il ritardo nell’esecuzione del cesareo e nel ricovero in terapia intensiva hanno cagionato l’ipossia fonte dei danni cerebrali» e anche «I monitoraggi precedenti al giorno del parto e quelli effettuati lo stesso giorno indicavano parametri vitali e nessuna sofferenza del feto», il tutto ad avallare la tesi del giudice che sostiene la superficialità del personale sanitario ad affrontare il caso soprattutto in virtù del fatto che la donna, mamma della piccola, si era recata ben altre due volte presso lo stesso ospedale per problemi durante la gravidanza. A tal proposito il giudice Federico Bonanno, nel suo provvedimento di solo cinque pagine, scrive: «Il periodo tra l’arrivo al nosocomio e il ricovero in terapia intensiva doveva necessariamente essere reso più breve dai sanitari che conoscevano le condizioni della madre e del feto essendo la mamma stata ricoverata per due volte prima della nascita della bambina».

Il risarcimento di 2 milioni di euro, 1,5 milioni necessari per le cure della piccola e 500 mila per i genitori, è “immediatamente esecutivo”.

I legali della famiglia riguardo la sentenza dichiarano: «Speriamo che la Regione Lazio provveda al risarcimento. I soldi serviranno tutti per migliorare le condizioni della piccola».

Tanti sono i casi di masanità nel nostro Paese, ricorderete senz’altro la triste storia della mamma di Nicole, la neonata morta in ambulanza verso la quale sembra proprio essersi accanita la sorte oltre che la Sanità. È il momento di dire basta. Basta al delirio di onniscienza di alcuni sanitari. Basta agli errori umani. Basta a sottovalutare le condizioni di chi si reca in ospedale per chiedere aiuto. Basta!

E voi unimamme cosa ne pensate di questo ennesimo caso di malasanità? Vi sembra normale che ancora oggi, con tutte le apparecchiature all’avanguardia, venga negato il diritto alla vita?

 

(Fonte: corrierediviterbo)

Firma: Francesca Nicoletti

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