Per avere dei figli felici i genitori devono fare dei sacrifici?

Non sempre è vero che a una mamma felice corrisponda un figlio felice, anzi, spesso, è proprio il contrario. Leggiamo cosa sostengono gli esperti.

bimbi feliciA una mamma felice corrisponde un figlio felice, o perlomeno è quello che si dice. Per cui se questo adagio è vero bisogna comprendere quanto sia importante il benessere della mamma per una crescita felice del bambino. Tutto ciò si sosteneva, inizialmente, per sottolineare quanto sia penalizzante per il bambino appena nato lo stato di depressione post partum in cui piombano molte donne. Una mamma in preda a depressione non è capace di soddisfare le esigenze del bimbo che cresce, dal semplice allattamento ai giochi.

Ad oggi, però, la frase “mamma felice, bambino felice” è diventata un eufemismo poiché purtroppo molte mamme, e papà, mettono il loro benessere avanti a quello dei propri figli. Tanti, troppi i genitori che non seguono il ritmo naturale del bambino cercando di fare adattare i loro piccoli ai propri orari. Molti genitori fanno saltare la poppata notturna ai loro piccoli perché non vogliono spezzare il loro sonno notturno ad esempio.

I figli vengono prima di noi

Un genitore, in quanto tale, deve riuscire a mettere in primo piano le necessità dei figli. Tutto il resto dovrebbe essere secondario. Sono gli orari e le abitudini di mamma e papà che devono adeguarsi a quelle dei piccoli.

Non è vero che un bimbo è felice se lo sono i suoi genitori, ma lo è quando i suoi bisogni vengono soddisfatti e questo, purtroppo, non è facile da comprendere per le donne che soffrono di depressione post partum e neanche per le persone egocentriche.

È vero che due eminenti pediatri hanno indicato come poter evitare la poppata notturna ma, gli stessi dottori, hanno sottolineato che il tutto deve essere fatto in modo graduale e accorto.

Le ultime ricerche hanno dimostrato, ad esempio, come la tecnica del lasciar piangere il bambino prima di addormentarsi, o in caso di risveglio notturno, che promette nel giro di 2 o 3 giorni che il bambino smetta di farlo e che quindi si sia abituato o abbia capito che così deve essere, sia in realtà deleteria psicologicamente per il bambino, e danneggi la sincronia mamma-bambino necessaria per un attaccamento sicuro e la futura gestione delle emozioni da parte del figlio. I ricercatori hanno infatti dimostrato che ciò determina un distacco mamma-figlio difficilmente recuperabile, ma soprattutto il livello di cortisolo (ormone legato allo stress) nonostante i bimbi smettano di piangere rimane comunque alto, con tutte le conseguenze che ne seguono.

Fare adeguare il bambino alle esigenze delle mamme e dei papà, in realtà, produce benessere solo nei genitori che continuano a vivere come se niente fosse cambiato. Vi sono mamme che non riescono a dedicarsi in toto ai propri figli, poiché ritengono inconsciamente che il loro piccolo, con quel pianto fastidioso e snervante, voglia manipolarle.

Un’altra ricerca riportata su The Stir. condotta su un campione di bambini e adolescenti ha evidenziato come siano in aumento i casi di disturbi mentali. Ben il 40% dei bambini sono stati classificati come esseri insicuri e, molto probabilmente, la causa va ricercata proprio nella scarsa attenzione ricevuta durante la crescita proprio dagli stessi genitori.

Quello che si semina si raccoglie. È importante rendersi conto, per evitare problematiche future, che i bambini hanno bisogno di cure, di considerazione. Non è sempre vero che a un genitore felice corrisponde un figlio felice, la verità è che entrambi sono contenti quando i piccolo vengono curati, supportato e amati, e i genitori si sentono utili e necessari per la loro cura.

E voi unimamme cosa ne pensate a tal proposito? Credete anche voi che i bimbi abbiano bisogno di cure, anche a costo di sacrifici, oppure pensate che gli stessi debbano abituarsi ai ritmi dei genitori?

Firma: Francesca Nicoletti

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