Una mamma aiuta le neomamme a trovare la “forza” per allattare

Per le mamme di città, in periodi impegnativi come il post partum e l’allattamento al seno, è facile sperimentare l’isolamento e l’alienazione. Per aiutare queste donne in difficoltà è stata chiesta la collaborazione proprio di mamme come loro.

mamma peer counsellorIl gesto di allattare al seno il proprio bambino ha conosciuto nel corso degli anni un cambiamento che lo ha portato dall’essere un evento naturale del mondo dei mammiferi (anche l’essere umano appartiene a questa categoria) all’essere un gesto tecnico, con regole, orari e tabelle.

Nelle grandi città come Roma inoltre le mamme che si trovano in difficoltà sperimentano, purtroppo di frequente, l’isolamento e l’alienazione.

I servizi territoriali come i Consultori Familiari hanno cercato di lavorare in direzione di un coinvolgimento delle mamme per contrastare proprio questa emarginazione.

I principali servizi offerti alle mamme dal Consultorio Familiare a titolo gratuito sono:

  • controllo della salute in gravidanza
  • corsi di preparazione alla nascita
  • sostegno all’allattamento
  • controlli in puerperio
  • spazio famiglia
  • educazione sanitaria

Per quanto riguarda il sostegno all’allattamento, oltre a predisporre dei giorni settimanali di consulenza, alcuni consultori hanno ospitato dei corsi per “Peer counsellors”. Quello che ho seguito personalmente è stato tenuto presso il consultorio di via dei Levii, appartenente al territorio della ASL RomaB, nominata nel 2015 “Comunità Amica dei Bambini per l’allattamento materno”, dalle ostetriche OMS/UNICEF Celeste Vecchione e Silvana Brucchi.

Cosa vuol dire essere una mamma “peer counsellor”?

La figura della “peer counsellor” è riconosciuta dalla stessa OMS ed è menzionata nella “Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini”.

Viene indicata come: Persona preparata per rafforzare la fiducia della madre nell’allattare, migliorare i metodi di allattamento e prevenire e risolvere eventuali problemi”. 

La caratteristica fondamentale è che dal punto di vista tecnico la peer counsellor non è una professionista ma semplicemente una mamma, adeguatamente formata, che ha avuto la fortuna di avere esperienza diretta sull’allattamento con:

  • 6 mesi di allattamento esclusivo al seno
  • allattamento continuativo oltre l’anno di vita del suo bimbo

Questa figura opera ovviamente a livello volontario e non deve sostituirsi alle figure professionali esperte in allattamento.

La sua missione fondamentale è, seguendo le linee guida OMS/UNICEF, aumentare l’autostima e la fiducia in sé della mamma.

Non essendo una professionista ma una consulente alla pari, una mamma che comunica con un’altra mamma, la peer counsellor avrà dei limiti nel suo operato, che possono essere:

  • limiti personali (riguardanti le competenze, le emozioni, l’organizzazione)
  • limiti della mamma (a volte è lei che mostra quando ci dobbiamo fermare e non insistere ulteriormente)
  • limiti oggettivi, posti da uno specifico problema di allattamento

E’ fondamentale all’inizio della consulenza presentarsi rendendo chiaro il proprio ruolo di “mamma consulente alla pari”, specificando di non essere un operatore sanitario.

Se la mamma chiede informazioni che esulano dalle competenze della peer, che vanno oltre la normale fisiologia dell’allattamento o esulano addirittura dal tema allattamento, bisogna indirizzarla alle figure professionali adeguate a rispondere alle sue domande.

Ci sono figure che hanno accumulato conoscenze e pratica clinica come le Consulenti della Leche League o le Consulenti Professionali in Allattamento Materno (IBCLC).

I punti fondamentali dell’intervento di una mamma peer counsellor sono invece:

  • assicurarsi che il bambino sia nutrito adeguatamente e stia crescendo bene
  • assicurarsi che la madre sia a suo agio con l’allattamento
  • offrire un modello di normalità a cui la mamma può fare riferimento

Ma soprattutto

  • ascoltare
  • sostenere
  • rinforzare

Andiamo a vedere il significato del temine “sostegno”in questo rapporto da “mamma a mamma”.

Mamme peer counsellor per il sostegno

Ci sono dei punti da rispettare in modo che quello offerto sia realmente un sostegno e non un’ulteriore umiliazione. Possono essere riassunti nel seguente modo:

  • ascoltare senza pretendere di trovare soluzioni o fare “miracoli”
  • ascoltare incondizionatamente senza giudicare e senza raccontare la propria storia
  • aiutare la mamma ad individuare le sue alternative, non dirle quali alternative scegliere
  • aiutare la mamma a scoprire la propria forza e a scoprire che può aiutare se stessa, non prendersi le responsabilità al posto suo

La peer counsellor, formata in questo modo, diventa un supporto per i servizi territoriali spesso oberati di lavoro, per arrivare dove non riescono ad essere sempre adeguatamente presenti.

E’ possibile dar vita anche a dei gruppi di sostegno per l’allattamento al seno, che possono essere un’incredibile risorsa per le mamme socialmente isolate. Un gruppo di sostegno può essere costituito inizialmente da un operatore sanitario, da un gruppo di madri che considerano importante l’allattamento al seno, da un gruppo di mamme che si sono conosciute nel consultorio prenatale o in occasione del parto e hanno intenzione di continuare a incontrarsi e aiutarsi.

Il gruppo ha bisogno di qualcuno che sia accuratamente informato sull’allattamento al seno, questa persona potrebbe essere un operatore sanitario fino a quando qualcuna delle madri del gruppo sia diventata abbastanza esperta da sostituirlo.

Il gruppo stabilisce incontri periodici in un luogo che può essere la casa di una mamma o un luogo pubblico della zona. Gli argomenti di cui si discute riguardano in genere i vantaggi dell’allattamento e le difficoltà da superare.

Ovviamente le mamme possono aiutarsi anche in altri momenti, possono farsi visita quando sono preoccupate o depresse perché non riescono a risolvere un problema.

Sicuramente le mamme che come me hanno avuto la fortuna di allattare il proprio bambino oltre l’anno di vita devono condividere con altre mamme questa esperienza. Ogni mamma però deve pensare che può essere una risorsa per le altre, anche se ha delle difficoltà, perché queste possono essere un motivo di incontro e di scambio di informazione con altre mamme.

L’invito è ovviamente esplicito ed è quello di cercare di non rimanere isolate e di creare dei gruppi di sostegno tra mamme sempre più grandi. Se pensate di non farcela nemmeno a uscire di casa provate a contattare la struttura territoriale a voi più vicina per cercare qualche mamma che venga a farvi visita.

Voi unimamme che ne pensate di questo “sostegno alla pari”? Pensate che sia una risorsa da sfruttare?

Firma: Francesca Peluso

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