Mio figlio e i suoi capricci: ma come devo fare?!

I capricci dei bambini mettono a dura prova i genitori. Qual è il corretto atteggiamento? Come intervenire e quando?



Come molte donne non ancora mamme, ogni volta che vedevo un bimbo fare capricci a oltranza, mi dicevo: “No, no a me non succederà. Io forse saprei…, io forse direi…”.

Quel “saggio” forse che mi balenava nella mente era il segno della mia consapevolezza che, come in ogni situazione della vita, bisogna ritrovarsi per sapere davvero cosa ci succederà.

Perchè il rapporto con il proprio bambino è soggetto a tantissime variabili, non ultime la stanchezza e la mancanza di lucidità che ci impedisce, a volte, di agire e di reagire come dovremmo e vorremmo, invece di fare semplicemente, e umanamente, ciò che in quel momento riusciamo a improvvisare.

Il momento dei capricci ne è un chiaro esempio: spesso sappiamo che dovremmo essere decisi e continuare sulla linea del no, ma la stanchezza ce lo impedisce.  Per non parlare poi del dubbio, anche questo umanissimo, che si può insinuare: ” E se poi lo faccio soffire?”.

Allora che fare? Quando è invece non solo è  utile ma anche necessario continuare ad essere fermi e non “contrattare” con il nostro bambino, che può anche sembrare un adulto ma di fatto non lo è?!?

Personalmente ho trovato utili i consigli e le riflessioni della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale che possono aiutare orientarci, proprio come una bussola, tra i capricci dei nostri bambini e la nostra fragilità, nonchè stanchezza.

Quando iniziano i capricci?
I capricci sono una caratteristica di quasi tutti i bambini quando arrivano ai 2 anni, età in cui si stima che in media uno su cinque li fa almeno due volte al giorno. Non si può invece parlare di capricci prima dei 5-6 mesi di età.

Qual è il profilo di un bambino capriccioso?
Ecco alcune caratteristiche:

  • è difficile da sopportare,
  • non segue le regole,
  • non collabora,
  • protesta per qualsiasi cosa,
  • non è in grado di dare un senso a ciò che vuole,
  • spesso dice semplicemente “voglio!” oppure “no!”.

Capita allora che i genitori, non sapendo bene come comportarsi, assecondino il piccolo e cedano a tutte le sue pretese, viziandolo. Un esempio è quello della mamma che ha ripreso da poco il lavoro e, quando rientra a casa, sentendosi in colpa per l’assenza, tende a concedere tutto al suo bambino pur di non contrariarlo.

Incide, come dicono molti, tenerlo in braccio da piccolo?
Contrariamente a quello che si pensa, tenere invece in braccio un bimbo non è un sistema per viziarlo.

Se si è troppo permissivi, cosa succede?
Se non si corre ai ripari, il bambino viziato avrà dei problemi, specialmente dall’epoca della scuola in poi:

  • sarà poco accettato dagli altri coetanei, perché troppo egocentrico e arrogante,
  • sarà mal sopportato dagli insegnanti perché troppo insistente e poco docile.

Gli stessi genitori avranno difficoltà a volergli bene proprio per il suo comportmento. Alla lunga un bambino viziato diventa infelice e riduce la sua resa scolastica perchè non motivato; l’essere viziato lo allontanerà sempre più dall’affrontare i problemi della vita di tutti i giorni.

Come dovremmo comportarsi?
Cercate la collaborazione
per le regole importanti: fate in modo che vostro figlio segua le regole (non più di una ventina) che avete impostato già da piccolo, molto prima dell’inizio della scuola. Alcune regole utili sono, per esempio:

  • stare nel seggiolino in auto,
  • non picchiare gli altri bimbi,
  • andare a dormire e alzarsi dal letto all’ora giusta.

Su queste regole siate intransigenti: non c’è motivo di discuterle.

E se piange?
Aspettatevi che il bambino pianga
, ma sappiate distinguere distinguete tra necessità e desideri.

Il bambino piange per necessità se ha dolore, fame e per paura, in questi casi rispondete subito alla richiesta.

Se invece piange perchè desidera qualcosa, potete decidere se accontentarlo o meno.

Se piange per capricci, ignoratelo, senza assumere atteggiamenti aggressivi o denigratori. Coccolatelo di più se sta passando un momento di frustrazione maggiore per i vostri dinieghi, ma non dategliela vinta al momento dei capricci o dei pianti.

Che rapporto dovremmo instaurare con il nostro bambino e da quale età?
Non pretendete un rapporto paritario col bambino finchè non è diventato adulto:

  • all’età di 2 anni non esagerate a parlare troppo di regole al piccolo, che non le prenderebbe sul serio;
  • a 4-5 anni potete cominciare a parlare di disciplina al bambino, però sappiate che egli manca del giudizio necessario a stabilire le regole.
  • Dall’età di 14-16 anni un adolescente può discutere di disciplina coi genitori e insieme a lui potrete stabilire norme e punizioni.

Quali comportamenti è opportuno che io gli insegni?

  • Insegnategli a giocare da solo: il vostro compito è quello di fornirgli giocattoli, libri utili, suo compito è di utilizzarli bene per divertirsi. Anche se state insieme a vostro figlio per parecchie ore al giorno, non è necessario che siate il suo compagno di giochi fisso, né tantomeno è utile garantirgli sempre un coetaneo per giocare; se siete occupati, insegnategli a giocare anche da solo; a un anno di vita un piccolo può stare da solo anche per 15-20 minuti di tempo.
  • Insegnategli ad aspettare: aspettare serve per accettare meglio la frustrazione. Il bambino gradualmente deve imparare a non avere immediata gratificazione per quello che fa, come poi succede nel mondo degli adulti. Non sentitevi in colpa se dovete far aspettare il bambino in certe occasioni (per esempio, quando siete al telefono o state parlando con altre persone); l’attesa non danneggia la crescita psicologica del bambino, anzi serve a rafforzarla.

Cosa ricordare nel momento dei capricci:

  • Portatelo lontano dall’oggetto o dal motivo del capriccio, distraendolo con un gioco preferito o con una situazione diversa, per lui attraente: per esempio, se vuole giocare a tutti i costi con i coltelli in cucina, portatelo nella sua cameretta e dategli il suo orsetto preferito.
  • Se il capriccio continua e il bambino piange e sbraita e si butta per terra, o addirittura picchia la testa contro il pavimento, o vuole picchiarvi, provate a “placcarlo alle spalle stringendolo a voi, ma impedendo che si dimeni e tenendolo ben fermo per almeno mezzo minuto: è facile che il piccolo, così bloccato, si calmi e smetta la piccola crisi nervosa”.
  • Se non sente ragioni, portatelo nella sua stanza o in un angolo e lasciatelo lì a sfogarsi, dicendogli che potrà tornare da voi quando gli sarà passata la rabbia; siate molto inflessibili nel lasciarlo in castigo, anche se potete andare ogni 10-15 minuti a controllarlo, ma senza cedere alle sue richieste.   

E a proposito di tempo…
Concedete tempo a vostro figlio
, ma ritagliatevene anche per voi: le necessità basilari del bambino (amore, cibo, sicurezza) sono prioritarie, ma anche la vostra vita è importante. E’ comunque importante non solo la quantità di tempo che dedicate a vostro figlio, ma soprattutto la qualità, cioè il modo di interagire e confrontarsi e dialogare con lui; cercate ogni giorno di concedergli questo tipo di tempo, evitate invece di stare continuamente con lui, rinunciando ai vostri spazi: ne potrebbe andar di mezzo il vostro rapporto di coppia. Il bambino deve imparare ad aver fiducia in voi anche senza avervi sempre vicini.

E quindi care unimamme, trovate il tempo di leggere questi consigli con calma. Fateli vostri e ricordiamoci che anche quella del capriccio è un’occasione di crescita…per entrambi! 😉

Firma: Claudia Lauricella

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