I movimenti fetali visti con la MRI: presto nuove diagnosi più precise (VIDEO)

iFind, il nuovo progetto di ricerca per una migliore e più accurata diagnosi fetale: individuare eventuali anomalie precocemente consente di intervenire prima e meglio.

Care unimamme, torniamo a mostrarvi l’incredibile visione che è possibile avere del feto grazie alla Risonanza Magnetica (MRI).

Si tratta di immagini uniche, e che provengono da un nuovo progetto di ricerca intitolato IFIND, Intelligent Fetal Imaging and Diagnosis che ha lo scopo di migliorare l’accuratezza degli screening fetali durante la gravidanza, grazie alle tecniche di MRI accompagnate da tecniche di diagnostica a ultrasuoni computerizzate e robotizzate.

Potendo identificare più problemi prima della nascita il team di ricerca spera di poter fornire migliori informazioni ai genitori e ai medici, e permettere così ai bambini di accedere a trattamenti che bisogna fare il prima possibile dopo la nascita.

Il progetto, grazie a un premio di 10 milioni di sterline, è portato avanti da un gruppo di ricercatori e medici provenienti da diverse parti del mondo è guidato dai Professori Reza Razavi e Jo Hajnal. Le università e gli enti coinvolti sono:

  • il Kings College di Londra,
  • il St Thomas’ Hospital, Imperial College di Londra
  • l’Università di Firenze
  • l’Hospital for Sick Children (Toronto, Canada)
  • Philips Healthcare.

Il team si propone di sviluppare nuove tecnologie ad ultrasuoni guidate dal computer e arricchite dalle immagini ottenute attraverso la risonanza magnetica. In tal modo sarà possibile ottenere un gran numero di immagini 3D ad alta qualità.

Oggi ciò non è possibile per il limite insito negli attuali sonografi, che richiedono una mano per indirizzare la sonda e l’altra per impostare il sistema. La novità del progetto risiede infatti nel riuscire a liberare l’uomo dal tenere le sonde grazie a sistemi robotici e quindi avere disponibili più sonde ad ultrasuoni per operare e acquisire contemporaneamente grandi quantità di dati 3D.

Lo scopo ultimo è di ottenere un atlante di immagini fetali, di organi e apparati, in grado di mostrare le differenze tra normalità e anormalità e consentire così l’individuazione precoce di eventuali anomali fetali.

La diagnosi prenatale di anomalie congenite è infatti sempre più importante . Avere una diagnosi accurata durante la vita fetale permetterebbe ai genitori in attesa di prendere decisioni informate già durante la gravidanza.  Inoltre la diagnosi prenatale di alcune anomalie migliorerebbe la prognosi fetale consentendo di creare un piano di trattamento prima della nascita, piuttosto che intervenire direttamente in utero.

Attualmente , lo screening per anomalie fetali con gli ultrasuoni avviene a 12 e 18-20 settimane. L’ecografia è un potente strumento nella diagnostica per immagini del feto, tuttavia vincoli tecnici possono limitare l’accuratezza diagnostica e la sensibilità degli ultrasuoni, non consentendo di individuare tutte le anomalie, che restano così inosservate. Inoltre mentre l’ecografia è eccellente per mostrare l’anatomia di un feto normale a 20 settimane, la risonanza magnetica fornisce migliori informazioni su strutture e anomalie degli organi.

Un altro vantaggio della tecnica di MRI è l’assenza di raggi X o radiazioni.

La ricerca durerà 6 anni e coinvolgerà donne maggiorenni, con una gravidanza a partire della 18esima settimana. Al momento il progetto, iniziato a febbraio del 2015, ha raccolto i dati di ben 2000 donne.

Lo studio si terrà in 2 parti:

  • iFind 1: raccolta dei dati con le ecografie di routine previste a 20 settimane
  • iFind 2: raccolta dei dati con un’ecografia 3D e una risonanza magnetica.

Ciò consentirà di apprendere il modo migliore per catturare immagini di alta qualità da trasmettere a un braccio robotico e costruire un database di anatomia fetale, l’Atlante del feto a 20 settimane, necessario per confrontare le immagini ecografiche.

 

Insomma un progetto che alla fine potrà davvero migliorare il modo di vedere lo sviluppo dei bambini nel grembo materno.

E voi unimamme, vi offrireste come volontarie per un progetto del genere?

Firma: Redazione Universo Mamma

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