Non si sparla sui social, altrimenti si cambia scuola

Una preside di Bologna ha proposto nel regolamento del consiglio d’istituto una pena severa per chi abusa sui social.

Ormai i social hanno assunto delle derive discutibili: gruppi di Whatsapp, gruppi chiusi di Facebook e altre forme di comunicazione varie sono strumenti molto discussi. C’è chi sostiene che siano utili per informarsi sull’andamento della classe e sui compiti, altri invece che pensano che sia solo un modo per lamentarsi senza poi passare concretamente ai fatti che potrebbero migliorare la situazione in aula. Per questo l’iniziativa di una preside di Bologna ha fatto discutere.

Niente social, il pugno di ferro di una preside di una scuola

Antonella Falco, che dirige l’Ic18 di Bologna ha il pugno di ferro contro l’abuso dei social. Parla chiaro l’articolo 49 del regolamento di istituto: non sparlare sui social.

Non è stato ancora ratificato dal consiglio di istituto, ma se entrasse in vigore la soluzione sarebbe quella di “lasciare la scuola”. La funzionaria – come spiega il Corriere – aveva già dichiarato “guerra” ai social già un mese fa quando con una circolare aveva fatto sapere al neonato comitato genitori – ovviamente molto attivo sul fronte internet – di “usare Facebook in modo adeguato e rientrate nel ruolo effettivo e legittimo di un comitato di genitori che, oltre a essere un dovere, è una forma di convivenza civile”.

I genitori – per trasparenza – avevano reso pubbliche sia la mail sia la loro risposta inviata al provveditore Giovanni Schiavone, che aveva consigliato alla preside di “vigilare con diligenza del buon padre di famiglia, affinché sia rispettata l’immagine e il decoro dell’istituzione scolastica”. 

Dopo la mail in cui aveva appunto chiesto di limitare l’uso della pagina Facebook del comitato, usata per esprimere dissenso e non per segnalare le iniziative positive della scuola, la preside ha aggiunto due nuovi articoli nella bozza del regolamento di istituto. 

Il primo s’intitola “L’uso dei social network” viene inserita la necessità del permesso di condivisione dei contenuti multimediali o delle informazioni nel caso in cui queste riguardassero più persone. Il secondo – pubblicato anche sulla pagina Facebook dei genitori – dice che “È assolutamente vietato denigrare il lavoro dei docenti e della dirigenza su WhatsApp o social network o sparlare in luoghi pubblici sull’andamento educativo-didattico e organizzativo”.

La conseguenza? L’invito a frequentare un’altra scuola. In poche parole a rimetterci sarebbero gli studenti: “Il non rispetto del presente regolamento comporta la possibilità di essere invitati a cambiare scuola”. Ovviamente i genitori non ci stanno e dicono che sia loro sacrosanto diritto esprimere un dissenso. Certo, è vero: ma il dissenso si può farlo in privato, attraverso dei colloqui a scuola, affinché non ci sia un dialogo sterile e fine a se stesso.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Intanto vi lasciamo con il post su alcuni ragazzi che riprendevano i prof di nascosto e li denigravano su Whatsapp. 

Firma: Valentina Colmi

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