Nomi, significati, onomastici: oggi festeggiamo Antonio

Conosciamo meglio il significato di Antonio, questo nome bellissimo e molto diffuso anche grazie alla straordinaria vita, festeggiata oggi, di Sant’Antonio da Padova.

Antonio - happy baby lies on back

Care unimamme, oggi festeggiamo Antonio, deriva dal nome gentilizio latino Antonius, di probabile origine etrusca Anto e di etimologia incerta. Nel corso del tempo si sono succedute diverse teorie sul suo significato, le più accreditate ritengono che voglia dire “colui che fronteggia i suoi avversari”, “inestimabile”, oppure  “nato prima.

E’ uno dei nomi più comuni sull’ intero territorio nazionale, pensate che il secondo per diffisione durante il XX secolo.

Chi si chiama Antonio è una persona timida e discreta, ma si lascia andare con le persone che conosce bene con le quali è estremamente simpatico, divertente e coinvolgenteAma gli sport di gruppo perché non ama primeggiare. In amore è affidabile e sincero e quando si lega a una donna la tratta come una principessa. Ottimista di natura, sminuisce ogni problema che incontra.

Varianti del nome:

  • Antoniello
  • Antonello
  • Antonetto
  • Antonino
  • Antuono

Variante al femminile:

  • Antonia
  • Antonella
  • Antonietta
  • Antonina

simboli associati al nome sono:

  • numero fortunato: 6
  • colore: giallo
  • pietra: rubino
  • metallo: ferro

Per quanto riguarda il santo, oggi vi raccontiamo la storia di Sant’Antonio di Padova, il Sacerdote e dottore della Chiesa che ricordiamo per la sua testimonianza di vita proprio il 13 giugno.

Il suo vero nome è Fernando. Nasce a Lisbona dove all’età di 15 anni è novizio nel monastero di San Vincenzo, e a 24 anni, esattamente nel 1219, viene ordinato prete nel monastero di Santa Croce di Coimbra.

A Coimbra, maggior centro culturale del Portogallo, Fernando studia scienze e teologia all’ordine dei Canonici regolari di Sant’Agostino ma, quando sembrava che il suo destino era quello di diventare un filosofo e teologo decide di lasciare l’ordine, perchè non sopporta i maneggi politici tra i canonici ed il re  ed aspira ad una vita dedicata ancor più esclusivamente alla religiosità. 

Questo suo desiderio si realizza nel 1220, quando a Coimbra giungono i corpi di 5 frati francescani che erano stati decapitati in Marocco, dove predicavano per ordine di Francesco d’Assisi.  L’arrivo delle spoglie dei martiri fa scattare il sopravvento dell’aspirazione ad una vita dedicata alla predicazione del Vangelo. Ed è così che Fernando chiede il permesso al provinciale francescano di Spagna per entrare nei Minori di San Francesco e partire missionario in Marocco. Questo è uno dei momenti più importanti della vita del Santo, e proprio in questa occasione di profondo cambiamento che egli cambia il suo nome in Antonio, in onore dell’abate eremita egiziano

Ci sono più versioni circa il suo viaggio verso l’Africa, alla fine del 1220. Noi vi raccontiamo quella che lo ha portato a fermarsi in Italia. La nave infatti viene colpita da una tempesta a Messina, in Sicilia. Antonio si ammala di febbre malarica ed è costretto a letto sin dalla partenza. A Messina viene curato e rimane fino alla guarigione. 

Dopo essersi ripreso dalla malattia riprende il viaggio ma alla volta di Santa Maria degli Angeli, dove ha modo di ascoltare Francesco.

Dopo un lungo periodo di umiltà e contemplazione, ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore e  insegnante dallo stesso San Francesco che gli scrive una lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione.

Comincia a predicare nella Romagna, nell’Italia settentrionale, usa la sua parola per combattere l’eresia e per questo è chiamato anche il “martello degli eretici”. 

Arrivera in Francia nel 1225, e qui, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate.

Nel 1227  Francesco nel frattempo è morto, e Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che ha accolto anni prima Antonio fra i Minori, lo nomina provinciale dell’Italia settentrionale. Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati.

Ed ecco che arriva a  Padova, dove:

  • ottiene la riforma del “Codice statutario repubblicano” grazie alla quale:  un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato.
  • tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovani.

Nei suoi Sermoni i  temi preferiti sono: 

  • i precetti della fede,
  • la morale e la virtù,
  • l’amore di Dio e la pietà verso i poveri,
  • la preghiera e l’umiltà,

e si scaglia contro

  • l’orgoglio e la lussuria,
  • l’avarizia e l’usura.

E’ mariologo, convinto assertore dell’assunzione della Vergine. Si racconta che le sue prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. 

Nel 1231, a  mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano e si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell’Arcella dove muore in serata.

Si dice che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova i bambini iniziarono a correre ed a gridare che il Santo era morto.

Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano “guerre intestine” tra il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire.  Si verificano persino disordini popolari, infine il padre provinciale decide che la salma sia portata a Mater Domini, dove non  appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, alcuni documentati da testimoni.  

Anche in vita Antonio aveva operato miracoli come profezie, guarigioni, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio.

I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.

Antonio fu canonizzato l’anno seguente la sua morte dal papa Gregorio IX.

32 anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è ora conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.

Allora unimamme, vi ha emozionato la storia di questo Santo così importante e sentitamente ricordato? 

 

Firma: Manuela Leone

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