Nomi, significati, onomastici: oggi festeggiamo Caterina

Oggi si festeggia Santa Caterina da Siena, la Santa patrona d’Italia che ha dedicato la sua vita ad aiutare i più bisognosi. Conosciamo la sua vita e le caratteristiche delle persone che portano questo importante nome.

Care unimamme, oggi festeggiamo Caterina, nome diffuso il tutto il mondo portato da donne illustri, tra cui regine, imperatrici e ben otto sante, che deriva dal greco καθαρος (katharos), “puro”, “sincero”, “netto”. In Italia è particolarmente popolare in Calabria mentre la forma maschile Caterino è molto presente in Veneto.

Chi porta questo nome è una persona vitale, sognatrice e piena di brio insieme alla quale è impossibile annoiarsi. È orgogliosa ma umile allo stesso tempo. Ha un forte carattere ed è volitiva. Con le persone che ama si lascia andare fino ad annullare le sue priorità. È solare e sprizza felicità da tutti i pori.

Varianti del nome:

  • Catterina
  • Catarina
  • Catrina
  • Catalina

Varianti del nome al maschile:

  • Caterino
  • Catterino
  • Catrino
  • Catalino
  • Cattalino

I simboli associati al nome sono:

  • numero fortunato: 2
  • colore: rosso
  • pietra: rubino
  • metallo: mercurio

Per quanto riguarda il santo, il 29 aprile, si festeggia Santa Caterina da Siena, al secolo Caterina Benincasa (Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380), religiosa italiana, patrona d’Italia, compatrona d’Europa e di Siena.

Caterina nasce a Siena, nella contrada dell’Oca, ed è figlia del tintore di panni Jacopo Benincasa e di Lapa Piacenti.

All’età di dodici anni la madre decide di trovarle marito e lei dapprima acconsente e poi dichiara alla mamma di essersi pentita perché vuole dedicarsi a Dio. Nel medioevo se una donna voleva prendere i voti e diventare suora doveva entrare in un monastero versando una cospicua dote e la famiglia di Caterina non ne aveva le capacità e quando vedono che la ragazza non desiste dalle sue scelte la mettono in quarantena, una sorta di castigo, fino a quando, però, il padre non la scopre in preghiera e ordina ai familiari di non ostacolare le volontà della figlia religiosa.

Caterina, a questo punto, comincia a prendere in considerazione di entrare nell’ordine delle Terziarie Domenicane, che nella città di Siena si chiamavano Mantellate per via del mantello nero che indossavano sulla veste bianca, ma è ancora troppo giovane, ha solo 16 anni, allora la mamma dietro sue insistenze si reca a parlare con la priora delle “Sorelle della penitenza di san Domenico”, dalle quali, però, riceve come risposta un secco no. In questo ordine non possono entrare le vergini ma solo le donne vedove di una certa età e con una buona fama.

Dopo qualche tempo la giovane Caterina si ammala subendo altissime febbri e penosissime pustole le ricoprono il volto sfigurandolo e facendola sembrare molto più anziana dell’età che ha e coglie l’occasione di recarsi, in compagnia della mamma, dalla stessa priora dalla quale ricevette il no sostenendo che sarebbe morta se non l’avessero accettata nella confraternita. La priora, dopo aver mandato alcune consorelle a controllare lo stato di salute di Caterina, visto il desiderio della ragazza di entrare a far parte del loro ordine accetta la giovane che appresa la notizia scoppia in lacrime. Questa felicità contribuisce alla sua guarigione e nel 1363, a 16 anni, prende i voti nella Basilica di San Domenico.

Da inesperta quale è verso le preghiere e le penitenze Caterina affronta le sue prime difficoltà soprattutto con la preghiera comune poiché le preghiere sono in latino e lei in latino conosce solo il Pater e l’Ave poiché non ha studiato. Chiede allora aiuto a una consorella per imparare a leggere e a scrivere ma senza ottenere i risultati voluti. A questo punto si isola dalla altre suore per ben tre anni per studiare e pregare da autodidatta.

Caterina nel suo operato si prende cura degli ammalati nei quali vede il suo amato Cristo ed è molto presente soprattutto presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala dove molti sono i malati abbandonati dai propri cari, ed è proprio a queste persone che la religiosa dedica le sue attenzioni, diventando così esempio per altre suore Mantellate.

Nel 1370 i fratelli di Caterina si trasferiscono a Firenze e chiedono di ottenere la cittadinanza fiorentina e la famiglia Benincasa si sfalda ma la mamma Lapa decide di restare a Siena con la figlia. Da questo momento la religiosa è affiancata da un gruppo di uomini e donne definiti “Bella brigata” che l’aiutano nelle sue opere di beneficenza verso i più poveri.

Ben presto inizia un’attività epistolare scrivendo di temi sia della vita religiosa che sociale ma molti esprimono contro di lei commenti negativi definendola troppo protagonista e la costringono a recarsi davanti al Capitolo Generale dell’Ordine Domenicano, a Firenze nel 1374, dove anche se non danno a Caterina alcuna colpa i Padri preferiscono prendere una decisione eccezionale e le assegnano un confessore personale, il quale è anche la sua guida spirituale nonché garante del suo spirito domenicano, costui è fra Raimondo da Capua.

Caterina torna a Siena e continua la sua opera di assistenza ai malati ma la sua fama oltrepassa i confini cittadini e ben presto Piero Gambacorti, signore di Pisa, la invita a recarsi nella sua città, lei accetta di buon grado. Si narra che proprio in questa città, nella domenica delle Palme, davanti al Crocifisso della chiesa di Santa Cristina riceve le stimmate che nasconde a tutti. È il 1376 anno in cui la Santa incomincia il suo rapporto di corrispondenza con il Santo Padre che lei definisce il “dolce Cristo in terra”.

È proprio a lei che chiedono di intermediare tra il papato e la repubblica di Firenze entrati in conflitto per avere aderito a una politica antipapale. Il 18 giugno 1376 Caterina si reca ad Avignone, in Francia, dove l’attendono fra Raimondo e i suoi compagni e insieme si recano dal Papa ma il viaggio si rese vano. Il Papa Gregorio VII, infatti, lascia Avignone per recarsi a Roma. Arrivato a Genova, via mare, il pontefice viene informato circa i disordini scoppiati a Roma e delle disfatte delle truppe pontificie per opera dei fiorentini e nonostante la maggior parte dei cardinali gli consigliano di tornare indietro Caterina lo incita a proseguire il suo viaggio poiché Cristo lo proteggerà da tutto e da tutti, Gregorio VII la ascolta.

Morto Gregorio VII gli succede Urbano VI ma il 20 settembre del 1378, in seguito a uno scisma, viene eletto a Fondi un altro papa, Clemente VII, costretto poi a fuggire ad Avignone con i cardinali colpevoli dello scisma. Caterina si schiera al fianco di Urbano VI.

È il 29 aprile 1380, prima dell’alba, e le danno l’unzione degli infermi e durante i suoi ultimi momenti di vita si rivolge al suo amato Dio dicendo “Padre, nelle tue mani raccomando l’anima e lo spirito mio”, muore intorno a mezzogiorno

Caterina da Siena è canonizzata dal papa Pio II nel 1462. Il Papa Paolo VI la dichiara dottore della Chiesa (titolo assegnato alle personalità religiose che hanno mostrato nella loro vita e nelle loro opere particolari doti di illuminazione della dottrina sia per fedeltà sia per divulgazione o per riflessione teologica) il 4 ottobre del 1970.

Il Papa Pio XII nel 1939 la nomina patrona d’Italia assieme a San Francesco d’Assisi.

Il papa e nuovo Santo Giovanni Paolo II il 1° ottobre del 1999 la nomina compatrona d’Europa.

Caterina alla sua morte è sepolta a Roma, nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva e il corpo è ancora conservato in tale basilica. Nel 1381, le è stata staccata la testa per portarla a Siena come reliquia, e nel 1384 è portata in processione nella basilica di San Domenico, dove tuttora è conservata.
Nella stessa basilica è conservato anche un dito di Caterina con la quale reliquia viene impartita la benedizione all’Italia e alle Forze Armate nel pomeriggio della domenica in cui si tengono le Feste internazionali in onore della santa.

Il suo piede sinistro è conservato a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

Una sua costola è stata donata al santuario di Santa Caterina ad Astenet in Belgio, costruito nel 1985 per volontà dei devoti di quel paese.

Una scaglia di una scapola di Caterina si trova nel santuario di Caterina a Siena.

La sua mano, che porta il segno delle stigmate, è custodita nel monastero del Santo Rosario di Monte Mario a Roma. Tale reliquia è stata asportata dal corpo durante l’apertura dell’urna nel 1487da fra’ Gioacchino Torriani O.P., Generale dell’Ordine, che ne fece dono alle monache domenicane della Congregazione di San Domenico e San Sisto.

Se hai deciso di chiamare la tua bimba come la protettrice dell’Italia che ha dedicato la sua vita ad aiutare i più bisognosi e coloro abbandonati da tutti auguriamo a lei la sua stessa tenacia e il suo stesso altruismo. Buon onomastico!!!

Firma: Francesca Nicoletti

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