Nomi, significati, onomastici: oggi festeggiamo Giorgio

Conosciamo le caratteristiche di chi porta il nome di San Giorgio, protettore di ben oltre cento paesi in Italia e santo venerato in tutto il mondo

giorgioCare unimamme, oggi festeggiamo Giorgio, nome ampiamente diffuso in Italia, che deriva dal latino imperiale Georgius, a sua volta derivante dal bizantino Gheorghios e dal greco antico Γεώργιος (Georgios). È composto dai termini γῆ, “ge”, “terra“ e ἔργονèrgon”, “lavoro”, e vuol dire letteralmente “contadino”, “agricoltore”, “lavoratore della terra”.

Chi porta questo nome è vanitoso e alla continua ricerca di attenzioni. È dominatore, egocentrico, ama vivere nel lusso e se vuole una cosa la ottiene. A volte lunatico e umorale. Giorgio è anche l’anima della compagnia, è trascinante e simpatico. È geloso delle sue cose e se potesse non le condividerebbe con nessuno, neanche con le persone che ama e a cui non manca di attenzioni.

Varianti del nome al femminile:

  • Giorgia
  • Georgiana
  • Giorgiana

I simboli associati al nome sono:

  • numero fortunato: 6
  • colore: azzurro
  • pietra: zaffiro
  • metallo: platino

Per quanto riguarda il santo, il 23 aprile, si festeggia San Giorgio (Cappadocia – Nicomedia), martire cristiano, venerato come santo megalomartire da quasi tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi.

Riguardo la vita di Giorgio non ci sono notizie e le principali informazioni giungono dalla Passio sancti Georgii che però già nel 496 è classificata come opera apocrifa, ovvero non attendibile. Secondo questa fonte, però, Giorgio è originario della Cappadocia, in Turchia, ed è figlio del persiano Geronzio e di Policromia, originaria della Cappadocia, che lo educano con la fede cristiana. Da giovane si trasferisce in Palestina e si arruola nell’esercito dell’allora Imperatore Diocleziano del quale ben presto ne diventa guardia del corpo e quindi ufficiale delle milizie.

Ben presto, però, Giorgio si ritrova a doversi difendere proprio da Diocleziano per la persecuzione che egli attua contro i cristiani, e che chiama presso di sé ben settantadue re delegando loro circa la decisione delle loro sorti. Giorgio dona i suoi averi ai poveri, si reca davanti alla corte, si proclama cristiano e si rifiuta di rinnegare il suo credo e, secondo la leggenda, viene picchiato, sospeso, lacerato e buttato in carcere dove Dio, in una visione, gli predice sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione.

Viene tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, resuscita e fa convertire il magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che però vengono uccisi con la spada. Entra in un tempio pagano e con un soffio abbatte gli idoli di pietre e converte l’imperatrice Alessandra che viene bene presto martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, risuscita due persone morte da oltre quattrocentocinquanta anni, le battezza e le fa sparire. L’imperatore Diocleziano, visto ciò, lo condanna di nuovo a morte e il santo, prima di essere decapitato, implora Dio di incenerire sia l’imperatore che i settantadue re. Cosi avviene e quindi si lascia decapitare promettendo protezione a chi onora le sue reliquie, che ancora oggi sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana, di rito greco-ortodosso, a Lydda, l’odierna Lod, in Israele.

Leggenda aurea sulla vita di San Giorgio.

Questa leggenda era sorta al tempo delle Crociate, probabilmente influenzata da una falsa interpretazione di un’immagine dell’imperatore cristiano Costantino in cui il sovrano schiacciava col piede un enorme drago, simbolo del «nemico del genere umano». Ma cosa riferisce questa leggenda? Presto detto.

Si racconta che in una città chiamata Selem, in Libia, in un grande stagno vi fosse un grande drago, che uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Per calmare le sue ire gli abitanti gli offrivano due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Il re, terrorizzato, offrì il suo patrimonio a metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli.

Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane si avviò verso lo stagno per essere offerta al drago, in quel momento incontrò il giovane cavaliere Giorgio, il quale, saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.

Nel Medioevo la lotta di san Giorgio contro il drago diviene il simbolo della lotta del bene contro il male e per questo il mondo della cavalleria vi vide incarnati i suoi ideali.

Rapidamente San Giorgio diventa un santo tra i più venerati in ogni parte del mondo cristiano. Vari Ordini cavallereschi portano oggi il suo nome e i suoi simboli: l’Ordine della Giarrettiera, l’Ordine Teutonico, l’Ordine Militare di Calatrava; il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e molti altri.

In Italia il culto per san Giorgio è molto diffuso e ben oltre cento sono le città e i comuni di cui è patrono.

Firma: Francesca Nicoletti

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