Nomi, significati, onomastici: oggi festeggiamo Roberto

Conosciamo meglio il significato di questo nome molto diffuso in tutta Italia e le caratteristiche di San Roberto di Molesme, monaco benedettino, co-fondatore dell’Ordine dei Cistercensi

Care unimamme, oggi festeggiamo Roberto, nome molto diffuso in Italia, che deriva dal germanico Hrodebert, composto da hrod, “fama”, “gloria”e beraht o berht, “brillante”, “illustre”, e significa “splendente di gloria”.

Chi porta questo nome è coraggioso e a volte addirittura incosciente, si lancia a capofitto in tutto ciò che fa. Roberto ha tante virtù: è intelligente, volenteroso e sicuro. Per quanto però possa sembrare forte però in realtà nasconde ansia, fragilità e paura.

Varianti del nome:

  • Ruperto

Varianti del nome al femminile:

  • Roberta

I simboli associati al nome sono:

  • numero fortunato: 6
  • colore: rosso
  • pietra: rubino
  • metallo: rame

Per quanto riguarda il santo, il 17 aprile, si festeggia San Roberto di Molesme, (1024 circa – Molesme, 17 aprile 1111), un monaco benedettino, co-fondatore dell’Ordine dei Cistercensi.

Roberto nasce in una ricca famiglia nella regione dello Champagne, alcune fonti ritengono sia nato a Troyes, il papà si chiama Teodorico e la mamma Ermengarda. Da ragazzo, durante una grande carestia che colpisce la sua regione di nascita rimane affascinato dai monaci che devolvono tutto quello che hanno in beneficenza e vivono di stenti. A 15 anni, nel 1043, nonostante le opposizioni del padre, inizia il suo noviziato nell’abbazia benedettina di Montier la Celle, vicino a Troyes e qui nel 1053 ne diventa il priore.

Nel 1068 Roberto è eletto abate dell’abbazia cluniacense di Saint Michel, nella diocesi di Langres, ma deluso nelle aspettative abbandona il suo ruolo di abate e ritorna a Montier la Celle come semplice monaco. Qui resta però per poco tempo poiché, nel 1072, viene nominato priore a Saint Ayoul, nell’arcidiocesi di Sens, alle dirette dipendenze dell’abbazia di Montier le Celle. Anche qui, però, trova alcune difficoltà e dopo due anni, nel 1074, si ritira insieme ad alcuni eremiti nella foresta di Collan, presso Chatillon sur Seine.

Insieme a questi eremiti decide di fondare un monastero a Molesme e iniziano i lavori nel 1075 dopo che il papa Gregorio VII ne autorizza la costruzione e dopo che un ricco possidente, Ugo, Signore di Maligny, dona un terreno sul quale far nascere l’abbazia.

Il monastero di Molesme nasce con le caratteristiche dei Padri del Deserto, monaci eremiti e anacoreti, in equilibrio tra le regole cluniacensi e la vita eremitica. Questo monastero ben presto attira le attenzioni di numerosi aristocratici che devolvono cospicue somme di denaro ai monaci eremiti che fondano diverse fondazioni dipendenti, tanto che nel 1100 se ne contano circa quaranta.

Nel 1082 il monastero di Molesme attira anche San Bruno e i suoi seguaci che qualche tempo dopo si spostano sulle montagne di Grenoble per fondare l’Ordine Certosino.

Nel 1090 Roberto sente la necessità di condurre una vita ancor più eremitica e si unisce a un gruppo di anacoreti ad Aux, presso Riel les Eaux ma poiché i monaci di Molesme, resisi conto di quanto egli fosse importante per la vita all’interno del monastero, lo nominano abate e quindi Roberto si sente in dovere di tornare da loro. Qui Roberto pretende di portare all’integrità i suoi confratelli e introduce al monastero la regola di San Benedetto che si basa su una vita molto più austera.

Nei primi mesi del 1098 Roberto e 21 monaci suoi seguaci si trasferiscono in un Nuovo Monastero costruito su un terreno donato da un suo parente: il visconte Rainaldo di Beaune. Questo terreno, nella diocesi di Chalon, è in una zona solitaria in mezzo ai boschi e ricca d’acqua chiamata Citeaux, dal latino Cistercium forse a significare “al di qua della terza pietra miliare” cioè cis tertium lapidem miliarium, lungo la strada che univa Langres e Chalon-sur-Saone.

Purtroppo, però, se nel Nuovo Monastero tutto procede a gonfie vele nel monastero di Molesme i monaci chiedono al papa Urbano II di far tornare Roberto che è così obbligato a tornarvi. Qui rimane fino alla fine dei suoi giorni, cioè fino a quando all’età di 83 anni muore.

Se in qualche modo abbiamo influito nella scelta del nome ne siamo felici e auguriamo ai tuo piccolo Roberto la sua stessa perseveranza nel raggiungere gli obiettivi e la sua stessa umiltà d’animo. Buon onomastico.

Firma: Francesca Nicoletti

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