Nomi, significati, onomastici: oggi festeggiamo Teresa

Conosciamo il significato e le origini di questo nome nonché l’affascinante vita di Madre Teresa di Calcutta, la suora, Nobel per la pace, che ha dedicato la sua esistenza ai “più poveri tra i poveri”

Care unimamme, oggi festeggiamo Teresa, nome di origine incerta ma che numerose ipotesi riconducono ad alcuni termini della lingua greca, da θερος theros, “estate”, θεριζω therizo, “mietere”, “raccogliere”, theraocacciare”, quindi “cacciatrice”, o anche dal nome di Therasia, un’isola dell’arcipelago di Santorini.

La prima persona documentata a portare questo nome fu, nel IV secolo, Therasia, la moglie di san Paolino da Nola. Questo nome divenne di largo uso in tutta la cristianità grazie alla fama di santa Teresa d’Ávila. In Italia il nome si diffonde dopo la canonizzazione della santa, e per circa tre secoli rimane uno dei nomi femminili più comuni.

Chi porta questo nome è una persona timida e riservata ma, allo stesso tempo, tenace e volitiva. Teresa non conosce il significato della parola egoismo poiché tutto quello che possiede lo mette a disposizione delle persone che conosce. È curiosa, intelligente e intuitiva. La caratteristica che contraddistingue tutte coloro che portano questo nome è, senz’altro, la disponibilità, infatti Teresa non sa dire no. In amore è fedele e passionale.

Varianti del nome:

  • Teresia
  • Teresina

Varianti del nome al maschile:

  • Tereso
  • Teresio

I simboli associati al nome sono:

  • numero fortunato: 7
  • colore: arancio
  • pietra: berillo
  • metallo: ferro

Il Santo del giorno

Per quanto riguarda il santo, il 5 settembre, si festeggia la Beata Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu (Skopje, 26 agosto1910 – Calcutta, 5 settembre1997), religiosa albanese, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità.

Teresa nasce in una famiglia benestante di genitori albanesi originari del Kosovo, Drane e Kolë. A otto anni rimane orfana di padre e la madre Drane si ritrova a dover affrontare grosse difficoltà economiche. Da bambina e fino al raggiungimento dell’adolescenza frequenta la parrocchia del Sacro Cuore di Skopje, dove canta nel coro e aiuta le persone povere. Proprio in quel periodo inizia a conoscere l’India attraverso le lettere di missionari gesuiti attivi nel Bengala.

Nel 1928, raggiunta la maggior età, Teresa decide di prendere i voti ed entra, come aspirante, a far parte delle Suore di Loreto, un ramo dell’Istituto della Beata Vergine Maria che svolge attività missionaria in India. Teresa viene inizialmente inviata a Dublino, in Irlanda, dove rimane sei settimane per imparare le prime nozioni di inglese e ricevere il velo di postulante.

È il gennaio del 1929 quando raggiunge l’India dove, dopo un breve periodo a Calcutta, viene inviata nel Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya, per completare la sua preparazione. Qui rimane due anni, e studia le lingue inglese e bengali e insegna nella scuola annessa al convento. Svolge anche l’attività di aiuto-infermiera avvicinandosi ai malati. Il 24 maggio 1931 prende i voti temporanei con il nome di Maria Teresa, in devozione a santa Teresa di Lisieux.

Una volta presi i voti Teresa ritorna a Calcutta dove rimane per 17 anni lavorando presso il collegio cattolico di Saint Mary’s High School del sobborgo di Entally, frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni britannici. Qui insegna storia e geografia e studia la lingua hindi. La regola delle Suore di Loreto, di cui Teresa è membro, non le consente di allontanarsi dal convento ma, grazie alle attività di volontariato svolto da alcune sue alunne riesce a prendere sempre più coscienza delle terribili condizioni di vita nelle baraccopoli di Calcutta, e in particolare in quella di Motijhil, confinante proprio con la scuola.

Nel 1937 Teresa si reca a Darjeeling per pronunziare i voti perpetui diventando Madre Teresa. Torna a Calcutta dove assume diverse responsabilità organizzative e, nel 1944, diviene direttrice della scuola. Durante gli anni della seconda guerra mondiale le suore si dedicano sempre più ai bambini orfani e abbandonati iniziando a maturare la sua volontà di abbandonare il convento e dedicarsi ai più sfortunati.

Durante un viaggio verso Darjeeling dove si reca, nel 1946, per svolgere dieci giorni di esercizi spirituali, prende la sua decisione di uscire dal convento e mettersi al servizio dei “più poveri tra i poveri”.

È solo nel 1948 che Madre Teresa riesce a ottenere l’autorizzazione dal Vaticano ad andare a vivere da sola nella periferia della città con la condizione di continuare la vita religiosa. Il 15 agosto del 1948, giorno della festa dell’Assunzione, Madre Teresa decide di abbandonare il velo nero delle Suore di Loreto. Nello stesso anno Madre Teresa prende anche la cittadinanza nella neo-indipendente Repubblica indiana, sancendo così il legame con le persone che voleva servire.

Nel 1950 Madre Teresa fonda la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione è quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri e “di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti”. Le prime ad aderire al suo ordine sono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla Saint Mary. Madre Teresa stabilisce la nuova veste: un semplice sari bianco a strisce azzurre. Sembra che Madre Teresa lo sceglie perché è il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio ma soprattutto perché aveva i colori della casta degli intoccabili, la più povera dell’india.

Dopo poco tempo la struttura dove vivono le Missionarie della carità non risulta più essere idonea vista la larga richiesta di adesione all’ordine e nel febbraio del 1953 le suore si spostano in una nuova sede, messa a loro disposizione dall’arcidiocesi di Calcutta, che ospita ancora oggi la casa madre delle Missionarie della Carità.

Lo stile di vita voluto da Madre Teresa, ispirato in parte a san Francesco, prevede un’austerità rigorosa, in linea con la condizione di vita dei poveri e con la necessità di preservare gli ideali del nuovo ordine.

Intanto viene inaugurata, nel 1952, la Casa Kalighat per i morenti, poi chiamata casa dei puri di cuore (Nirmal Hriday), nata per offrire cure e assistenza ai numerosi malati rifiutati dagli ospedali. Qui le persone vengono assistite e muoiono con dignità secondo i riti della propria fede: ai musulmani si legge il Corano, agli indù si dà acqua del Gange, e i cattolici ricevevano l’estrema unzione.

Madre Teresa decide di dedicarsi anche alla piaga della lebbra, ancora largamente diffusa, e nel 1957, con l’aiuto di un medico, inizia ad accogliere e assistere alcuni lebbrosi. Poco dopo realizza alcune cliniche mobili per contenere i focolai di infezione, seguendo un modello precedentemente messo a punto da un medico belga a Madras per curare i malati a domicilio.

Nel 1961 il Governatore del Bengala decide di affidare alle Missionarie della Carità un terreno a circa 300 chilometri da Calcutta, presso il confine con il Bihar e qui Madre Teresa realizza il villaggio di Shanti Nagar (“Città della pace”), dove i malati di lebbra possono vivere e lavorare, coltivando i campi, allevando animali e svolgendo attività di artigianato. La presenza di volontari sani favorisce il recupero sociale dei malati, evitando forme di emarginazione.

Papa Paolo VI, nel febbraio del 1965, concede alle Missionarie della Carità il titolo di “congregazione di diritto pontificio” e dà loro la possibilità di espandersi anche fuori dall’India. Il 26 luglio 1965 a Cocorote, in Venezuela, viene aperta la prima casa della congregazione fuori dall’India, seguita nel 1967 dall’avvio di un centro a Colombo (Sri Lanka). E poi ancora altre sedi in Africa, America, Asia ed Europa. E intanto la fama di Madre Teresa aumenta grazie anche all’interesse dei media verso questa donnina forte e altruista.

L’Ordine si amplia con la nascita di un ramo contemplativo e di due organizzazioni laicali, aperte cioè anche ai laici, adesione aperta a persone “di tutte le religioni e tutte le denominazioni”.

Negli anni ottanta Madre Teresa diventa amica di papa Giovanni Paolo II con il quale si scambiano visite reciproche. Proprio grazie all’appoggio di papa Wojtyła, Madre Teresa riesce ad aprire ben tre case a Roma, fra cui una mensa nella Città del Vaticano dedicata a Santa Marta, patrona dell’ospitalità.

Nel 1979 Madre Teresa ottiene il Premio Nobel per la Pace e tra le motivazioni viene indicato il suo impegno per i più poveri tra i poveri e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. In quell’occasione la suora rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori e chiede di destinare i 6000 dollari di fondi ai poveri di Calcutta, che con quella cifra riescono a mangiare per un anno intero. avrebbero potuto essere sfamati per un anno intero.

Alla fine degli anni ottanta Madre Teresa inizia a stare male e nel 1983 viene ricoverata. Nel 1989 dopo un infarto le viene applicato un pacemaker. È il 1991 quando si ammala di polmonite, nel 1992 ha altri problemi cardiaci e nel 1993 contrae la malaria. Nell’aprile del 1996 cade e si rompe una clavicola.

Il 13 marzo 1997 Madre Teresa lascia definitivamente la guida delle Missionarie della Carità, alla cui guida subentra suor Nirmala Joshi. A marzo dello stesso anno incontra papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, prima di rientrare a Calcutta dove muore il 5 settembre, all’età di 87 anni.

La sua scomparsa suscita una larga eco in tutto il mondo. L’India le dedica solenni funerali di Stato, alla quale vi è una vasta partecipazione popolare e anche la presenza di importanti autorità del mondo intero. In quell’occasione il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, di Madre Teresa disseLei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo”.

Madre Teresa è stata sepolta a Calcutta, presso la sede delle Missionarie della Carità in una semplice tomba bianca sulla quale vi è inciso “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata il 19 ottobre del 2003.

Se hai deciso di chiamare tua figlia come questa donna capace di tanto amore e di tanto altruismo le auguriamo la sua stessa bontà d’animo. Buon onomastico!!!

(Fonte: it.wikipedia.org)

Firma: Francesca Nicoletti

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