Olfatto, tatto e gusto nel neonato: quando e come si sviluppano?

Viaggio nell’esplorazione dei sensi del neonato: tatto, olfatto e gusto.

Care unimamme, come abbiamo già detto parlando del senso della  vista, il bambino sviluppa i cinque sensi già da quando si trova nella pancia della mamma, questo perché lo sviluppo degli organi di senso è legato allo sviluppo del sistema nervoso centrale e va di pari passo con la formazione di quest’ultimo.

Tatto

Vediamo nello specifico come si evolve il tatto:

  • si sviluppa già dall’ ottava settimana di gestazione, e le zone del corpo che acquisiscono sensibilità sono:
    • le guance ( in generale l’area intorno alla bocca),
    • poi i genitali,
    • le mani e i piedi;
  • alcuni studi dimostrano che il bambino attraverso il liquido amniotico riesce a percepire sulla pelle le vibrazioni che arrivano “dall’ esterno”,  come le carezze sul pancione;
  • intorno al quinto mese, grazie alla completa formazione delle terminazioni nervose sulle dita delle mani, il bimbo riesce a toccare se stesso e a vivere la sensazione del contatto, che poi una volta uscito dalla pancia sperimenterà prima di tutto attraverso il contatto con il corpo della mamma.

I genitori possono stimolare le sensazioni tattili positive nel neonato, cercando il più possibile un contatto fisico con il bimbo, prendendolo in braccio, cullandolo, usando il momento del bagnetto attraverso il contatto con l’acqua ( che riporta il bimbo alle sensazioni che aveva quando era immerso nel liquido amniotico), e anche attraverso il massaggio neonatale, altra pratica che rinsalda il legame tra il piccolo e i suoi genitori.

Olfatto

Per quello che riguarda invece l’olfatto, anche nel liquido amniotico il bimbo riesce a percepire gli odori, e dal punto di vista fisiologico, lo sviluppo delle narici avviene compiutamente tra il terzo e il quarto mese di gravidanza. In particolare:

  • gli odori percepiti durante la gravidanza entrano a far parte di quella che i medici chiamano “memoria olfattiva”, il primo “bagaglio” di esperienze del nascituro;
  • l’odore più importante per il bimbo è quello del latte materno, che riesce a distinguere anche da quello di altre donne;
  • il neonato distingue le persone intorno a sé riuscendo ad identificarne i diversi odori;
  • lo sviluppo vero e proprio del senso dell’olfatto avviene comunque durante il periodo dello svezzamento, in cui viene a contatto con gli odori più disparati.

E’ molto importante che i genitori si adoperino per stimolare anche l’olfatto nei bambini, perché attraverso l’esperienza olfattiva il bambino e il genitore hanno la possibilità di sperimentare una conoscenza reciproca, e di creare un legame a partire dagli odori stessi attraverso cui imparare a “riconoscersi”.

Gusto

Infine il gusto, altro senso che inizia a formarsi durante la gestazione, in cui il bimbo viene a contatto con i sapori che passano dal liquido amniotico che deglutisce giornalmente, e per questo motivo, il bimbo entra molto presto a contatto con i sapori del cibo che la mamma ingerisce.  Inoltre:

  • il gusto è il senso più sviluppato nei neonati, che riconoscono e apprezzano soprattutto i sapori dolci (uno su tutti il latte della mamma);
  • il neonato dimostra di  apprezzare, nel momento in cui viene avviato allo svezzamento,  i sapori dei cibi che la mamma ha ingerito, e di cui ha recepito il sapore, durante l’allattamento.

L’educazione all’esplorazione del gusto è molto importante per i bambini, perché li avvicina ad un consumo il più possibile equilibrato e diversificato degli alimenti, e perché facendo un’ampia esperienza di sapori, i bambini tenderanno ad avvicinarsi con fiducia ad alimenti mai assaporati prima, e ad inserirli serenamente nella propria dieta quotidiana. E’ quindi opportuno che i genitori aiutino il bambino ad approcciare nuovi sapori, proponendo per primi un modello di comportamento corretto nei confronti del cibo.

Nei mammiferi la preferenza verso alcuni sapori guida l’istinto del neonato a succhiare durante l’allattamento, predisponendoli ad accettare il cibo.

Nel mondo animale esistono capacità che si formano prima della nascita per garantire la sopravvivenza

Accesso: la biologa Diane Colombelli-Négre ha osservato che le mamme scricciolo emettono una serie di particolari vocalizzi durante la schiusa delle uova, i richiami successivi dei piccoli sono risultati simili a quelli materni, quindi appresi e non insiti geneticamente.

Quindi è come se ogni famiglia avesse una sorta di password essenziale per la sopravvivenza.

Riconoscimento: per le femmine di scricciolo azzurro superbo insegnare ai pulcini a riconoscere il proprio richiamo  è l’unico mezzo per difendesi dai cuculi usurpatori.

Parlare alle uova: questo meccanismo di trasmissione della conoscenza funziona anche da una specie all’altra. Se i cuccioli del colino della Virginia, nelle uova, ascoltano una quaglia giapponese, alla nascita i piccoli preferiscono questi alla lingua madre.

Nati per parlare:  Athena Vouloumanos, psicologa della New York University ha testato il modo in cui i neonati reagiscono alle parole e ai suoni non verbali. Per la sua ricerca ha fornito ai neonati una tettarella con sensori di pressione e ha notato che i piccoli succhiavano più forte rispondendo a suoni verbali.

La predilezione è innata, ma non lo è la capacità dei piccini di riconoscere la voce di mamma e papà. Inoltre i piccoli riconoscono anche la lingua madre. I neonati inglesi succhiavano con più vigore ascoltando la lingua madre mentre i bilingui rispondevano meglio alla lingua dei genitori.

Suoni:

 

Firma: Gioia Salvatori

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