Parli male della suocera di fronte ai figli? Stai commettendo un reato

Se parli male della suocera di fronte ai tuoi figli stai commettendo un reato: a dirlo il Tribunale di Tivoli, con una sentenza che farà discutere.

Può capitare a volte che con la suocera non si vada molto d’accordo. Io con la mia non ho alcun problema, anche perché è una persona molto giovanile – oltre che giovane d’età – e diciamo che è come se fosse una sorella maggiore più che la mamma di mio marito (infatti non la chiamo mai davanti agli altri “mia suocera” perché mi vengono in mente solo immagini di donne attempate e lei non è così assolutamente). Può anche succedere che a casa si riportino tra moglie e marito dei comportamenti che non vengono ben recepiti da parte dei suoceri. Dal modo di educare i nipoti, a telefonate ad ore impossibili, fino a intromissioni nella vita dei figli: c’è sempre un motivo per discutere. Se però si parla male dei genitori del consorte davanti ai propri bambini è reato. Vediamo perché.

Parlare male della sua suocera è reato (e forse in molti sarebbero in galera) 

I fatti risalgono al 2016: la Corte di Cassazione del Tribunale di Tivoli ha ribaltato la sentenza di primo grado nei confronti di una donna che era stata accusata di aver parlato male della suocera di fronte ai bambini di 2 e 4 anni. La donna avrebbe accusato la suocera di essere la causa della morte del figlio e di essere una donna poco onesta, oltre ad offenderla con altri epiteti ingiuriosi.

L’imputata si era difesa dicendo che i bambini fossero troppo piccoli per capire che cosa stessero dicendo, ma i giudici della Corte di Cassazione hanno invece ritenuto che a quell’età sono comunque dotati del processo cognitivo necessario per comprendere ciò che viene pronunciato, questo perché anche i bambini possono essere chiamati a testimoniare e questo non mette in dubbio la loro capacità di comprensione.

Inoltre, i bambini sono risultati scossi e piangenti dalle parole pronunciate; secondariamente, avrebbero potuto diffondere le parole diffamatorie rivolte dalla madre alla nonna visto che a quell’età ripetono quello che ascoltano, anche senza comprenderne appieno il significato.

Per tutti questi motivi, la donna è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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