“Perché ha i capelli così lunghi?” La storia di Micah

Dietro la domanda “perché ha i capelli così lunghi?” riferita ad un bambino, si può celare una storia che fa capire come spesso si giudica senza sapere.

Zachary il bambino che ha i capelli lunghi

Da mamma è molto difficile scrivere questi post. Mi piacerebbe – in tutta onestà – parlare solo di cose positive, della bellezza dei bimbi, della loro voglia di scoperta continua. E invece ci sono delle storie che ti fanno piangere: penso a mia figlia, così fragile e indifesa, in una situazione di grave malattia. Non potrei sopportarlo, ma dall’altra parte dovrei essere forte per lei.

Questa è la storia di Zachary e Micah. La mamma Jennifer Canvasser è una giornalista dell’Huffington Post e proprio sul sito (e prima su micahsmiles.com) ha spiegato come mai il suo bambino, Zachary di 2 anni, porta i capelli lunghi, tanto da essere scambiato per una femmina. In molti hanno tentato di far cambiare idea a Jennifer e quando ha postato in rete una foto di Zachary, la domanda è stata sempre la stessa: “perché ha i capelli così lunghi?”. E Jennifer ha risposto: “Perché è bellissimo”.

Quello che in realtà la giornalista voleva dire è che i capelli di Zachary sono in realtà un simbolo di vita. Sì, perché Zachary aveva un fratello, Micah, morto a soli 10 mesi per colpa di una enterocolite necrotizzante, una malattia che colpisce i neonati e che appunto provoca la necrosi dell’intestino.

Micah prima di ammalarsi aveva tanti capelli e poi li ha persi tutti per colpa dell’enterocolite. Il bambino è stato in ospedale fin dall’inizio della sua esistenza e purtroppo non ce l’ha fatta. Jennifer ha raccontato che l’ultima volta che ha salutato e baciato suo figlio, gli ha tagliato un piccolo ciuffo di capelli da tenere sempre con sé.

Per Jennifer i capelli di Zachary rappresentano la forza dell’esistenza. Ecco perché non vuole tagliarglieli. Di fronte ad una motivazione così non si può far altro che un passo indietro.

E voi unimamme cosa ne pensate? Quante volte magari ci permettiamo di giudicare, puntare il dito e non ci sforziamo invece di ampliare il nostro sguardo? Pensiamoci…

Firma: Valentina Colmi

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