Perché una donna vittima di violenza non denuncia l’aggressore? E cosa fare?

Alcuni esperti riflettono sul perché alcune donne vittime di violenza negano gli abusi e giustificano gli aggressori.

femminicidio

Negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi gravi fatti di cronaca che hanno visto protagoniste donne assassinate da mariti e compagni, riaccendendo l’attenzione sulla piaga del femminicidio che non accenna assolutamente a diminuire nel nostro Paese.

Femminicidio: perché le donne perdonano o non denunciano?

Uno degli ultimi casi riguarda la giovane Ylenia Grazia Bonavera, una ventiduenne che è stata aggredita dal fidanzato che voleva darle fuoco e che continua a difenderlo negando l’atto criminale nonostante ci siano prove chiare che è lui il responsabile.

Su questa vicenda e, in modo particolare, su un’intervista realizzata da Barbara D’Urso, conduttrice di Pomeriggio 5, si è scatenata una polemica molto accesa.

La D’Urso ha chiesto a Ylenia: “ma lo sai che ci sono uomini che fanno queste cose per troppo amore?” quasi volendo sanzionare che una violenza simile possa avere qualcosa a che fare con l’amore.

L’affermazione non è solo gravissima e sbagliata in se stessa, ma lo è ancora di più perché fatta all’interno di una trasmissione molto seguita all’interno dello spazio pomeridiano.

Inoltre il messaggio passato in televisione alle donne è che quell’essere vile e meschino che si approfitta di loro, che le perseguita, che le picchia, ecc… fa tutto questo perché “le ama troppo”.

In pratica è come se si giustificassero le violenze subite da tante donne, avvalorando tante errate convinzioni di fidanzate, compagne, ecc.. che subiscono abusi e non si ribellano perché pensano che quell’uomo tornerà presto ad amarle.

La frase della D’Urso, speriamo pronunciata con leggerezza e non con reale convinzione, vanifica anche lo sforzo di tutte quelle donne che invece hanno denunciato gli uomini che le maltrattavano e magari hanno resa pubblica la loro vicenda sperando che altre donne le prendessero come esempio liberandosi dai propri aguzzini.

Sentendo le parole della ragazza ustionata, che giustifica il compagno, si potrebbe pensare che per queste persone non si possa fare nulla, che se arrivano a negare un atto simile, forse siano anche loro artefici del proprio male. Ma non è così. Spesso queste donne sono vittime anche di violenza psicologica e hanno perso la fiducia in se stesse e nelle proprie capacità. Arrivano a non concepire una vita senza il loro carnefice.

A volte le vittime proseguono per anni a difendere chi abusa di loro, raccontando e raccontandosi bugie.

“Le donne che difendono gli uomini lo fanno per una sorta di ‘difesa inconscia‘, perché spesso hanno paura di rimanere sole e dunque difendono quella persona perché pensano possa cambiare. Lo vogliono salvare. Anche se bisogna capire che gli uomini violenti non cambiano” racconta il medico psichiatra e criminologo Antonio Vento su The Post Internazionale.

Sei milioni 778 mila donne hanno vissuto nella loro vita qualche forma di violenza fisica e sessuale. Il 31,5% tra i 16 e i 70 anni. Tra queste:

  • il 20% ha subito violenza fisica,
  • il 21% violenza sessuale,
  • mentre il 5,4% stupri e tentati stupri.

La psichiatra Diana De Ronchi aggiunge che è da milioni di anni che le donne sono state costrette a subire e spesso provengono loro stesse da un ambiente famigliare a sua volta violento. Per loro la violenza è normalità.

A entrare in gioco sono anche timori legati alla dipendenza economica oppure il possibile contenzioso sui figli. Ci sono quindi pressioni sociali, legali ed economiche che spingono alcune donne a non denunciare.

La De Ronchi auspica che anche gli operatori sanitari del pronto soccorso che medicano le donne abusate abbiano qualche informazione in più per identificarle e aiutarle ad avere un colloquio lontano dall’aguzzino che le accompagna in ospedale.

 Il medico ha l’obbligo di segnalare alle autorità quando le lesioni delle donne sono gravi.

Purtroppo spesso queste si sentono isolate e incomprese, i loro problemi vengono minimizzati da famigliari e amici.

La cosa peggiore è che pensano di aver meritato quel tipo di comportamento nei loro confronti, perché hanno fatto qualcosa di sbagliato ed ecco quindi che scatta anche l’atteggiamento giustificatorio del “povero piccolo, da bambino ha sofferto e quindi adesso è autorizzato a picchiarmi”, come spiega il medico psichiatra Paolo Cianconi.

Alcune pensano di poter redimere l’uomo, altre lo difendono sempre e comunque, altre invece non percepiscono la gravità di quanto subito.

Al giorno d’oggi ci sono tante vie per combattere le violenze, associazioni, centri, una maggior sensibilità al riguardo delle forze dell’ordine, ma le donne devono comunque trovare il coraggio di chiedere aiuto in primis.

Unimamme, voi cosa ne pensate di queste considerazioni?
Voi conoscete qualche donna vittima di violenze fisiche o psicologiche?
Come la aiutereste?

Noi vi lasciamo ricordandovi la manifestazione di poco tempo fa Non una di meno, volta a combattere il femminicidio.

Firma: Maria Sole Bosaia

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