Vittima dei bulli un ragazzo autistico non li denuncia ma dà loro una lezione

Un branco di bulli picchia Gavin Joseph, un adolescente colpevole di soffrire della sindrome di Asperger. Gavin non li denuncia però, fa molto di più, per tutti!

 

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Gavin Joseph è un adolescente dell’Illinois. Soffre della sindrome di Asperger , un disturbo pervasivo dello sviluppo, catalogata tra le categorie dello spettro autistico ad alto funzionamento. I sintomi principali si evidenziano in:

  • una forte compromissione delle interazioni sociali,
  • schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati,
  • attività ed interessi molto limitati.

Non si riscontrano, a differenza dell’autismo classico, ritardi cognitivi e dello sviluppo del linguaggio.

Con l’inganno, Gavin, è stato portato in un luogo appartato. I modi amichevoli dei bulli non lo avevano fatto minimamente sospettare delle vili e spregevoli intenzioni dell’ennesimo branco, formato dai cosiddetti “normali”. Una volta isolato, Gavin è stato brutalmente a calci e pugni perché reo, secondo l’insindacabile giudizio di questi giovanotti, di essere “strano”.

Una stranezza dettata dal fatto che fosse sempre solo e il suo passatempo preferito fosse quello di osservare la gente. E qualcuno trovava raccapricciante” il fatto che Gavin tentasse di diventare amico di persone che non conosceva affatto.

Gavin non ha rivendicato azioni esemplari, non ha denunciato il gruppo di giovani ragazzi che, prima di essere bulli, sono degli ignoranti intrappolati nella paura di ciò che non conoscono e non comprendono. No Gavin ha solo avanzato una richiesta: dopo aver visionato un video, di circa 20 minuti, dove si vede la vita di tutti i giorni di Gavin e nel quale alla fine dà la sua versione dell’accaduto, propone ai suoi aggressori, al posto di una punizione di gruppo, di scrivere un saggio sulla sindrome di Asperger. E chiede, inoltre, di intraprendere un percorso formativo mettendosi al servizio di comunità o associazioni che accudiscono persone disabili.

ragazzo autistico picchiato

 

La madre, Cotnie Stone, ha condiviso il suo atto di coraggio e di legittimazione di sè su Facebook perchè si augura che siano tanti i genitori che mostrerano tale testimonianza ai figli adolescenti, “che parleranno loro delle “disabilità che non si possono vedere”, che insegneranno loro ad essere tolleranti con le persone che sono diverse, che insegneranno loro che se vedono continuamente qualcuno da solo magari non è perchè ha scelto di esserlo, che ricordino loro di chiedere prima e di conoscersi l’un l’altro“. Aggiunge poi che il figlio sta bene, che ha avuto una lieve commozione cerebrale, un esofago contuso, la punta del naso fratturato e un ematoma nell’occhio, ma tutto fortunatamente non permanente.

Ha di che essere fiera questa donna. La compostezza e la dignità, con cui questo ragazzo fa valere le proprie ragioni sul torto subito, sono l’ennesimo esempio che in una società civile si può vivere senza urlare e prevaricare.

E voi cari Unigenitori cosa ne pensate del gesto di questo ragazzo?

 

Firma: Davide Testa

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