Proteggere i figli dagli “orchi”: come fare?

Come agisce “l’orco”,quali sono le sue leve e come possono i genitori proteggere i figli. Vi riportiamo un focus su una interessante intervista pubblicata da Panorama.

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E’ solo di un mese fa il “vademecum” di Polizia e Pediatri per proteggere i figli “dalla strada al web”. Tante, troppe le notizie di cronaca su cyberbullismo e adescamenti via web, da qui la decisione di Pediatri italiani e Polizia, che hanno  unito le forze per aiutare i genitori a proteggere bambini e ragazzi.

Ma un caso di cronaca agghiacciante, quello del piccolo Loris, il bambino di soli 8 anni a cui è stata tolta la vita in provincia di Ragusa, mette davanti agli occhi di ogni genitore la paura e l’orrore, ed interrogativi forti su come le famiglie possano proteggere i propri figli.

Come possono i genitori proteggere i figli dagli orchi?

In una interessante intervista condotta da Panorama alla Dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, si è cercato insieme all’aiuto dell’ esperta di capire cosa i genitori possono fare per prevenire e proteggere i bambini dalle persone malintenzionate.

Come agisce l’orco

Le armi delle persone che adescano e cercano di agganciare i bambini sono: la seduzione e le promesse. Sanno che facendo leva sul bisogno dei bambini di sapere che qualcuno tenga a loro è una strategia vincente. Un bambino forte dell’attenzione dei suoi genitori più difficilmente si lascerà trasportare dalle intenzioni di uno sconosciuto. Spesso difatti ,gli orchi approfittano di situazioni sociali e familiari imperniate di solitudine, mancanza di confronto perché è proprio questo il terreno più fertile in cui agire, quello in cui sono le stesse famiglie ad essere risucchiate in situazioni di sconforto.

Consigli su come sorvegliare i figli.

Vi riportiamo i consigli ed i punti su cui ha soffermato la sua attenzione la Dott. ssa Spagnuolo Lobb, e che pensiamo possano essere utili ad ogni genitore che voglia in maniera più attenta e approfondita riflettere sul tema.

Tre punti chiave per proteggere i figli:

1. Prestare attenzione al comportamento del bambino. “Un bimbo che ha subito violenza e abusi è imbarazzato, trattiene un segreto che lo disturba, spesso appare rigido nei movimenti, tende a parlare poco anche con i genitori, non guarda negli occhi l’interlocutore, a cui in realtà vorrebbe rivelare quella cosa che lo disturba

2. Non fidatesi ciecamente del silenzio dei bambini. “Non sempre il dolore e la vergogna passano attraverso una manifestazione eclatante. Non basta raccomandare di non accettare caramelle dagli sconosciuti, occorre entrare nel mondo del bambino, giocare con lui, fornirgli l‘esperienza che il genitore è presente, anche nel gioco, non solo nel dare le regole. I genitori oggi sono combattuti tra il peso della responsabilità e della preoccupazione economica e l’ignoranza sul mondo dei loro figli, che corre così velocemente verso una tecnologia sempre più complessa. È importante fidarsi della propria curiosità, del proprio amore, entrare nella loro cameretta con la curiosità di chi gli vuole bene: che cosa hanno fatto durante la giornata, come si sono sentiti riconosciuti e come invece si sono sentiti mortificati? Così sarà possibile offrire un aiuto che parta dal riconoscimento di ciò che è importante per loro.”

3. Sorvegliare i figli in maniera curiosa e amorevole. Oggi più che mai è necessaria perché spesso il pericolo arriva direttamente nella loro stanza o nei luoghi per lui più intimi, attraverso un computer o uno smartphone collegato alla rete. Questa è una cosa angosciante: i luoghi che una volta erano più protetti, come la casa o la vicinanza di un genitore, oggi possono contenere anche grandi pericoli, come una chat di pedofili con cui il bambino si collega mentre fa i compiti e la mamma cucina. È difficile per un genitore gestire questa complessità e spesso o entra in ansia o fa finta di nulla, ma è proprio questo che oggi dobbiamo combattere: la desensibilizzazione

Care Unimamme, i bambini a volte non si confidano con i genitori perché sentono la loro preoccupazione e non vogliono aggravarla, tocca ai genitori trovare la sensibilità e l’attenzione per non farli sentire soli o poco importanti.

Voi cosa pensate, come sentite di dover proteggere i vostri figli?

(fonte: Panorama)

Firma: Manuela Leone

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