Può una madre “procurarsi un aborto” per truffare l’assicurazione?

Da una inchiesta denominata “medical market” è emerso che una madre pur di intascare i soldi dell’assicurazione “ha ucciso” il figlio che portava in grembo.

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Care Unimamme, oggi purtroppo dobbiamo mettere a fianco due parole che sono molto antitetiche tra loro ma che in maniera incredibile si sono intrecciate nella storia davvero “raccapricciante” di una donna e di un medico che, nel caso  fosse ulteriormente accertata come verità, si rivelerebbe davvero un caso agghiacciante.

Inscenano l’incidente e provocano l’aborto, donna e medico arrestati

Il fatto viene alla luce dall’inchiesta calabrese denominata “Medical Market“, sui falsi incidenti stradali inscenati per truffare le assicurazioni, in cui risultano indagate 140 persone.  orrore L’orrore di questo racconto ha come protagonisti  Stefania Russo, una donna 37 anni e già madre di un bambino, ed il dottor Sergio Garasto, 54 anni, un medico molto conosciuto in quel di Coregliano.

Entrambi sono stati arrestati con l‘accusa di infanticidio. Lo sviluppo della vicenda si consuma proprio nel pronto soccorso di Corigliano Calabro, il 15 maggio del 2012, dove la donna incinta tra la 24/a e la 28/a settimana si reca  in condizione di aborto avanzato. La donna dichiara al medico di turno, il dottor Sergio Garasto, di essere stata vittima di un incidente stradale. Il medico accerta che la donna aveva espulso il feto ancora legato al cordone ombelicale. La piccola vita respirava ancora  ma dopo pochi minuti il suo cuore ha smesso di battere.

Un infanticidio per intascare 80mila euro

Secondo i risultati delle indagini, Stefania Russo avrebbe inscenato tutto procurando un aborto volontario con lo scopo di sopprimere il feto e far passare quella morte come causa dell’incidente stradale. Un modo per intascare i soldi dell’assicurazione, circa 80 mila euro. Secondo la relazione dei periti nominati dalla Procura infatti emerge che:

“vi fosse una manovra lesiva etero-indotta riconducibile ad eventuale attività meccanica iatrogena… da rapportare a pratica abortiva procurata farmacologicamente e/o chirurgicamente”

insomma l’aborto non è da ricondursi a:

“trauma addominale da incidente stradale e la causa dell’espulsione del feto è da ascriversi ad aborto indotto”

Le indagini e l’esame autoptico, hanno accertato che la morte del feto è sopraggiunta per “arresto cardiorespiratorio da insufficienza cardio-respiratoria acuta in feto al terzo trimestre normo-conformato, vivo e vitale conseguente ad aborto procurato“.

L’accusa per il medico è quella di concorso in infanticidio e truffa aggravata. Su di lui pendono delle intercettazioni in cui Polizia e Guardia di Finanza, lo ascoltano alcuni giorni prima che la donna si presentasse al pronto soccorso, mentre chiamava Nunziatina Falcone, amica della Russo, dicendo:

“L’unico modo per stopparsi e che è ottimo pure”. “Eh, perché proprio, siamo proprio, siamo proprio agli estremi, estremi massimo, proprio totale, proprio totale, hai capito”

Secondo agli inquirenti il medico voleva dire che per procurare l’aborto volontario  bisognava agire immediatamente, prima che fosse troppo tardi.

Ma purtroppo non è tutto; il dirigente della sezione di polizia stradale di Cosenza, Domenico Provenzano, nel corso della conferenza stampa per illustrare i particolari dell’operazione ha affermato che:

Sarebbe bastata una boccata di ossigeno e il bimbo oggi sarebbe vivo“.

Dalle indagini emergono altri casi di aborto a scopo di aumentare il risarcimento dei danni sui quali gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza, speriamo che non sia così.

Insomma unimamme viene da chiedersi quali vie possono portare una mamma a compiere atti simili. Disperazione, estrema necessità, esclusivamente follia? Qualche giorno fà vi abbiamo dovuto riportare l’orrore della fabbrica di neonati in Cina, da questa vicenda italiana apprendiamo tristemente che all’orrore perpetrato sui bambini non c’è fine.

(Fonte: Corriere)

Firma: Manuela Leone

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