Bambini palestinesi curati in Israele: la solidarietà è più forte della guerra

Nonostante la guerra tra Israele e Palestina in un ospedale israeliano una ONG continua ad aiutare bambini palestinesi con problemi di cuore.

bambino in ospedale

Quando scoppia una guerra, il dramma dei civili è qualcosa che noi che non viviamo in uno stato di bombardamenti, non possiamo neppure immaginare.

Sono situazioni che gettano le popolazioni in una disperazione che non ha confini e annientano la fiducia nella capacità degli uomini di convivere senza danneggiarsi vicendevolmente.

Per fortuna ci sono anche delle eccezioni, in questi contesti, che continuano ad operare nella solidarietà e nel rispetto della vita e del suo valore.

Parliamo del conflitto che purtroppo si è riacceso tra Israeliani e Palestinesi e proprio in questo momento in cui assistiamo da lontano ai bombardamenti sui cieli di Gaza accade che ad Holon dei medici israeliani lavorino per aiutare i bambini palestinesi con dei difetti cardiaci.

Come si legge su Haarez, il dott. Akiva Tamir capo del dipartimento di cardiologia pediatrica dell’ospedale Wolfson di Holon in Israele, afferma: ” Non importa da quale parte della mappa politica provengano, i genitori dei bambini palestinesi  vogliono che loro vivano, proprio come i genitori dei bambini israeliani

L’  OrganizzazioneSave a child heart”  fondata nel 1995 dal dott. Amram Cohen ha curato 3300 bambini provenienti da tutto il mondo e questo perché “l’organizzazione si sforza di superare le differenze politiche e i confini tra le nazioni per costruire rapporti di pace tra Israele e le altre nazioni del mondo“.

Un esempio di umanità in mezzo all’orrore della guerra, un tentativo degli uomini di porre al primo posto il valore della solidarietà e della vita stessa, uno spiraglio che mostra chiaramente come l’etica e il rispetto del prossimo possano essere valori fondanti di una società migliore in cui riusciamo a riconoscere l’altro come essere umano come noi a prescindere dalla sua provenienza, dalle religioni di appartenenza e dalle diversità.

E voi unimamme, che ne pensate?

Firma: Gioia Salvatori

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