Quanto conta l’esempio per i bambini? Una lodevole iniziativa porta i “lavoratori” a scuola

Gli inglesi mostrano come rendere comune una pratica che da noi è lasciata all’iniziativa individuale: l’esempio.

Nelle scuole inglesi si sta diffondendo una pratica molto interessante che grazie a un progetto pilota durato un anno e che ha coinvolto 16 istituti ora si sta diffondendo in tutta l’Inghilterra. Il nome dell’iniziativa è “Primary Futures” e porterà molti lavoratori di ogni categoria a incontrare i piccoli studenti delle elementari.

bambini a scuola

Da i più semplici impiegati ai manager, dagli artigiani agli infermieri, la lista dei volontari iscritti all’iniziativa è vastissima e permetterà ai bambini di conoscere meglio il mondo degli adulti, di capire cosa significa fare certi lavori e perché bisogna studiare per farlo. Sappiamo già che l’esempio è il modo migliore per educare un figlio. L’iniziativa quindi è davvero lodevole.

Mentre in Italia iniziative del genere sono lasciate all’impegno e all’organizzazione dei singoli, in Inghilterra questo progetto si colloca nel contenitore più ampio chiamato Inspiring Futures che è riuscito già a raggiungere il ragguardevole traguardo di far incontrare agli studenti oltre 13 mila volontari.

lavoratori a scuola

Il confronto dei bambini con i lavoratori non può che stimolare e soddisfare la loro curiosità.

Archeologi e zoologi sono sicuramente alcuni dei preferiti, ma anche una lezione tenuta da un manager di una multinazionale può aprire prospettive a un bambino che difficilmente sono realizzabili seguendo semplicemente il normale corso di studi.

Ogni istituto può richiedere la loro presenza in modo gratuito tramite un form online.

Certo in Italia manca un progetto così strutturato, ma le nostre unimamme possono avere fiducia che con un esempio così virtuoso vicino a noi, forse qualcuno coglierà l’ispirazione. In modo poi di fare arrivare questo progetto anche ai nostri figli.

E voi unimamme, e unipapà, andreste a scuola a “raccontare” il vostro lavoro? Bello, no?

Firma: Stefano

Notizie Correlate

Commenta