Ragazzi e “app”: attenti alla privacy!

Da uno studio emerge che i ragazzi amano molto avere a che fare con il mondo di internet ma sanno anche proteggere la loro privacy.

Se avete dei figli non più neonati e siete in casa ma li chiamate e non rispondono sapete benissimo dove cercare: saranno davanti al pc, oppure davanti al tablet, oppure a “smanettare” sul loro smarphone o peggio ancora a smanettare sul vostro di smartphone.

E’ così , il fatto è ormai più che certo e accertato, le nuove generazioni vivono gran parte della loro vita relazionandosi con:

  • internet,
  • il mondo dei social network
  • il mondo delle “app“.

Che cos’è un’ app?

La parola app altro non è che l’abbreviazione della parola “application”, ma in sostanza è un vero e proprio software  (programma), in una versione semplificata, e che a sua volta si propone di semplificare alcune attività della nostra vita quotidiana,dalla ricerca del parcheggio (!) alla gestione quotidiana degli impegni lavorativi e familiari, e via dicendo.

Chiaramente come tutti i programmi, le applicazioni entrano in contatto con i nostri dati personali, la nostra posizione ( dove siamo fisicamente nel momento in cui la utilizziamo) e altre informazioni private.

Per questo i ragazzi si organizzano, infatti, come emerge da uno studio del Pew Research Center, chiamato “Teens and Mobile Apps Privacy” ed effettuato su un campione di 802 giovani in un’età compresa tra il 12 e i 17 anni. La maggior parte dei ragazzi possiede uno smartphone, un tablet o un pc su cui scarica delle applicazioni, tuttavia il 51% di loro (soprattutto le ragazze) evita di scaricare alcune applicazioni per proteggere la propria privacy.

Non dimentichiamoci infatti che tramite i servizi di localizzazione , attraverso il loro telefono è possibile sapere dove si trovino, e questo ai ragazzi non piace, soprattutto per quello che riguarda la possibilità dei genitori di rintracciarli.

Perché non c’è giovinezza senza trasgressione e l’idea di sapere che mamma sappia dovunque tu sia in qualsiasi istante genera una certa pressione e impedisce di godersi il proprio tempo, anche quello sacrosanto delle bugie.

Quindi genitori, accontentiamoci di sapere che sono in casa…per ora! 😉

Firma: Gioia Salvatori

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