Travaglio: i 6 sintomi principali dell’inizio

Quali sono i segnali di un parto imminente: ecco come li spiegano ad un corso pre-parto.

Per quali sintomi bisogna andare in ospedale

Una donna agli sgoccioli della gravidanza è in paziente attesa di sapere che cosa le succederà quando comincerà a sentire i dolori del parto. Il problema è che molte si chiedono: “saprò riconoscere questi segnali, oppure andrò 150 volte in ospedale prima di andarci perché effettivamente sto partorendo?'”.

Quali sono i segnali dell’inizio del travaglio?

Come ha raccontato l’ostetrica del corso pre-parto, di cui ho già iniziato a raccontarvi in un precedente post, i dolori da inizio travaglio non si possono non riconoscere. Per cui tranquille, se vi state “squartando in due”, sappiate che siete sulla buona strada per vedere il vostro neonato…

Scherzi a parte, quali sono i segnali che dovete considerare per recarvi in ospedale? Eccone un elenco:

  • perdita consistente di sangue: diciamo che se avete delle perdite tali da riempire un assorbente, come se aveste il ciclo insomma, è allora il caso di andare al Pronto Soccorso. Lì vi monitorizzeranno per sentire il battito cardiaco fetale e prenderanno la decisione migliore per la salute vostra e del vostro bambino. Qualora dovesse succedervi mentre siete in casa da sole, perché ad esempio il marito è al lavoro, chiamate il 118, spiegate i vostri sintomi e sdraiatevi sul letto  su un fianco (tenete però presente che se viene l’ambulanza, non potrete partorire dove avete scelto, ma nella struttura disponibile più vicina a voi!). Non preoccupatevi invece se le perdite di sangue sono rosate: può darsi che sia l’utero morbido e appianato che si sta preparando al parto, oppure una visita effettuata in giornata o nel giorno precedente che può aver fatto uscire un po’ di sangue;
  • si sono rotte le acque: ebbene, non potete proprio sbagliarvi! Siete entrate in travaglio. Le membrane quando si rompono sono un liquido caldo, che vi sgorgherà lungo le gambe qualora si rompessero nella parte posteriore dell’utero. Se invece dovessero rompersi nella parte anteriore (cioè in alto), non è detto che si aprano le cascate del Niagara, quindi saranno poche. In questo caso fate un bagno caldo, rilassatevi e indossate un assorbente, se le perdite continuano e vi sentite bagnate, andate in ospedale. Ricordatevi che è anche importante il colore delle acque: devono essere trasparenti, altrimenti se sono scure potrebbe voler dire che il bambino ha inalato il meconio (le sue prime feci) e potrebbero esserci delle complicazioni. Se sono torbide andate subito al Pronto Soccorso;
  • i movimenti fetali sono rallentati: nell’ultima fase di gravidanza, il bambino ha sempre meno spazio nell’utero, ma questo non significa che non debba muoversi. Bisogna contare almeno 10 movimenti al giorno. Se per qualche ragione non lo sentite, provate a rilassarvi, mettervi su un fianco e a mangiare qualcosa che vi piace. In quel caso il bambino “deve partire” con i suoi calcetti, altrimenti se pensate che qualcosa non vada, andate al Pronto Soccorso;
  • la pressione sanguigna è alta: si parla di valori che vanno oltre i 140/90. In questo caso andate in ospedale;
  • NON andate subito in ospedale se perdete invece il tappo mucoso: si tratta di una sostanza gelatinosa che si trova all’ingresso dell’utero per proteggere il vostro bambino. Possono infatti passare anche 15 giorni dalla nascita, e comunque non è detto che lo perdiate prima;
  • se cominciate a sentire le contrazioni regolari: inizialmente le contrazioni sono irregolari e distanziate nel tempo (si chiamano podromi), quando però iniziate ad avvertite tre contrazioni di circa 50 secondi nel giro di 10 minuti, andate in ospedale.

In generale, l’ostetrica del corso pre-parto ha consigliato di non recarsi subito in ospedale appena sentite le contrazioni (soprattutto quelle podromiche). Se ve la sentite rimanete a casa per un massimo di due ore ancora. Fatevi una doccia, rilassatevi: ricordatevi che in questo modo trascorrerete meno tempo in ospedale.

Se però la cosa vi crea disagio e l’ambiente casalingo vi è diventato “ostile”, potete ovviamente recarvi dove avete scelto di partorire…e in bocca al lupo!!! 🙂

Unimamme e voi avete capito subito che era iniziato il travaglio?

Firma: Valentina Colmi

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